Autore Topic: Confessione di un parassita sociale  (Letto 37 volte)

BrunoAlessandroBertini

  • Iscritti
  • Sr. Member
  • *
  • Post: 270
    • Mostra profilo
Confessione di un parassita sociale
« il: Ottobre 15, 2020, 09:45:59 pm »
Sentirmi chiamare parassita sociale mi ha sempre dato moltissimo fastidio, anche se oggettivamente lo sono.
Però permettetemi di correggere quel "parassita sociale" in "parassita economico.
La società non è solo fatta di rapporti economici, quindi mi sembra giusto, nel mio caso, specificare che ufficialmente sono un parassita economico, perché non ho un lavoro e quindi non produco.
Un nullafacente insomma.
Ma chi mi assegna, con sprezzo, l'appellativo di parassita non lo fa solo perché sono nullafacente (sono tanti i disoccupati oggigiorno) ma rincara la dose accusandomi di usufruire anche di servizi pubblici, ammortizzatori sociali, bonus, ecc. ovviamente sulle spalle degli altri che "Lavorano e pagano le tasse".
Questo perché queste persone sono convinte che i servizi siano finanziati attraverso le imposte e le tasse, che non hanno scopo redistributivo della ricchezza ma servono per dare a chi le paga i servizi, in una visione sovrapponibile a quella privatistica.
Come se, chi non lavora, potesse decidere di sopravvivere senza l'aiuto, o meglio l'assistenzialismo, dello Stato.
Io però da parassita ho una cosa importante da dire.
La società ha bisogno di me?
O mi vorrebbe semplicemente eliminare, escludere, cancellare...
Esiste una bella differenza tra il parassita che se ne sta comodo, vivendo al di sopra del tenore di vita medio, e quello che sopravvive in un luogo che tenta di ucciderlo.
Con la tecnologia attuale la maggior parte dei lavoratori sono parassiti superflui.
Il loro lavoro non è più richiesto.
Le macchine lo fanno meglio e in modo più economico.
Le elite, quelle che detengono la ricchezza mondiale, possono vivere strabenissimo anche senza di me, anche senza quel 90% di uomini che lavorano e producono per mantenere se stessi e i parassiti sociali.
E allora l'impressione è quella che si voglia dismettere qualche miliardo di persone inutili, sia che lavorino come schiavi o siano a casa sul divano a guardare Netflix.
Probabilmente la tentazine di farli fuori subito tutti è grande, ma è anche impraticabile perché se c'è una cosa che la massa può ancora fare è arrabbiarsi e sfasciare il giocattolo tecnologico mettendo in difficoltà le aristocrazie.
Quindi è preferibile non farla arrabbiare, ma addormentarla lentamente.
Il patto è questo: ti lasciano sopravvivere a condizione che tu non abbia ambizioni di fare quello che fanno loro.
Puoi lavorare o fare nulla tutto il giorno.
Per loro sei comunque un parassita, anzi, se non lavori per loro è meglio.
Un mio caro amico ripete spesso il motto: "il lavoro rende liberi" una verità relativa se si pensa agli schiavi che lavorano gratis.
E le opzioni sono appunto queste due alla fine: se vuoi lavorare devi farlo gratis, quasi che fosse un vizio dannoso socialmente come il non lavorare.
La società contemporanea ha bisogno del nostro lavoro?
Noi abbiamo certamente bisogno del nostro lavoro, ma chi governa evidentemente no.
Ha preparato un piccolo spazio appena appena comodo in cui farci sopravvivere.
Corredato di TV, internet e altri intrattenimenti tecnologici.
Con limiti ben precisi da non superare.
L'obiettivo è isolarci, non farci produrre, non farci moltiplicare, tenerci lontano da tutto ciò che conta davvero.
E' così che diventiamo parassiti, accettando con rassegnazione di non essere utili.
Quindi, ufficialmente, ammetto di essere un parassita che non vuole avere nulla a che fare con questa società e le sue regole corrotte.
Men che meno voglio partecipare ed aiutare questo progetto che mi ha spinto ai margini.
Ma se esiste una alternativa, se c'è un diverso modo di intendere la società e l'economia... ecco, lì non voglio essere un parassita ma un protagonista, per quel che posso.
In natura le regole della sopravvivenza sono spietate, e anche un animale grande, grosso e potentissimo può soccombere a piccoli parassiti se questi superano un certo numero.

 
 

BrunoAlessandroBertini

  • Iscritti
  • Sr. Member
  • *
  • Post: 270
    • Mostra profilo
Re:Confessione di un parassita sociale
« Risposta #1 il: Ottobre 15, 2020, 11:11:14 pm »
Devo aggiungere l'ammissione di essermi sbagliato nelle conclusioni del mio post.
In realtà un parassita non punta ad uccidere l'organismo che lo tiene in vita.
E' l'unica regola certa per distinguere un parassita.
Il parassita sociale vuole continuare all'infinito, e difende la società comunque essa sia, perché se muore lei muore anche lui.
L'animale che soccombe ai suoi parassiti è un animale già malato.