Autore Topic: Alluvioni e distruzione del territorio  (Letto 54 volte)

BrunoAlessandroBertini

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Alluvioni e distruzione del territorio
« il: Ottobre 22, 2019, 07:37:38 pm »
Da bambino ricordo che rimasi impressionato da una vignetta in cui l'inserviente del parlamento buttava milioni di lire nel water e poi tirava lo sciacquone.
La didascalia era "Dove finiscono i nostri soldi?".
La domanda dopo tanti anni è ancora attuale: dove finiscono i nostri soldi?
Il posto giusto sarebbero le opere pubbliche.
Quelle sbagliate sono tutto ciò che non è opera pubblica.
Molti anni fa, nella vignetta, si immaginavano direttamente il water del bagno, oggi possiamo essere più precisi visto che a crearli è una banca (BCE) e per legge ad essa devono tornare (pareggio di bilancio).
Cosa cambia?
Beh... quando li buttavamo nel cesso almeno potevamo stamparne al bisogno e quindi distruggerli era comunque parte di un ciclo (pieno di corruzione e ruberie, certo) ma con una logica economica alla base.
Oggi non possiamo "sprecare" più nulla, neppure in opere pubbliche, perché non abbiamo più soldi che siano davvero nostri.
Questi criminali continuano a prestarci soldi, con cui dovremmo fare lavori pubblici e poi restituirli gravati di interessi.
Fintanto che c'era del surplus con cui pagare gli interessi è andata in qualche modo (non bene ma il sistema stava in piedi).
Poi abbiamo dovuto venderci il patrimonio pubblico (privatizzare).
Ora tocca alle industrie private essere sacrificate.
In tutto questo viene a mancare totalmente la funzione principale dello stato e dei soldi: l'investimento sul territorio.
Migliaia di piccole manutenzioni, in un contesto idrogeologico tra i più complessi al mondo.
Il privato, il contadino, il risicoltore, da sempre si prendeva cura del territorio col surplus dei propri guadagni per garantire la continuità alla sua produzione.
Lo stato regolamentava e spendeva lì dove il privato non aveva convenienza o dove singolarmente non si poteva a causa degli alti costi.
La manutenzione del territorio.
Si spendevano tanti soldi per ottenere in cambio qualcosa che non era profitto ma sicurezza e controllo del territorio.
E nel frattempo si creava lavoro.
Già, quei soldi non li recuperavi, non potevi restituirli a una banca.
Da un certo punto di vista (quello delle banche) era come buttarli nel cesso, anche se creavano lavoro ed opere pubbliche.
Le banche hanno pensato: e se diventassimo noi quel water close?
Oggi quei soldi finiscono nelle banche e nei circuiti finanziari.
La gente non ha più lavoro e il territorio si degrada.
Poi quando arriva la pioggia un po' più forte accade il disastro e ci sono danni enormi.
Danni che costano la distruzione del territorio, delle infrastrutture e di vite umane.
Costo che paghiamo due volte, perché per sistemare spendiamo quello che avremmo speso per prevenire ma facendolo con soldi prestati poi dobbiamo restituirli anche quelli con interessi.
L'UE oltre che criminale è molto scaltra.
Quando c'è da pagare non ci sono confini e tutto è Europa.
Quando si tratta di fare manutenzione o ricostruire un territorio però non è "Europeo" ma Italiano, e magari ci multano anche per malgoverno.
Alcuni lavoro di manutenzione sul territorio vanno fatti senza limiti di spesa, sapendo che a ripagare quella spesa sarà l'opera realizzata (che deve quindi essere la migliore possibile).