Autore Topic: SCUOLA  (Letto 1408 volte)

MASSIMO FRANCESCHINI

  • Visitatore
SCUOLA
« il: Giugno 19, 2019, 02:24:45 pm »
Ciao a tutti.
Credo che nessun partito possa o debba trascurare la scuola e le sue enormi problematiche.
Allego il link di ATTIVISMO.INFO relativo all'articolo che ho scritto in merito, dalla serie sui 30 Diritti Umani che sto ultimando.
Nell'articolo ci sono delle linee guida per molte delle questioni che dovremmo definire in merito.

https://www.attivismo.info/i-diritti-umani-e-lo-stato-della-civilta-art-26-educazione-o-normalizzazione/
« Ultima modifica: Giugno 19, 2019, 02:27:07 pm da MASSIMO FRANCESCHINI »

Angelo Zammuto

  • Visitatore
Re:SCUOLA
« Risposta #1 il: Giugno 24, 2019, 10:02:14 am »
Senza ombra di dubbio la RIFORMA DELLA SCUOLA è la cosa più delicata che c'è. La classe politica e dirigente del futuro è determinata da una buona preparazione scolastica, senza questo abbiamo i Renzi, i Di Maio, ecc.. che prendono la scena politica e portano sempre più in basso il nostro Paese.
Lasciando i tecnicismi agli esperti, la mia proposta è quella della reintroduzione dell'EDUCAZIONE CIVICA, dalle scuole dell'obbligo fino al conseguimento della Maturità. Nell'ambito di questa materia, al raggiungimento del 18° anno di età con un esame integrativo i ragazzi/e potranno ottenere la patente di guida, i dettagli? Li lascio a voi come oggetto di discussione di questa proposta.   ;)

MASSIMO FRANCESCHINI

  • Visitatore
Re:SCUOLA
« Risposta #2 il: Giugno 24, 2019, 12:00:43 pm »
Proposta interessante.
Riguardo ai tecnicismi da lasciare agli esperti avrei qualcosa da dire.
La politica deve essere consapevole dei problemi e indirizzare le scelte, cui serviranno le tecnicalità attuative. Lasciare tutto ai tecnici è proprio uno dei problemi della modernità: la "scienza", soprattutto oggi che è sempre più in mano all'industria e alle élite, non è neutra, soprattutto per i campi umanistici.
La didattica in mano alla psicologia è la causa dei DSA e dell'analfabetismo funzionale. 

BrunoAlessandroBertini

  • Iscritti
  • Sr. Member
  • *
  • Post: 260
    • Mostra profilo
Re:SCUOLA
« Risposta #3 il: Luglio 01, 2019, 06:57:43 pm »
L'argomento scuola è delicato ed è alla base del futuro di un paese.
Il danno più grande dell'immigrazione in Italia, a conti fatti, è la scarsa scolarizzazione degli immigrati ad esempio.
Personalmente tornerei un po' all'antica.
Ai bambini più piccoli offrirei l'insegnamento di quegli strumenti indispensabili a capire, nel proseguio della loro vita, gli argomenti più complessi.
Materie come storia o geografia le lascerei stare: purtroppo oggi si prestano a strumentalizzazioni (è chi vince le guerre a scrivere la storia e decidere i confini).
Nei primi 5 anni di scuola porrei l'obiettivo di insegnare l'italiano e la matematica straordinariamente bene, senza inglese, cinese, arabo...
Italiano e matematica per formare la capacità di apprendere poi tutto il resto.
Altro punto è la differenza tra gli alunni: gli alunni sono molto differenti tra loro e se c'è chi impara presto c'è anche chi ha maggiori difficoltà.
Nell'insegnamento di base non bisogna aver paura di dividere i più bravi dai meno bravi: ognuno deve procedere alla propria velocità.
I più bravi ad apprendere avranno così occasione di fare corsi integrativi su altre materie come musica, arte, danza, ginnastica per formare ulteriormente la propria mente.
Chi ha bisogno di più tempo potrà invece concentrarsi a recuperare le basi dell'apprendimento.
Ma questa è solo una delle due colonne necessarie.
L'altra sono quegli insegnamenti di vita che un tempo si facevano presso la famiglia o giocando per strada.
Oltre all'apprendimento di Italiano e Matematica con le modalità già dette deve esserci la possibilità di imparare educazione civica e altre attività di gruppo in un doposcuola dedicato a chi non ha una famiglia o un ambiente in grado di dare supporto per questo altro aspetto.
Qui non ci sarebbe alcun motivo di premiare i meritevoli che, anzi, dovrebbero imparare il valore di collaborare anche con chi procede ad altre velocità e ha sicuramente altre qualità che vanno scoperte e favorite.
Arrivati alle scuole medie con tutti gli alunni in grado di capire l'italiano e la matematica si dà poi l'infarinatura generale per aprire le menti alle diverse discipline formative per arrivare poi a una vera e propria scelta consapevole del campo di studio che si vuole approfondire per dare un'impronta alla propria vita.
Il grave errore che si fa oggi è riempire le giornate degli alunni elementari di materie inutili ottenendo poi persone istruite, certo, ma incapaci di apprendere e ragionare con la propria testa.
Inoltre serve un doposcuola che non insegni solo educazione civica ma proprio il modo in cui si interagisce in una comunità per trarne vantaggio. Una scuola di etica.
Infine spezzo una lancia per l'insegnamento classico: in Italia specialmente dobbiamo recuperare e proteggere un indirizzo di studio dedicato alla bellezza, partendo dall'arte, passando per le lingue classiche e finendo con la filosofia.

CALIPSO: La libertà è essere ignoranti ma consapevoli. Solo un ignorante può imparare. Chi crede di sapere già tutto ha perso la capacità di apprendere.

Angelo Zammuto

  • Visitatore
Re:SCUOLA
« Risposta #4 il: Luglio 11, 2019, 01:31:36 pm »
La proposta di Bruno mi sembra essere una buona partenza di discussione per creare un gruppo di lavoro sull'argomento, ho un solo dubbio sull'inglese da togliere dalle scuole elementari, ma è un dettaglio.


MASSIMO FRANCESCHINI

  • Visitatore
Re:SCUOLA
« Risposta #5 il: Luglio 11, 2019, 04:16:12 pm »
Ok, grazie dei feedback.
Vi prego di non dimenticare il principale ostacolo all'apprendimento ed all'espressione che consiste nell'abbandono del metodo alfabetico-fonetico, come ben spiegato nell'articolo linkato all'interno del mio iniziale.
Concordo con l'eliminare le altre lingue nei primi anni per una duplice considerazione: non si può imparare adeguatamente una lingua straniera senza delle solide basi della propria, la si può insegnare solo avvalendosi delle immagini o di altri sistemi, ricadendo quindi nell'errore di base, sempre quello, dell'abbandono del metodo alfabetico-fonetico in favore di metodi come la parola intera o la frase intera, abbinate alle immagini.
Metodi e prassi che hanno una grande percentuale di insuccessi, gli studenti maturano espedienti sostitutivi della comprensione ed eccoci all'analfabetismo funzionale.

Antonietta Basile

  • Iscritti
  • Full Member
  • *
  • Post: 176
    • Mostra profilo
Re:SCUOLA
« Risposta #6 il: Agosto 25, 2019, 05:16:20 pm »
La scuola una volta aveva il compito di formare persone in grado di pensare, riflettere e ragionare; poi ad un certo punto è stata fatta diventare un centro d'indottrinamento volta alla formazione di lavoratori che poi sono stati resi schiavi. Dissento completamente con Massimo, in quanto l'inglese oggi come oggi è una lingua fondamentale, inoltre è proprio da bambini che bisogna iniziare ad imparare, a quell'età sono spugne per cui non solo apprendo con facilità ma resta; invece dopo a mano a mano che si cresce diventa sempre più difficoltoso. Ho vissuto sulla mia pelle questa cosa ed ecco perché  dico con fermezza ch'è un errore madornale. I bambini devono studiare ed imparare bene tanto l'italiano quanto l'inglese, una cosa non esclude l'altra, e chiunque affermi il contrario, o non è bene informato, o è in malafede, o è un emerito incompetente, o peggio tutto insieme. Ripeto e sottolineo che è una mia esperienza diretta, quindi so bene cosa dico. Una cosa che farei è rendere la religione una materia facoltativa, si dice che la scuola è laica e poi la materia è obbligatoria, questa è una contraddizione. Come quella dello stato del resto.
Per quanto riguarda il gruppo di lavoro, non è questo?
« Ultima modifica: Agosto 25, 2019, 06:19:59 pm da Antonietta Basile »

MASSIMO FRANCESCHINI

  • Visitatore
Re:SCUOLA
« Risposta #7 il: Agosto 25, 2019, 07:51:34 pm »
Cara Antonietta, grazie dei complimenti.
Sarò anche incompetente ma di argomenti ne metto, anche un link "competente" all'interno del mio articolo a sostegno di ciò che affermo sui metodi di apprendimento.
Non vedo perché una lingua straniera non si possa imparare dopo avere delle solide basi della nostra.
L'analfabetismo funzionale non l'ho inventato io...perché non mettiamo anche la fisica nucleare anche alle elementari? Magari avremo tutti geni....

Antonietta Basile

  • Iscritti
  • Full Member
  • *
  • Post: 176
    • Mostra profilo
Re:SCUOLA
« Risposta #8 il: Agosto 26, 2019, 10:17:32 pm »
L'incompetente,come tutto il resto, non è rivolto a te, e non ho scritto solo quello. Inoltre anch'io ho argomentato ma forse non sono riuscita a spiegarmi. Come già detto ritengo che si possano imparare bene più lingue, e non lo dico per ipotesi ma evidenza dei fatti. Per quanto riguarda il metodo d'insegnamento, ho letto l'articolo; e spiega come da quando è cambiato sono iniziate le difficoltà. La cosa importante è che non dice nulla riguardo all'imparare più lingue contemporaneamente, non ne parla, non è menzionato, parla solo ed esclusivamente del metodo. Metodo che se non funziona per una lingua allora non funziona per nessuna, cosa che l'articolo indirettamente dice quando parla di come in molti paesi, soprattutto l'America, quindi non solo l'Italia, sono aumentati i casi di difficoltà nell'apprendimento della lettura. Questo vuol dire che con il metodo corretto si può imparare bene qualsiasi lingua.
« Ultima modifica: Agosto 26, 2019, 10:56:43 pm da Antonietta Basile »

Antonietta Basile

  • Iscritti
  • Full Member
  • *
  • Post: 176
    • Mostra profilo
Re:SCUOLA
« Risposta #9 il: Agosto 26, 2019, 10:37:45 pm »
Altro aspetto da considerare è il costo per le famiglie. Costo che con il tempo non fa che aumentare. Mia madre è cresciuta nel comunismo e mi raccontava spesso di come, quando andava a scuola questa fornisse a tutti, e sottolineo tutti, tutto ciò di cui avevano bisogno, tutto il materiale necessario. Si andava la mattina, si apriva il banco e all'interno c'era tutto l'occorrente, finite le lezioni si metteva tutto a posto e si tornava a casa. Inoltre erano tenuti alla cura di quanto fornito perché poi sarebbe servito a quelli che sarebbero venuti dopo, chi rompeva pagava. Questi erano i comunisti, quelli che mangiano i bambini bolliti.
Attendo ancora chiarimenti sul gruppo di lavoro, avevo capito che questo fosse il forum; nel senso che il forum funge appunto da gruppo per lavorare sulle idee e le proposte.


Piergiacomo Di Cato

  • Newbie
  • *
  • Post: 4
    • Mostra profilo
Re:SCUOLA
« Risposta #11 il: Agosto 28, 2019, 09:10:52 pm »
Che strada ha da esser intrapresa?
La linea interpretativa del trend delle varie nazioni europee per ciò che concerne il complesso percorso di armonizzazione dei sistemi scolastici è molto semplice: i Paesi che hanno avuto un sistema scolastico fortemente accentrato, (come la Francia e l’Italia), hanno cominciato a decentrarsi verso forme di autonomia secondo un criterio centrifugo, mentre i sistemi fortemente decentrati fin quasi all’autonomia assoluta, (come nel caso dell’Inghilterra), già da tempo cercano un equilibrio mediante un movimento centripeto che sia veramente a livello nazionale.
Il processo di ampia scolarizzazione caratteristica del ‘900, può al giorno d’oggi considerarsi  indubbiamente concluso. Gli ambiti di analisi, pertanto, hanno dovuto prender sempre più in considerazione una dimensione europea o una prospettiva globale anche se il termine più corretto, ho ragione di ritenere, sia il  “glocale” del “pensa globalmente e agisci localmente”.

Il perché dell'insuccesso delle riforme in Italia? Uguaglianza delle opportunità educative, ascensore sociale per permettere ai più meritevoli di raggiungere alti gradi di istruzione, partecipazione della famiglia e della comunità sociale, inclusività di una scuola “di tutti e per tutti”, autonomia e sussidiarietà, sono tutti termini sbandierati a ogni piè sospinto ma svuotati del loro significato originario. Sono “parole di plastica” che rimbalzano qua e là, ripetute in continuazione e lasciate cadere nel labirinto e nei coni d’ombra della burocrazia,  in cui è facile celarsi in assenza di controllo interni e  attente procedure di valutazione esterne.
La scuola è specchio o riflesso della società e come riflesso perpetua in noi tutti quello che chiamo effetto Fata Morgana, per cui crediamo di vedere oltre all'oggetto nel presente anche una sua immagine "sospesa", un miraggio nel cielo del divenire.  In un indice perpetuo di rifrazione essa accorpa due caratteristiche essenziali: 1) interpreta i sentimenti, valori, principi del momento (relativismo) svolti e dispiegati in decisioni politiche e 2)  pigramente risponde alle istanze di cambiamento che provengono dalla società civile ed economica.
Le scelte politico-istituzionali hanno sempre fatto riferimento nella costruzione dell’architettura dell’istruzione ed educazione ad una rappresentazione cristallizzata del contesto economico-sociale;  ma in questa dimensione economico-sociale sempre più iperconnessa, ipercomplessa  e in veloce cambiamento è “pesce grosso che divora il pesce piccolo”  o pesce veloce che divora quello lento?  È un dato di fatto: le start up non provengono dalla scuola o se esistono vengono vendute come l’uovo di Colombo.
Ogni progetto politico rappresenta una componente dinamica delle trasformazioni  che investono la società ma le decisioni assunte nella Pubblica Istruzione non si proiettano nel futuro (che non c’è e non si saprà come sarà ) ma ha l’ambizione di rappresentare il presente giungendo spasmodicamente  sempre in ritardo come un riflesso di qualcos’altro. Il passaggio da un corpo caldo ad uno freddo prevede la perdita di calore come espresso nel secondo principio della termodinamica di Maxwell ed è innegabile che l’architettura scolastica soffra questo principio fondamentale nel passaggio tra il “disporre” del politico e il “provvedere” dell’impianto amministrativo.
Se prendiamo come riferimento il termine “mercato”, ingiustamente abusato e veicolato nella scuola dal neo-liberalismo, l’effetto dell’intervento educativo in termini di “competenze” potrà esser constatato solo dopo alcuni anni o decenni e presumibilmente in ritardo con i bisogni del contesto. Si può pertanto ritenere che l’ideologia del momento determina le scelte che, più che con plastica-parola “mercato”,  hanno a che vedere con l’assunzione di status e di ruoli sociali che perpetuano se stessi a livello generazionale.

Alla domanda: Cosa intende per sistemi complessi e iper-complessi?
Piero Dominici, docente di Comunicazione Pubblica risponde:
“Viviamo in un’epoca ancora fondata sull’idea che razionalità e prevedibilità governino l’azione sociale, che idolatra concet­ti come controllo e prevedibilità, illusioni di un vecchio para­digma organizzativo, il quale però segna ancora in profondità le istituzioni educative e formative. I sistemi complicati (meccanici, artificiali etc.) sono caratterizzati da interazioni lineari: A deter­mina B, l’input determina l’output. I sistemi complessi sono, per esempio, i sistemi biologici, sociali e relazionali, dove agiscono molte variabili. Tali sistemi non sono spiegabili sulla base dello schema causa-effetto dei tradizionali modelli lineari. Continuia­mo a pensare, progettare e paragonare le organizzazioni sociali a macchine, cioè sistemi complicati, composti da parti isolabili e modificabili singolarmente. E dietro a questa visione c’è il falso convincimento che il fattore tecnologico e giuridico siano non solo indispensabili – che è vero – ma anche sufficienti – che non è vero – per generare innovazione, efficienza e cambiamento. Si trascura completamente il fattore umano, sociale e relazionale, considerato come qualcosa che arrivi di conseguenza. Continu­iamo a educare al controllo, alla prevedibilità, alla raziona­lità (economica), poco consapevoli dei nostri limiti, della com­plessità e dell’ambivalenza dei processi organizzativi e sociali, messi ancor più sotto pressione dall’innovazione tecnologica e dalla rivoluzione digitale”.

La scuola che vogliamo rappresenta, identifica,  la società che desideriamo.
Ecco il perché, a mio avviso, ogni proposta di cambiamento tra le infinite proposte debba aver origine dall’ Architettura sociale intesa come l'organizzazione dello spazio e del tempo in qualsiasi scala, ma principalmente in quella in cui vive l'essere umano. I rapporti uomo/uomo, uomo/macchina, macchina/macchina nelle relazioni sociali, lavorative, formative e del tempo libero determineranno le scelte politiche, collettive con cui occorre far i conti,  sempre che i conti non siano usciti per la caccia alla volpe e all’individuo non resti che chinar il capo.

Se le riforme sull’autonomia scolastica hanno seguito a seconda delle diverse epoche differenti filosofie soggiacenti, i processi politici attraverso cui queste riforme sono state decise e realizzate non sembrano, tuttavia, presentare la stessa diversità a livello europeo. Infatti, queste si iscrivono nella maggioranza dei casi in quadri legislativi nazionali che rivelano meccanismi di decisione di tipo discendente (il cosiddetto modello top/down) da cui non risulta un ruolo attivo delle scuole.
Qualunque sia il modello scelto per il processo di trasferimento di competenze alle scuole – legge generale sull’istruzione, legislazione dedicata o regolamento amministrativo – nella quasi totalità dei paesi EU, l’autonomia è decisa a livello centrale attraverso processi legislativi o amministrativi di tipo prescrittivo e viene imposta alle scuole. Non sono, nella maggioranza dei casi, le scuole che richiedono di accedere a uno status di autonomia ma una normativa che prevede di trasferire loro nuove attribuzioni, senza che queste possano intervenire direttamente nel processo.

L’autonomia è declinata secondo l’indagine Eurydice in 4 macro tipologie che presentano al loro interno altre differenze; altrimenti detto: i gradi di autonomia/modalità decisionali degli istituti scolastici che è possibile individuare dalle misurazioni effettuate sono:
1 –Autonomia completa (o relativa):
a – L’istituto scolastico prende tutte le decisioni nei limiti fissati dalla legislazione senza nessun intervento esterno.
b – L’istituto scolastico prende tutte le decisioni nei limiti di un quadro generale predeterminato.
c – L’istituto scolastico prende le decisioni dopo consultazione obbligatoria presso organi situati a un livello superiore (locale/regionale/centrale). L’autorità educativa consultata può emettere una raccomandazione che non ha tuttavia carattere prescrittivo e non limita l’autonomia della scuola.
2 – Autonomia limitata:
d – L’istituto scolastico prende le decisioni con o senza l’autorità superiore ma deve trasmettergliele perché siano approvate.
e – L’istituto scolastico prende le decisioni in base a una serie di opzioni predefinite dall’autorità educativa superiore. Se viene messa a disposizione delle scuole una lista di proposte, ma queste possono scegliere anche un’opzione al di fuori di queste proposte, significa che l’autonomia è completa.
3 – Nessuna autonomia: Le decisioni sono prese solo dalle autorità educative superiori, anche se la scuola può essere consultata a un particolare stadio della procedura.
4 – Possibilità di delega: Le municipalità possono delegare il loro potere decisionale alle scuole e la situazione varia da una municipalità all’altra.


Che strada ha da esser intrapresa?

Antonietta Basile

  • Iscritti
  • Full Member
  • *
  • Post: 176
    • Mostra profilo
Re:SCUOLA
« Risposta #12 il: Agosto 29, 2019, 06:37:43 pm »
Se per autonomia si intende che le scuole decidono il programma di studio bhe non so, potrebbe andare a finire che si studino cose diverse da istituto a istituto. Però su una cosa sono pienamente d'accordo, ovvero, l'inadeguatezza della politica nello stare al passo con i tempi. Secondo me è questo il problema principale. Una politica lungimirante deve essere in grado di adattare di volta in volta i programmi di studi in base ai cambiamenti sociali, economici, e di tutti quei fattori che influiscono. La Costituzione all'art. 3 dice:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E`compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’ organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Voglio sottolineare: pieno sviluppo della persona umana, perché secondo me essa passa anche attraverso un istruzione vera ed adeguata. Se la politica si impegna a stare al passo con i tempi la questione centrale/decentrale secondo me si risolve da sola.

Piergiacomo Di Cato

  • Newbie
  • *
  • Post: 4
    • Mostra profilo
Re:SCUOLA
« Risposta #13 il: Agosto 30, 2019, 10:11:56 am »
Per una riforma dell’insegnamento è necessaria una riforma del pensiero?


Il tema che è stato al centro del dibattito pedagogico è il rapporto che è insieme nesso e distinzione tra pedagogia e scienze dell’educazione. Se si osserva  la terminologia usata da Mialaret nelle sue opera dal ’60 al ’70 si rileva come di passi da “pedagogia” a “scienze pedagogiche” e poi a “scienze dell’educazione”, fino a giungere alla didattica concepita come scienza autonoma in continua costruzione tramite la ricerca.   

L’emergere della cosiddetta società della conoscenza ha determinato di conseguenza  una nuova centralità dell’educazione, vista come momento fondamentale per lo sviluppo di quelle  risorse umane imprescindibili per la crescita sociale ed economica.
Ci si attende dunque una risposta alle richieste della società sia sul piano delle conoscenze che su quello delle competenze che su quello valoriale che si ascrivono rispettivamente all’istruzione, alla formazione e all’educazione lungo l’arco della vita propriamente detta lifelong learning.
All’interno della didattica generale si tratterà cosi di individuare i nuclei tematici fondamentali tra cui non vanno esclusi la storia della didattica, l’insegnamento e l’apprendimento, la didattica sperimentale, le tecnologie didattiche, la valutazione, il progetto curricolare, le didattiche dell’handicap,la legislazione  e la ricerca correlata con le scienze dell’educazione.

Chi opera nella scuola deve senz’altro conoscere non solo le materie che insegna, la psicologia dell’allievo, i metodi didattici ma anche la società in cui opera non per perpetuarla ma per migliorarla.


L’ambiente formativo è un sistema complesso, fisico, virtuale e cognitivo in cui tutte le componenti svolgono un’azione retroattiva sulle altre. Ciò richiede l’assunzione di un punto di vista olistico, complesso, plurale:
 
L’ambiente formativo considerato in questo modo è un sistema
 
- L’ambiente formativo è un luogo/spazio in cui si costruisce conoscenza attraverso pratiche organizzate, programmate, artificiali. La didattica comprensiva di metodi, tecniche, strategie è l’arteficium che consente la programmazione, la gestione, revisione consapevole dell’ambiente formativo.
 
- Una visione didattica del processo di insegnamento/apprendimento è presente già in Comenio che coglie appieno l’artificialità del processo e la necessità di una prospettiva metodologica condivisa allo scopo di responsabilizzare il ruolo dell’insegnante e valorizzare quello dello studente.  All’inizio della Didattica magna Comenio scrive “didactica arteficium docenti sonat”, dove “l’arteficium” è considerato come una strategia di insieme, che comprende sia le componenti formali (interpretative, organizzative) della formazione, sia quelle tecniche e strumentali (metodologie didattiche e mezzi per l’insegnamento).
 
- Strumento per monitorare le diverse componenti dell’ambiente formativo è la valutazione. Questa attraverso il  feedback permette di controllare i risultati ottenuti, prendere  decisioni e riassettare il percorso di ciascuno con lo scopo di raggiungere gli obiettivi posti e, eventualmente , per apportare le modifiche alle componenti del sistema.
 
- Il processo di valutazione esplica tutte le sue potenzialità in riferimento alla azioni di progettazione e compensazione

Il termine semantico tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento è polisemantico:
 
- Tecnologie didattiche, tecnologie educative e tecnologie dell’informazione e della comunicazione compongono a vario titolo e vario peso il complesso senso della disciplina. Progettare, realizzare, gestire e valutare anche attraverso strumentazioni tecnologiche gli ambienti deputati all’insegnamento/apprendimento.
 
- Si vengono a configurare, quindi tecnologie dell’istruzione (progettare didattica) e tecnologie per l’istruzione (media utilizzati a fini formativi) accomunate da un fondamento pedagogico.
 
- Le tecnologie sono utilizzate all’interno dei modelli didattico-pedagogici i quali si fondano su una determinata teoria della conoscenza (gnoseologia).
 
- Comportamentismo, cognitivismo e costruttivismo comportano ciascuno, un proprio senso teorico.

I modelli didattici del costruttivismo puntano a strutturare l’ambiente e lasciare maggiore libertà al soggetto. I più noto sono: il community of learners; l’apprendistato cognitivo; gli ambienti per l’apprendimento generativo; gli ambienti per  l’apprendimento intenzionale sostenuto dal computer.
 
- L’attenzione posta sui mezzi di comunicazione e sulle teorie dei processi cognitivi e metacognitivi fanno del costruttivismo il fondamento teorico degli ambienti formativi virtuali (e-learning) destinati particolarmente alla formazione degli adulti.
 
- Il modello di apprendimento simbolico-ricostruttivo e quello senso-motorio possono essere armonizzati in ambito costruttivista dall’apprendistato cognitivo che rispetta il ruolo attivo del soggetto che apprende, ridimensiona il ruolo del soggetto che insegna, e porta a consapevolezza i processi metacognitivi di apprendimento secondo cui lo scopo della formazione è principalmente imparare ad apprendere.
 
- Educational technologist è il termine assunto per rendere alla complessità semantica all’interno di una tradizione di studio (anglosassone) ormai pluriennale.
Le tecnologie possono essere così distinte in tecnologie di processo e di prodotto, per chiarire definitivamente il ruolo delle scienze dell’educazione e il ruolo delle tecnologie dell’istruzione e della comunicazione nonché il loro rapporto.
 
- Le tecnologie di processo (analisi, programmazione, produzione, gestione, valutazione, sviluppo) si inseriscono direttamente nelle dinamiche didattiche (educative e pedagogiche) che strutturano, funzionalizzano e ottimizzano i processi di insegnamento/apprendimento.
 
- Le tecnologie di prodotto (tipografiche, audiovisive, informatiche, multimediali, telematiche) sono strettamente legate all’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.


Concludendo

Il termine didattica assume due significati totalmente diversi: il primo definisce un insieme di conoscenze e di abilità che riguardano materiali, strumenti, metodi di insegnamento.

Data la predeterminazione di questo la didattica è una sorta di fruizione di ricette pedagogiche e come tale ha un significato solo trasmissivo se non addirittura reazionario.

Se invece si intende con didattica una scienza che partendo dall’individuo investe tutto il campo dell’esperienza e dello studio  allora ha un significato accettabile.


Chi scrive contrappone didattica a matetica; la prima parte dalle discipline e arriva all’alunno, la matetica (da mathesis, apprendere) parte dall’alunno per arrivare alle discipline. 

La Didattica generale ha il compito di introdurre nei percorsi di istruzione la tassonomia che ha il compito, a sua volta, di descrivere analiticamente i gradi della cononoscenza-competenza, la scala composta di 4 gradini:


1. sul primo gradino si impara a ricordare, riconoscere (conoscere).


2. il secondo gradino riguarda la capacità di comprendere: si tratta di capire e applicare i saperi raccolti su più linguaggi e su più dispositivi: siamo sul gradino delle conoscenze DA matematico, DA storico, Da geografo. Le padronanze cognitive sono quelle della COMPRENSIONE e dell’APPLICAZIONE.


3. Sul terzo si pongono analisi e sintesi, intuizione ed educazione. Sono le metaconocenze convergenti.


4. Sul quarto si inventano più soluzioni ad un problema, si scoprono cifre cognitive inedite, la scala delle conoscenze, si interiorizzano le FORMAE MENTIS che accendono le fiaccole dell’intuizione, invenzione e creatività.


Per una riforma dell’insegnamento è necessaria una riforma del pensiero?


Blaise Pascal considera impossibile conoscere il tutto senza conoscere le parti e viceversa: Posso conoscere un tutto soltanto se conosco le parti in maniera specifica, ma posso comprendere le parti soltanto se conosco il tutto.

Tutto ciò rimanda all’Idea sistemica di  Von Bertalanffy per la quale il tutto è qualcosa di più della mera somma delle parti e la coesione e congruenza avviene con l’emergere delle relazioni come vero collante. L’organizzazione di un tutto produce qualità o proprietà nuove in rapporto alle parti considerate isolatamente.

E nel rapporto insegnamento/apprendimento il processo avviene quando, a mio avviso, la ricetta è condita con il vero sale della terra: l’umiltà dei propri limiti al cospetto dell’individuo.


MASSIMO FRANCESCHINI

  • Visitatore
Re:SCUOLA
« Risposta #14 il: Agosto 31, 2019, 04:59:42 pm »
Interessante esposizione, certamente da approfondire per chi, come me, non è al dentro della storia pedagogica.
Dato però che il nostro punto di partenza è politico, dovremmo chiarire il rapporto della politica con l'educazione e la didattica, avere una concezione politica di queste nel senso di avere una cognizione, vista la delicatezza dell'argomento, dei valori che pensiamo debba rispettare la scuola e la sua didattica.
Penso che i nostri valori debbano essere quelli della Costituzione e dei diritti umani, quindi penso che la scuola di una comunità ispirata da questi valori debba cercare una didattica che non li tradisca, che anzi li attui.
Il punto di partenza dovrebbe quindi essere lo studente, ogni singolo studente con i suoi tempi, il suo punto di vista, le sue inclinazioni, personalità e particolarità.
Credo che la didattica debba quindi favorire lo sviluppo della personalità di ogni studente, mettendolo in grado, innanzitutto, di padroneggiare parole e linguaggio, cosa che la scuola oggi fa sempre meno, come illustrato nel mio articolo linkato all'inizio.
Solo una comprensione anche etimologica del linguaggio e di ogni termine con cui viene in contatto nella sua vita può far sì che le sue potenzialità e predilezioni possano fiorire creativamente, perché lo mettono in grado di poter affrontare, potenzialmente, qualsiasi materia e, a maggior ragione, le materie e gli ambiti a lui confacenti.
In questa ottica potremmo dire che qualsiasi didattica persegua questi obiettivi sarebbe ben accetta, mentre qualsiasi sistema o "tecnologia" scavalchi ciò debba essere rifiutata.