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Discussioni generali / Dispositivi di identificazione personali
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Agosto 04, 2020, 03:00:34 pm »
Esistono già e diventeranno ancor più indispensabili nella nostra vita.
Il più diffuso è lo smartphone.
Le banche, ma anche lo Stato, si appoggiano su questo dispositivo per certificare la nostra identità.
E' un bene?
E' un male?
Non credo si possa dire a priori ma certamente serve una normativa che tuteli le persone dagli eccessi che questa tecnologia permette.
Solitamente, in passato, il diritto codificava in leggi le abitudini di buon senso.
C'erano regole di convivenza sociale nate dalla semplice necessità di sopravvivere in armonia, anche con la natura, che divenivano leggi in uno Stato di diritto.
Oggi viviamo in un mondo che non ha tempo di aspettare che sia il buon senso a stabilire le buone norme.
Oggi sono i burocrati a stabilire norme e leggi che spesso risultano sbagliate o inadatte.
Tutto questo lascia, specie in ambito tecnologico, grande libertà alle industrie e al mercato.
Il parlamento non ha le competenze tecniche per fare delle leggi e quindi si affida a tecnici spesso provenienti dal mondo dell'industria con non pochi conflitti di interessi.
La cosa è ancor più grave quando per "pigrizia" il parlamento non si avvale di questi esperti solo come consulenti esterni ma fa scrivere a loro tutta la legge, che risulta così sempre molto favorevole ai mercati e alle industrie.
In tutto questo il grande assente è il popolo, che semmai corre ai ripari dopo con grande fatica.
Visto che la normativa sui dispositivi di identificazione personale è ancora in fase embrionale perché non ci organizziamo per proporre dal basso le regole base, come il diritto alla disconnessione (batterie estraibili) o il mantenimento di tutti i diritti anche senza dispositivi elettronici?
Il fatto di avere dallo Stato uno sconto usando una carta di credito elettronica rispetto al contante è ad esempio una violazione della parità di diritto tra chi ha un dispositivo di identificazione e chi non lo usa.
Cosa altro si dovrebbe  tutelare in una ipotetica normativa secondo voi?
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Quando pensiamo a un condizionamento mentale immaginiamo sempre qualcosa di molto negativo.
Nessuno istintivamente vorrebbe essere condizionato, ma la realtà dei fatti è che vivere equivale a farsi condizionare.
Cominciamo fin da piccoli, imparando dai nostri genitori.
Poi ci sono gli insegnanti della scuola, gli amici, gli altri parenti, la realtà che osserviamo...
Ognuno di questi elementi ci condiziona e ci forma, fino al punto da sviluppare una coscienza critica.
A quel punto possiamo vagliare le informazioni che ci arrivano e non rimanerne condizionati in modo diretto, ma tramite ragionamento, arrivare a una nostra interpretazione del messaggio.
Significa diventare adulti.
Significa che posso discutere con un razzista, un fascista, un comunista, un buonista o qualunque altra persona senza esserne plagiato.
La mia coscienza critica mi dà il potere di confrontare le idee degli altri con le mie, senza subirle, dandomi comunque una occasione di crescita.
Possiamo quindi grossolanamente spezzare in due fasi il condizionamento che subiamo dal mondo esterno.
La prima è quella dei giovani/giovanissimi che hanno bisogno di una guida di altissimo livello.
Devono essere protetti da messaggi sbagliati e troppo estremi, e in questo può essere giustificata una censura che li protegga dai condizionamenti negativi che non potrebbero affrontare senza una propria coscienza critica.
E' la fase dell'apprendimento, e le fonti di condizionamento in questo periodo saranno poi ritenute "sicure e affidabili" per sempre.
Ognuno di noi sa infatti quanto può pesare il giudizio dei propri genitori, giusto o sbagliato che sia.
In questa fase è importante anche che:
1) Le fonti di apprendimento siano le più varie e numerose possibili.
2) Sia sempre possibile un confronto tra coetanei che possono dialogare allo stesso livello.
3) Disporre di una cultura condivisa che faciliti il dialogo e 'apprendimento.
4) Un controllo degli adulti in grado di guidare il percorso di apprendimento, censurare messaggi ambigui o estremi, permettere il graduale raggiungimento di una coscienza adulta con un giusto riconoscimento finale.
Una volta diventati adulti l'apprendimento non deve cessare ma evolvere in una forma più complessa.
Vengono a cadere le censure, si ampliano le fonti di apprendimento e si diventa noi stessi responsabili del messaggio che diamo agli altri.
In questa fase è importante che:
1) Non vi siano censure, in modo che ogni aspetto possa essere valtato nella sua completezza.
2) Continui il confronto tra persone adulte, quindi senza insulti ma solo con un confronto che è alla base del processo democratico.
3) Evitare di usare le proprie capacità per condizionare giovani e adulti, ingannandoli, facendogli credere di essere adulti quando non lo sono. Individuare e punire chi lo fa.
4) Fornire ai giovani la miglior guida possibile, coscienti che sono condizionabili e hanno bisogno una certificazione, un rito di passaggio, ed ottenere la fiducia che gli è dovuta per diventare pienamente parte della società adulta.

Purtroppo la società contemporanea non vuole persone adulte, non vuole persone con capacità critica, capaci di dialogare in modo democratico.
La fonte dell'apprendimento per i giovani (e gli adulti) è sotto attacco.
La figura della famiglia, la figura dell'insegnante, sono oggi osteggiate e l'informazine passa attraverso internet, i social media e la TV.
Non vi è più pluralità di informazione, perché tutti quelli che dialogano sono all'interno dello stesso contenitore informativo.
Possiamo parlare con cento persone diverse, ma tutte saranno in qualche modo state condizionate dalla TV, dai social media, che a loro volta si condizionano tra loro.
C'è l'apparenza di una maggiore fluidità nell'informazione ma la realtà riporta a un impoverimento delle sorgenti di apprendimento.
La TV e gli altri media poi sono strumenti di divulgazione nelle mani di soggetti che possono cambiare.
I nostri genitori, i nostri amici, i parenti... sono persone che possiamo imparare a conoscere, di cui ci fidiamo, e difficilmente cambiano la propria natura.
Se i media diventano la nostra fonte primaria di condizionamento fin da piccoli, ne avremo sempre bisogno come guida di paragone, anche una volta diventati adulti.
Spesso si dice che perdere i propri genitori ti fa crescere e diventare adulto prima.
Questo perché perdiamo il nostro metro di paragone esterno e siamo obbligati a crearne uno che sia nostro.
Con i media questo non accade.
Chi ha nei media il suo metro di paragone potrà per sempre contare su una verità rassicurante.
Non sarà mai costretto a diventare adulto.
E infatti la distinzione tra le due fasi dell'apprendimento è sempre più labile.
Si studia fino ai trenta anni ed oltre.
C'è l'idea astratta che noi del popolo siamo sempre impreparati in confronto alla "scienza" che è il nostro maestro, che non va mai criticato, perché non raggiungiamo mai una condizione abbastanza adulta.
Non vi è un rito di passaggio.
Nessuno ti dice "oggi sei adulto e puoi parlare alla pari con chiunque".
Anche la difesa dei nostri diritti è demandata a genitori surrogati, che non ci hanno messi al mondo certo, ma si occupano dei nostri bisogni per sempre.
L'idea dello Stato come una famiglia è sbagliata.
Anche la censura diventa per tutti.
Scrivere "negro" viene vietato a chiunque, non considerando che persone davvero adulte potrebbero capirne il significato con coscienza critica e imparare dalla storia, che viene invece cancellata e riformata come la scuola.
Il confronto diventa sempre più difficile.
Siamo tenuti separati da chi ci assomiglia.
Siamo mischiati in modo disordinato con culture che facciamo fatica a comprendere.
Siamo allontanati dalle situazioni reali e rinchiusi in casa a guardare il mondo attraverso i media che ci forniscono la loro versione.
E la versione del dialogo, per i media, è la politica dell'insulto, degli estremismi, della competizione in cui è d'obbligo vincere o almeno far perdere l'avversario.
Quasi che perdere tutti quanti ci possa rendere uguali e migliori.
E' questa condizione in cui non si riesce a diventare adulti il male, non il condizionamento in sé, ma la qualità di ciò che ci condiziona non riesce a renderci liberi.

In questo contesto volevo chiudere con una riflessione sulla Costituzione Italiana.
E' un documento scritto in un'altra epoca, da persone condizionate da cose molto diverse rispetto a ciò che possiamo fare noi come esperienza.
Persone adulte, responsabili, che avevano vissuto il dramma di una guerra, la privazione dei diritti e della libertà.
Persone abituate a vedere la gente morire.
Persone che davano la vita per l'idea di patria.
Non possiamo paragonarci a loro, e per questo oggi la loro Costituzione può sembrare superata, e forse in alcuni punti lo è, ma in altri siamo certamente noi a essere carenti.
Vi invito a guardare la Costituzione Italiana come una fonte di condizionamento ben diversa da quelle che subiamo oggi.
Usatela come metro di paragone.
Chi l'ha scritta ha fatto esperienze che oggi non possiamo più fare.
Era condizionato in modo totalmente diverso rispetto alle nuove generazioni.
La Costituzione Italiana diventa quindi una insostituibile fonte di apprendimento per poter valutare quello che ci condiziona oggi.
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Discussioni generali / Re:Segreto di Stato
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Agosto 04, 2020, 01:28:09 pm »
Ovviamente è uno di quei casi in cui ha ragione chi ha il potere.
Volendo discutere sull'effettiva natura del segreto di stato mi verrebbe da scrivere che non tutte le azioni sono adatte ad essere secretate.
Una vicenda che coinvolge Stati esteri, o soggetti terzi estranei allo Stato può dover essere secretata per causa di forza maggiore.
Per il bene del popolo gli organi di governo devono accedere a informazioni di Stati esteri o soggetti fuori della giurisdizione italiana che chiedono il segreto di stato per collaborare... ci sta.
Se non sono coinvolti questi soggetti il segreto di stato potrebbe essere giustificato dal fatto che riguarda operazioni ancora in corso che potrebbero essere compromesse o ancora mettere a rischio la vita di chi serve lo Stato e il popolo se svelate pubblicamente nei dettagli.
Non mi viene in mente molto altro, quindi, dove sussiste il segreto di stato, sono probabilmente coinvolti paesi esteri o organizzazioni sovranazionali che hanno incorso operazioni molto delicate e importanti che riguardano il nostro paese e non potrebbero essere portate a termine se la verità fosse di dominio pubblico.
In tutti gli altri casi il segreto di stato equivale ad una ammissione di colpa grave e dovrebbe essere sufficiente per spingere la magistratura a sospendere da ogni incarico chi ne è responsabile in via cautelativa.
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Cosa può identificare una intercettazione buona da una cattiva?
Tutto sta nell'uso che se ne fa.

Appunto! Ben detto! Secondo me ci vogliono, qualora non già esistenti, che ne impediscano la strumentalizzazione che come hai detto spesso ha lo scopo di distruggere la reputazione di chi da fastidio.
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Questo è un post che vi invita a riflettere su alcune ipotesi.
Parto dalle intercettazioni, telefoniche, messaggi o ambientali che siano negli anni passati sono state messe sotto accusa e ci sono state una serie di norme che hanno messo paletti molto sgraditi all'opinione pubblica.
I più grandi scandali scoppiano grazie alle intercettazioni.
In passato abbiamo seguito per mesi le intercettazioni di Moggi in calciopoli, o abbiamo assistito con sgomento alla distruzione di alcune intercettazioni che riguardavano addirittura il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano...
In conclusione, sono decenni che le intercettazioni hanno assunto nell'immaginario pubblico la valenza di strumento principe delle indagini.
Se il sistema cadrà, se i corrotti finiranno in prigione, sarà grazie alle intercettazioni.
Questa è ormai la convinzione diffusa e il popolo le vede esclusivamente come bene assoluto e strumento supremo di giustizia.
Queste estremizzazioni però non sono consigliabili.
Non esiste l'assolutamente giusto o l'assolutamente sbagliato e anche le intercettazioni devono essere sempre valutate con massima attenzione.
Sono infatti uno strumento che si sposa perfettamente coi media, e sappiamo che il controllo dei media è una delle prerogative che rende inattaccabile il sistema di chi detiene il potere.
La mia amara riflessione è che di intercettazioni ce ne sono state tante negli anni, clamorose, nella sanità, nell'immigrazione, nella politica, nell'affidamento dei bambini, nei magistrati e nella polizia ci sono stati episodi talmente eclatanti che anche solo uno di essi avrebbe dovuto far crollare il sistema di potere.
Nei fatti questo non è mai avvenuto.
Bisogna risalire a tangentopoli per poter parlare di una azione giudiziaria che ha effettivamente sovvertito l'ordine del potere (almeno in Italia) e guarda a caso è stato l'inizio del processo politico che ha generato l'attuale sistema di potere.
In qualche modo si potrebbe dire che quelle intercettazioni sono state funzionali all'instaurazione di una nuova classe dirigente, nuovi partiti, nuovi equilibri in Italia, che sono poi andati a coincidere nel tempo con un progetto UE di sottrazione di sovranità agli Stati.
Nessuna successiva intercettazione, anche quelle più gravi, ha prodotto danni reali.
A una grande risonanza mediatica sono seguiti cambiamenti limitati.
Il mio timore è che a volte le intercettazioni possano essere utilizzate come strumento per accelerare alcuni cambiamenti, facendoli apparire come giusti ed inevitabili agli occhi del popolo.
L'intercettazione è un metodo chirurgico, in grado di addossare immediatamente enormi responsabilità a singole persone.
Grazie alle intercettazioni è possibile aprire immediatamente un processo mediatico e portarlo a sentenza certa di condanna da parte del popolo.
Cosa fa la differenza in questi casi?
Cosa può identificare una intercettazione buona da una cattiva?
Tutto sta nell'uso che se ne fa.
Se le intercettazioni sono usate dalla magistratura per accertare dei fatti, ricostruendo il giusto contesto, ascoltando le parti, la loro difesa, ecc., allora sono uno strumento utile ed indispensabile.
Quando dovesse arrivare una condanna, in questo caso, diffondere l'intercettazione tramite i media sommerebbe l'indignazione del popolo all'effetto della condanna definitiva segnando l'espulsione del personaggio coinvolto dalle cariche ricoperte per sempre.
Se le intercettazioni arrivano invece direttamente alla stampa e vengono diffuse prima ancora che un reale processo possa cominciare è lecito dubitare e doveroso preoccuparsi di capire perché... se qualcuno potrebbe avere interesse nel far sparire dalla scena alcune persone immediatamente (come esempio potrei ricordare l'ex sindaco di Roma).
C'è quindi un effetto immediato, totalmente a discrezione di chi comanda i media.
I processi poi durano anni e se anche il magistrato dovesse assolvere il colpevole... ormai è colpevole.
Chi potrebbe opporsi a una tale arma di distruzione personale?
Personalmente ritengo che dovrebbe essere impedito spettacolarizzare le intercettazioni prima che una sentenza definitiva gli dia il giusto peso.
Impedire i processi mediatici, favorendo semmai la diffusione di notizie che siano davvero basate sui fatti o su sentenze definitive.
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Discussioni generali / Re:SCUOLA
« Ultimo post da Antonietta Basile il Luglio 26, 2020, 01:38:48 pm »
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