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Articolo che ritengo quantomeno confusionario: ribadisco che non puoi rappresentare l'intera nazione se non rappresenti fedelmente colui che ti ha eletto. Lo vedo come un paradosso pretendere di rappresentare correttamente la nazione fatta da elettori ignorando il loro voto (utile ad eleggere i propri rappresentanti).
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Non concordo, mi atterrei al testo della Costituzione così com'è, sopratutto oggi che i programmi politici sono carta straccia, che i partiti sono personalistici e perseguono interessi che niente hanno a che vedere con quelli del Paese.
Per me è una misura sacrosanta, come ben spiegato qui:
http://www.eugenioscagliusi.it/diritto.php?id=afafb7
Concordo invece sul fatto che la dinamica governo-parlamento debba rientrare nell'alveo della costituzione.
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L'articolo 67 della costituzione è abbastanza chiaro ma è tra quelli più distorti e reinterpretati con fine maligno dai nostri politici.
Qui ora voglio analizzarlo una volta per tutte in modo che sia chiaro il suo significato, mi aspetto osservazioni in merito e se siete d'accordo la diffusione massima di questa verità.
In primo luogo lo riporto nella sua semplicità:
"Articolo 67. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato."
Evidentemente si riferisce a ogni membro del parlamento, quindi i senatori, i deputati ma non i ministri e il presidente del consiglio.
Quando sento un presidente del consiglio o un altro membro del governo che chiede pieni poteri in quanto "legittimato" dai risultati elettorali mi arrabbio e dovreste farlo anche tutti voi.
Il presidente del consiglio e i ministri non sono parlamentari e quindi devono rispondere al vincolo di mandato nei confronti del parlamento che li ha eletti.
E' il parlamento ad ordinare al governo cosa fare e non il governo che decide e poi chiede la ratifica al parlamento dei propri decreti, magari tramite fiducia.
Chiudiamo questa parentesi e torniamo ai nostri parlamentari: cosa gli impone l'articolo 67?
Esso ha due commi, il primo è ovviamente il più importante e dice che esiste un vincolo che non può essere sciolto o ignorato (se non con le dimissioni da parlamentare) ed è quello di rappresentanza.
Ogni eletto rappresenta la nazione.
Qui i maligni, in malafede, pongono tutto il peso dell'affermazione sul fatto che rappresentare la nazione, nella propria interezza, non significa rappresentare i propri elettori.
Falso, è una menzogna ignobile.
Per rappresentare la nazione bisogna mantener fede al mandato di rappresentanza coi propri elettori.
Esempio: alle elezioni sono eletti 10 rossi, 3 blu, 1 giallo.
Il quadro che rappresenta fedelmente la nazione è composto da 10 rossi, 3 blu, 1 giallo.
Non è permesso al giallo di diventare blu o rosso con la scusa che non rappresenta solo i gialli ma anche i blu e i rossi.
Lui è stato eletto come rappresentante dei gialli e il fatto che lui sia giallo permette al parlamento di rappresentare correttamente tutta la nazione.
Se cambiasse colore tradirebbe il vincolo di rappresentanza creando un parlamento significativamente diverso da quello che rappresenta la nazione intera.
Per un eletto in parlamento rappresentare la nazione significa mantenere fede agli intenti mostrati agli elettori e per i quali ha ottenuto un mandato di rappresentanza.
Già questo vincolo fortissimo basterebbe ad impedire a qualsiasi parlamentare di cambiare schieramento o idee nel corso della legislatura, obbligandolo a dimissioni immediate in caso contrario.
I padri costituenti tenevano talmente tanto al vincolo di rappresentanza (temendo che fosse tradito in favore di altri vincoli) da voler poi aggiungere un secondo comma rafforzativo del primo.
Qui devo aprire una nuova parentesi per spiegare un particolare importante.
Il vincolo di mandato o vincolo di mandato operativo ( https://it.wikipedia.org/wiki/Mandato_imperativo ) non è quello costituito con un contratto che riporta gli obiettivi o durante le elezioni.
Se io scrivo dieci punti che mi impegno a rispettare e/o realizzare e mi vincolo a quelli con l'elettore o chiunque altro assumo un obbligo ma non vi è alcun mandato operativo.
Il vincolo di mandato è altra cosa: mi obbliga ad eseguire gli ordini del soggetto con cui mi sono vincolato.
Se un partito obbliga un eletto a eseguire i propri ordini è vincolo di mandato operativo.
Se un mafioso, un imprenditore, una lobby, un gruppo di elettori, una massoneria o una società segreta obbliga un parlamentare a eseguire i propri ordini una volta eletto questo è vincolo di mandato.
Per fare un esempio opposto forzandolo al limite: se un parlamentare viene eletto presentandosi col partito della mafia e dichiarando che una volta eletto proteggerà gli interessi mafiosi; quando poi da deputato difenderà effettivamente gli interessi della mafia lo farà per vincolo di rappresentanza e non per vincolo di mandato.
Se dovesse ravvedersi, cambiare idea, e voler quindi lottare contro la mafia dovrebbe dimettersi per non violare il vincolo di rappresentanza.
Spero con questo esempio al limite di aver chiarito che già oggi in costituzione c'è un articolo che impedisce il cambio di appartenenza politica per i parlamentari.
Di più, lo stesso articolo impedisce ai parlamentari di avere vincoli di mandato con soggetti terzi, quindi anche con la commissione europea che non può in alcun modo far recepire le proprie leggi come se esistesse un vincolo di mandato ma ogni parlamentare dovrebbe essere libero di votare secondo il proprio indirizzo politico se adottarle o meno.
Stesso discorso per i partiti che non possono cambiare linea politica e poi imporla ai propri eletti.
Insomma, basterebbe applicare la costituzione ma qui si fa a gara a chi la demolisce prima.
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Discussioni generali / Re:IMMIGRAZIONE
« Ultimo post da Angelo Zammuto il Agosto 20, 2019, 12:56:45 am »
Quando si parla di immigrazione si finisce sempre nel dare del razzista a qualcuno ...
Scrollamoci di dosso questa cosa e parliamone.

Per prima cosa valgono i concetti che sia San Giovanni Paolo II  e Papa Ratzinger (concedetemi l'errore di scrittura se ci sta) hanno sottolineato a loro tempo, ovvero, quelle del diritto dell'uomo a migrare, ma anche quello del diritto di restare in casa propria. Due visioni diverse, ma che sottolineano il diritto dell'uomo di scegliere. Non condivido pienamente Salvini, ma non condivido nemmeno quanto dice Papa Francesco (sottolineo che sono un credente e non ce l'ho assolutamente con la chiesa e tanto meno con il Papa, solamente, sull'argomento la penso in modo diverso).

Perché non condivido Salvini? Semplicemente perché a priori fa di tutta un'erba un fascio. E perché non condivido il Papa? Semplicemente perché penso che più che un sacrosanto concetto di carità, prevalga un interesse economico.

Quindi, il secondo caso si risolve a mio avviso in maniera semplice, almeno nel concetto: eliminiamo qualsiasi forma di sovvenzione a terzi (Associazioni, strutture private di accoglienza, Caritas, onlus in genere, ...) e facciamo gestire la cosa all'esercito, affiancato dalla Croce Rossa per ovvi motivi igienici e sanitari, utilizzando esclusivamente i soldi europei (Tedeschi, Francesi, ecc... dicono che ci pagano fior di quattrini per tenerci gli immigrati) ed utilizzando strutture pubbliche, come scuole e caserme dismesse, per ospitarli. 

Mentre, riguardo Salvini, penso che le cose potrebbero essere gestite non chiudendo porti, o sparando alle imbarcazioni in arrivo come fanno spagnoli o greci, ma facendo un grande lavoro diplomatico direttamente nei territori da dove questa gente scappa, quindi facendo funzionare le ambasciate ed attraverso loro far arrivare, in comodi aerei, sul territorio nazionale il numero esatto di persone che serve per esigenza produttiva. Mentre, riguardo la gestione dei barconi che vengono bucati appena si vede una nave "qualsiasi" che transita, guarda caso proprio li ed in quel momento, la lascerei in mano all'ONU, che si sincera delle reali condizioni fisiche delle persone, e che approfondisce i veri motivi della loro fuga, e, conseguentemente, ne gestisce le quote da spartire in tutte le nazioni del mondo, e non della sola Europa.

Semplice soluzione o semplicemente la mia è un'utopia?
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Discussioni generali / Re:IMMIGRAZIONE
« Ultimo post da Antonietta Basile il Agosto 19, 2019, 09:10:23 am »
Tema che continua a tenere banco. Per quanto mi riguarda: che si inizi ad applicare le leggi in materia! Ci sono, esistono già leggi riguardo l'immigrazione solo che appunto non vengono applicate. Cosa prevedono queste leggi? In modo semplice e sintetico: sono previsti dei requisiti, chi li ha resta, chi non li ha torna al mittente. Se già questo venisse messo in pratica buona parte del problema si risolverebbe. Poi come dissi in chat servono accordi internazionali; i paesi attraverso cui transitano non hanno alcun interesse ad intervenire in quanto sanno che tanto sono solo di passaggio perché il loro scopo è andare in Europa. Secondo me vanno coinvolti, soprattutto considerando che l'europa è per l'invasione (perché di questo si tratta ed è evidente); e poi perché da soli (Italia) sarebbe più difficile.
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A me piace ragionare dal basso, partire dal principio e cercare di capire come un qualcosa dovrebbe svilupparsi.
In qualità di partito al PSP dovrebbe importare come poter realizzare un buon governo.
Poi all'interno di poche e semplici regole il PSP come ogni altro partito definirà le proprie strategie da proporre agli elettori.
Restano però le regole base che dovrebbero essere comuni a tutti i partiti (e a tutte le altre istituzioni).
Quindi che si fa per realizzare un buon governo?
Gli attori in campo sono il popolo, il territorio, i beni materiali e immateriali e le istituzioni.
La prima cosa da sottolineare è che tra questi il popolo è sovrano e quindi non è possibile governarlo.
Vi potrà sembrare strano ma la prima caratteristica di un buon governo è che non governa sul popolo.
Governa il territorio.
Dispone dei beni pubblici (e se necessario anche di quelli privati).
Regolamenta e controlla le istituzioni, le banche, le industrie e come agiscono le società...
La singola persona però non è governabile: sarebbe dittatura.
Come ottenere allora un buon risultato senza vietare ai cittadini o obbligarli a comportamenti "corretti"?
Per me la risposta è da cercare nel buon governo degli altri componenti e nella FIDUCIA.
Fiducia che il cittadino, posto nelle giuste condizioni, si comporta in modo virtuoso.
Posso fare l'esempio del contadino che semina, si prende cura del terreno, innaffia, concima, toglie le erbacce quando necessario...
Non può certo dire al grano come crescere, obbligarlo per legge a dare buoni frutti ignorando la cura del campo.
Il contadino ha fiducia che il grano, nelle giuste condizioni, darà un buon raccolto.
Se così non è, probabilmente non è colpa del grano ma nell'incapacità del contadino.
Quindi l 99% delle leggi di uno stato devono essere rivolte al governo del territorio, delle istituzioni e dei beni.
A tutto questo deve seguire un valido controllo.
Uno dei paradossi dei nostri tempi è che si tende a sovraccaricare il cittadino di obblighi e divieti ma poi si fatica a controllare, anche perché il cittadino ha la sua privacy e comunque giudicare i risultati delle azioni di governo valutando i cittadini è immensamente più difficile che un controllo sul territorio o sui beni.
Come su governano quindi il territorio, l'economia, ecc.?
Innanzitutto col buon senso comune, che è ben diverso dall'interesse personale (buon senso privato).
L'interesse personale però non è da demonizzare: tutti i cittadini agiscono per interesse personale (per loro è buon senso) e non bisogna aspettarsi nulla di diverso.
Un paese in cui i cittadini agiscono per il buon senso comune è un paese in cui le istituzioni statali hanno fallito.
Sono infatti le istituzioni pubbliche a dover operare per il buon senso comune.
Non lo si può pretendere dai cittadini.
Non lo si può affidare in appalto ad aziende private.
L'unico soggetto motivato ad agire per il buon senso comune è quello pubblico.
Il paradosso dei nostri giorni è che si pretende sempre più un coinvolgimento dei cittadini nelle scelte di buon senso pubblico, che spesso vanno contro i loro interessi.
Lo Stato, che dovrebbe agire per il bene comune agisce invece per il sacrificio comune (che è l'esatto opposto) generando continuamente situazioni in cui i cittadini devono privarsi di beni o diritti per ottenere imprecisati vantaggi.
E' invece compito di un buon governo fornire beni e servizi essenziali, senza chiedere alcun sacrificio al popolo.
Come realizzare tutto questo?
Il cardine del discorso è la produttività (e quindi il lavoro).
Uno stato deve puntare a produrre i beni di cui ha bisogno e per quelli che non può produrre deve intrecciare scambi commerciali con altri paesi che sottintendono un surplus di produzione da scambiare.
Tutta l'economia ha fondamentalmente questo obiettivo: mantenere alta la produzione (e il lavoro).
Per farlo ci sono tanti modi, ma serve ovviamente un parametro di controllo: quanto sto producendo? E' sufficiente?
Eccoci al famoso PIL, e qui si apre un'altro doloroso capitolo di menzogne.
Secondo voi, questo parametro di controllo, è importante nel suo valore concreto o nel suo andamento?
In pratica è meglio avere un PIL di 100€ ma in discesa dello 0,1% o un PIL di 1€ ma in salita rispetto al precedente anno di 2 punti percentuali?
E' ovvio che tutto si regge sul valore assoluto del PIL e le variazioni possono essere utili per attuare alcune correzioni.
Invece non viene ai citato pubblicamente il valore del PIL ma solo il suo andamento percentuale.
Così ci inducono a pensare ce il PIL possa essere anche negativo quando invece essendo una produzione di valore non potrà mai essere negativo.
Questo si evince dal nome stesso: Prodotto Interno Lordo.
Prodotto = produzione (mai negativa).
Interno = ?
La parolina "interno" significa interno al paese e non è affatto da trascurare.
Quando ci parlano di investimenti esteri, in cui una multinazionale viene in Italia per produrre si dimenticano di avvertirci che poi, quello che produce col nostro lavoro e le nostre materie prime, potrebbe essere venduto all'estero e generare guadagni per chi ha fatto l'investimento (che se non è un perfetto idiota investe 100 per avere poi indietro 1000).
Quindi l'investimento estero se non è correttamente regolamentato per lasciare la produzione e il guadagno di valore in Italia non fa affatto bene al PIL e all'economia ma ci impoverisce.
Lordo = ?
La parolina "lordo" ci suggerisce poi che il valore del PIL non è al netto delle perdite.
Se crolla un ponte e lo ricostruisco il mio PIL schizza verso l'alto aiutato dalla produzione del ponte ma nessuno sottrae il valore del ponte crollato.
Dopo tutto a me (Stato controllore) interessa solo la produzione da mettere nel PIL.
Non far crollare i ponti è un'altro paio di maniche, ma per l'economia se ricostruisco un ponte (senza fare debiti esteri) e resta di proprietà statale è un bene proprio come se ne avessi costruito uno nuovo.
Per questo non si tiene conto di quel che viene distrutto.
Però si dovrebbe: immaginate un parametro che indicasse quanta ricchezza viene distrutta rovinando il paesaggio o solo dall'usura delle infrastrutture. Serebbe utilissimo, ma purtroppo non si può tener conto di ciò che si distrugge.
La produzione può essere invece quantificata e su questa (mantenerla più alta della distruzione e generare la ricchezza che serve al popolo) si fanno i calcoli per governare.
Ma cosa significa nel concreto governare l'economia?
Se il mio obiettivo è avere un PIL di 100 come posso ottenerlo?
Quale azione mi permette di generare una produzione?
Il lavoro.
Quindi un buon governo osserva l'andamento della produzione (non solo in riferimento all'anno precedente ma anche alla crescita demografica, all'espansione economia e tanti altri fattori) e decide se e come intervenire per generare il giusto PIL.
Di base, coi servizi pubblici come istruzione, sanità, sicurezza, ecc.. lo Stato produce gran parte del PIL.
Semplificando, il concetto di base è che se servono 100€ di PIL e l'economia privata ne produce 20€, la finanza ne produce 0€, lo Stato deve immettere 80€ che mancano (stampandoli) e assicurarsi che quegli 80€ si trasformino attraverso il lavoro negli 80€ di PIL che mancano.
Ci penserà poi il fisco a rimettere in equilibrio l'economia.
Il più grave paradosso dei nostri giorni è che si sacrifica il PIL per produrre soldi.
L'esatto opposto.
Perché vanno restituiti con interessi a soggetti esteri.
Ma come il PIL non può essere negativo il debito pubblico non può essere positivo.
Ci si comporta come se i cittadini potessero stampare soldi da prestare allo Stato.
Se per assurdo oggi lo stato non avesse alcun debito pubblico, facendo avanzo primario sarebbero i cittadini a dare i soldi allo stato che si ritroverebbe i forzieri pieni come Paperon de Paperoni.
Che farne di tutti quei soldi?
O ci nuoti dentro o li restituisci ai cittadini, esattamente come si fa col debito pubblico.
Quando lo Stato stampa soldi in realtà anticipa solo la produzione di valore conseguente al lavoro dei cittadini.
Quindi se generano lavoro e produzione quei soldi non sono affatto stampati dal nulla ma corrispondono a quanto sarà prodotto.
Dimenticavo una terza opzione: se non ci vuoi nuotare e non vuoi restituirli al popolo puoi sempre regalarli alla BCE.



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Discussioni generali / Re:Denaro contante ed evoluzione del sistema fiscale.
« Ultimo post da Dino Caliman il Agosto 14, 2019, 12:07:24 pm »
Realizzare un sistema statale efficiente come quello monetario/Bancario è il problema? Basta sincronizzare tutti gli Enti dall'INPS al Fisco.Il collegamento trasparente permette di gestire le attività grazie al SW gestionale presente in 1 o più server Host sarà fornito dallo Stato a tutte le newentry ed alle Micro e PMI -personali o in società-che inizialmente desiderano non crearsi problemi con lo Stato. Controlli e giuste tasse solo quando si è incassato all'interno dello stesso anno. La gradualità si rende necessaria per poter godere di scoperte innovazioni. Guarda in che stati sono ridotte tutte le azioni politiche sui nostri territori, la fatica per trovare noi quei comuni accordi necessari ad un procedere  politico efficiente dei delegati ai vari livelli.
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Discussioni generali / Re:Obiettivi e programma: Richieste al partito
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Agosto 14, 2019, 10:54:23 am »
LA FINANZIARIZZAZIONE DELL'ECONOMIA HA TRASFORMATO GLI STATI IN RAMI AZIENDALI.

Totalmente contrario al pareggio di bilancio in costituzione in quanto è una  bestemmia economica  pura e semplice.

Un esempio: ammettiamo che un veicolo impositivo ( bene ) qualunque esso sia termini di essere un bene semplicemente perchè o non si consuma più oppure la comunità trova sistemi diversi su altri beni che passano da curve flessibili e curve rigide, in quanto non sostituibili.
Lo stato non incassa più i miliardi per l'energia che si consuma..........

Secondo le regole finanziarie si avrebbe un deficit?  Per scongiurare il fallimento lo stato aggredisce con imposte il nuovo bene? E come si stabilisce che il gettito deve essere pari al gettito del bene che era prima veicolo impositivo di regressione, tale che il consumo garantiva il gettito in oggetto?
Si conclude che solo uno stato produttivo sopperisce a questo fenomeno e che la sola finanziarizzazione non sarà mai in grado di risolvere.
Per pagare tasse e imposte etiche lo stato deve essere in grado di produrre reddito ( fatturato ) che entra nel bilancio e abbatte l'imposizione corrispondente al volume del pil che si sostituisce nelle mani dei privati che a loro volta producono utili elevatissimi che non sono mai più a disposizione della collettività.
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Discussioni generali / Re:Partito o Movimento? Differenze, Pro e Contro
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Agosto 14, 2019, 10:11:23 am »
Riassumendo: è inutile fare la cosa giusta tanto non serve.
Può darsi, ma per me è uno dei tanti condizionamenti a cui siamo soggetti: la cosa giusta si fa semplicemente perché è giusta.

Bravo Alessandro Bruno, è esattamente come scrivi. Io faccio le cose perchè è soltanto giuste farle. Non mi faccio mai condizionare da altri nel fare o nel non fare attività, appunto perchè siamo liberi di agire.

Le esperienza passate e quelle attuali hanno determinato purtroppo che i movimenti non funzionano, questo non vuol dire rinunciare, ma attuare quelle forme più giuste per avere la NOSTRA libertà di azione. Il processo democratico o meglio il principio di democrazia è quello fondamentale in assoluto . Ma un attimo dopo che il principio è stato soddisfatto  massima potenza nelle azioni senza attese o senza che esistano manne dai cieli che verranno a dare il tocco magico.

Poi come si nota esistono già decisori ed elettori.
In questo forum abbiamo tutti quanti capito chi sono i decisori e chi sono semplici elettori. la qualità e lo 'spessore' di ciò che si propone significa che la realtà la comprendiamo e sappiamo dove mettere le mani rispetto ai tanti che si limitano a mettere i mi piace. Lo facevano prima e continuano a farlo anche ora senza aver compreso che dovrebbero decidere e passare ad un livello estremamente superiore a quello dei mi piace.

Il mi piace equivale alla crocetta che si mette nelle urne. La qualità personale è tutt'altro, o ci sta o non ci sta, soprattutto nella ricerca delle soluzioni e in questo il campo si restringe tantissimo a pochi capaci, i restanti sono elettori a vita.
Diamoci da fare e buon ferrabosto
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Il discorso per me si ripete: la valuta (statale) è uno strumento utile che aiuta il cittadino, la valuta privata non lo è.
Se il cittadino è informato e la valuta è correttamente gestita non serve mettere fuori legge le criptovalute: risulteranno indigeste ai cittadini che possono usare già il migliore strumento per il commercio dei beni e l'economia.
E' talmente evidente che prima di poter far nascere e proporre una qualunque criptovalita devi rendere schifosa la valuta ufficiale.
Il 90% di quel che viene venduto come roba buona dai media è uno schifo accettabile esclusivamente a causa della corruzione dello Stato e dei suoi strumenti.
O credi che quel che fa una qualsiasi criptovaluta non potrebbe essere fatto dalla valuta nazionale di uno stato?
La normalità è che la valuta di uno stato sovrano è 1000 volte meglio di qualunque convenzione tra cittadini e privati per creare moneta.
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