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Questa mattina al mercato ho incontrato il Sig. Giovanni Cafaro, che distribuiva volantini.
Vuole candidarsi a sindaco di Milano con la sua lista civica "Movimentiamoci insieme" e lo ammiro per l'impegno che dimostra anche se purtroppo non condivido mote delle cose che ho letto sul volantino.
La sua proposta è infatti la classica lista dei desideri, promesse bellissime ma con pochissima probabilità di essere realizzate.
In effetti chiunque si proponga come sindaco in una grande città sostenuto da forze chiamiamole "alternative" al sistema può promettere qualunque cosa.
Credo sia più facile fare due volte a fila sei al super enalotto piuttosto che essere eletto con una lista civica indipendente a Milano.
Le "promesse" sul volantino sono quindi utili indicazioni per capire il personaggio chi è e come la pensa.
Parlando del PsP mi piacerebbe che potesse partecipare alle prossime elezioni a Milano, ma è una strada davvero in salita, anche per colpa mia che non sono riuscito a concretizzare i progetti in cantiere.
Spero in un candidato del Fronte Sovranista Italiano o di VOX con cui potremmo avere forti sinergie di programma, ma oggi è ancora presto per fare previsioni.
Quel che si può dire è che anche noi saremmo come il Sig. Cafaro costretti a fare delle promesse che incarnano i nostri desideri, e quelli di chi ci voterà, consapevoli che salvo miracoli resteranno tali almeno per per un po'.
Non solo perché entrare nei palazzi del potere è difficile, ma anche perché chi è contro l'attuale sistema di potere e a favore del popolo viene osteggiato in tutti i modi.
Senza contare che ormai a livello locale a comandare sono sempre i partiti nazionali con le loro segreterie e i sindaci aspettano solo istruzioni.
Una cosa che manca all'Italia di oggi è la forza di opposizione degli enti locali nei confronti del governo centrale.
La Democrazia prevederebbe la negoziazione tra enti locali e governo centrale per la migliore soluzione politica, considerato che gli interessi nazionali e quelli locali sono spesso diversi.
Oggi assistiamo solo a contestazioni politiche, basate sull'appartenenza al partito e non in favore del popolo.
Un sindaco dovrebbe avere il coraggio di opporsi e fare richieste coraggiose al governo regionale e nazionale anche se appartengono allo stesso schieramento, perché non vanno difesi gli interessi del partito ma quelli dei cittadini, che per ovvie ragioni sono diversi in ogni regione e in ogni città, e bisogna sudarsi ogni conquista politica per far sì che le normative nazionali si adattino il più possibile alle esigenze locali.
Ma per farlo servono i numeri di una città come Milano o Roma.
Da decenni addomesticate con sindaci fantoccio che vivacchiano e ogni tanto prendono la scena con provvedimenti del tutto secondari rispetto alle vere priorità.
Comunque sia oggi il nostro obiettivo deve essere quello di essere presenti, farci conoscere ed irrompere nella scena politica.
A livello locale anche il citato aspirante sindaco Cafaro individua nel lavoro l'obiettivo oggi prioritario della città di Milano.
Milano vive grazie al lavoro, forse più che ogni altra città.
Il lavoro deve quindi essere al centro di qualunque progetto politico per Milano.
E' l'eterno dibattito che i Milanesi conoscono bene: ambiente e salute da una parte e il lavoro dall'altra.
I milanesi hanno storicamente preferito il lavoro alla salute, e anche oggi la maggior parte di loro farebbe la stessa scelta.
Compito di chi governa è agire per riequilibrare la situazione studiando provvedimenti in favore dell'ambiente e della salute che non vadano però ad intaccare il tessuto produttivo della città.
Le piste ciclabili vanno bene, le aree B e C potrebbero essere utili (per come sono usate ora no, sono solo un bancomat per il comune), la mobilità sostenibile, i riscaldamenti, le industrie pesanti, la destinazione a verde urbano delle aree dismesse...
Se lasciati tranquilli i cittadini milanesi il lavoro sanno crearlo da soli, andrebbero giusto introdotti quei correttivi necessari a preservare la qualità della vita compatibile con una città di queste dimensioni.
Milano è stata invece colpita più volte al cuore, il suo cuore economico che la teneva in vita, ed ora sta lentamente morendo.
Per evitarlo tutte le forze alternative devono dialogare e coordinarsi.
Il PsP basa la sua azione politica, in prospettiva, su una piena sovranità economica in grado di permettere gli investimenti produttivi indispensabili senza dover pensare a nuove tasse o altre fonti di introiti a carico dei cittadini.
Il lavoro e la produzione ripagheranno i costi, come avviene in ogni luogo in cui il debito pubblico non è demonizzato.
Su volantino di Cafaro che ho letto il lavoro si vuole creare sfruttando le multe alle aziende che non assumono personale disabile come previsto dalle normative.
Ma se una azienda privata decide di non assumerli è perché valuta che a livello di produttività ne avrebbe un danno maggiore.
C'è un controsenso logico nel promettere più lavoro grazie alle multe date a chi lavora.
La legge andrebbe forse modificata in senso premiante e non punitivo.
Dare un premio a chi assume disabili piuttosto che multare chi non lo fa.
Ma sono tutte cose che si possono fare solo con una moneta di proprietà pubblica.
Usando una valuta estera si può solo pensare ad istituire un "Assessorato alle sanzioni" come auspica Cafaro, che essendo anche presidende  del Movimento Disabili Articolo 14 ha giustamente a cuore le enormi problematiche che affliggono chi soffre di disabilità.
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Discussioni generali / Re:Confessione di un parassita sociale
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Ottobre 15, 2020, 11:11:14 pm »
Devo aggiungere l'ammissione di essermi sbagliato nelle conclusioni del mio post.
In realtà un parassita non punta ad uccidere l'organismo che lo tiene in vita.
E' l'unica regola certa per distinguere un parassita.
Il parassita sociale vuole continuare all'infinito, e difende la società comunque essa sia, perché se muore lei muore anche lui.
L'animale che soccombe ai suoi parassiti è un animale già malato.
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Discussioni generali / Confessione di un parassita sociale
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Ottobre 15, 2020, 09:45:59 pm »
Sentirmi chiamare parassita sociale mi ha sempre dato moltissimo fastidio, anche se oggettivamente lo sono.
Però permettetemi di correggere quel "parassita sociale" in "parassita economico.
La società non è solo fatta di rapporti economici, quindi mi sembra giusto, nel mio caso, specificare che ufficialmente sono un parassita economico, perché non ho un lavoro e quindi non produco.
Un nullafacente insomma.
Ma chi mi assegna, con sprezzo, l'appellativo di parassita non lo fa solo perché sono nullafacente (sono tanti i disoccupati oggigiorno) ma rincara la dose accusandomi di usufruire anche di servizi pubblici, ammortizzatori sociali, bonus, ecc. ovviamente sulle spalle degli altri che "Lavorano e pagano le tasse".
Questo perché queste persone sono convinte che i servizi siano finanziati attraverso le imposte e le tasse, che non hanno scopo redistributivo della ricchezza ma servono per dare a chi le paga i servizi, in una visione sovrapponibile a quella privatistica.
Come se, chi non lavora, potesse decidere di sopravvivere senza l'aiuto, o meglio l'assistenzialismo, dello Stato.
Io però da parassita ho una cosa importante da dire.
La società ha bisogno di me?
O mi vorrebbe semplicemente eliminare, escludere, cancellare...
Esiste una bella differenza tra il parassita che se ne sta comodo, vivendo al di sopra del tenore di vita medio, e quello che sopravvive in un luogo che tenta di ucciderlo.
Con la tecnologia attuale la maggior parte dei lavoratori sono parassiti superflui.
Il loro lavoro non è più richiesto.
Le macchine lo fanno meglio e in modo più economico.
Le elite, quelle che detengono la ricchezza mondiale, possono vivere strabenissimo anche senza di me, anche senza quel 90% di uomini che lavorano e producono per mantenere se stessi e i parassiti sociali.
E allora l'impressione è quella che si voglia dismettere qualche miliardo di persone inutili, sia che lavorino come schiavi o siano a casa sul divano a guardare Netflix.
Probabilmente la tentazine di farli fuori subito tutti è grande, ma è anche impraticabile perché se c'è una cosa che la massa può ancora fare è arrabbiarsi e sfasciare il giocattolo tecnologico mettendo in difficoltà le aristocrazie.
Quindi è preferibile non farla arrabbiare, ma addormentarla lentamente.
Il patto è questo: ti lasciano sopravvivere a condizione che tu non abbia ambizioni di fare quello che fanno loro.
Puoi lavorare o fare nulla tutto il giorno.
Per loro sei comunque un parassita, anzi, se non lavori per loro è meglio.
Un mio caro amico ripete spesso il motto: "il lavoro rende liberi" una verità relativa se si pensa agli schiavi che lavorano gratis.
E le opzioni sono appunto queste due alla fine: se vuoi lavorare devi farlo gratis, quasi che fosse un vizio dannoso socialmente come il non lavorare.
La società contemporanea ha bisogno del nostro lavoro?
Noi abbiamo certamente bisogno del nostro lavoro, ma chi governa evidentemente no.
Ha preparato un piccolo spazio appena appena comodo in cui farci sopravvivere.
Corredato di TV, internet e altri intrattenimenti tecnologici.
Con limiti ben precisi da non superare.
L'obiettivo è isolarci, non farci produrre, non farci moltiplicare, tenerci lontano da tutto ciò che conta davvero.
E' così che diventiamo parassiti, accettando con rassegnazione di non essere utili.
Quindi, ufficialmente, ammetto di essere un parassita che non vuole avere nulla a che fare con questa società e le sue regole corrotte.
Men che meno voglio partecipare ed aiutare questo progetto che mi ha spinto ai margini.
Ma se esiste una alternativa, se c'è un diverso modo di intendere la società e l'economia... ecco, lì non voglio essere un parassita ma un protagonista, per quel che posso.
In natura le regole della sopravvivenza sono spietate, e anche un animale grande, grosso e potentissimo può soccombere a piccoli parassiti se questi superano un certo numero.

 
 
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CAMPANIA / Re:Sanità
« Ultimo post da Antonietta Basile il Ottobre 01, 2020, 03:49:10 pm »
Grazie sceriffo e a chi ti ha votato!

https://www.youtube.com/watch?v=PMVpuxU16uU&t=22s
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CAMPANIA / Re:Trasporto pubblico
« Ultimo post da Antonietta Basile il Ottobre 01, 2020, 03:48:35 pm »
Da quando è iniziata "l'emergenza covid" le cose sono peggiorate tantissimo! Se prima i trasporti lasciavano a desiderare adesso da un lato circolano a stento e dall'altro fanno cose fuori da ogni logica, buon senso e sopratutto di nessuna utilità per cittadini.; in tutto questo l'abbonamento annuale mi costa 300€ l'anno per un servizio quasi insistente!
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Discussioni generali / Re:Sanità
« Ultimo post da Antonietta Basile il Ottobre 01, 2020, 03:43:00 pm »
Le risposte sono tutte implicite nel mio post.
Se lo Stato deve dare uno stipendio miserabile a un medico dovrà trovare altri modi per tenerselo buono.
Ecco che diventa possibile concedere una serie di guadagni Extra ai medici pubblici.
Se ti pago 3.000€ al mese posso "obbligarti" a lavorare solo per me.
Se ti pago 1.500€ al mese e non voglio che te ne vai altrove devo darti la possibilità di guadagnare gli altri 1.500 privatamente.
Se la struttura pubblica non crea profitto posso tenerla attiva solo stampando moneta o usandola anche per ricoveri privati che danno profitto.

Da quello che ho sentito in giro 1.500€ mese è lo stipendio di un infermiere che con gli straordinari arriva anche a 2.000 per cui mi riesce molto difficile pensare che un medico guadagni quanto un infermiere.
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Discussioni generali / Re:Il lavoro senza orario e senza bandiera del politico
« Ultimo post da Antonietta Basile il Ottobre 01, 2020, 03:39:28 pm »
Per dire no occorrono unione, compattezza ed essere in maggioranza altrimenti rischi solo ritorsioni finanche il licenziamento. Purtroppo vige la mentalità del: meglio di niente ed ecco perché le cose vanno come vanno.
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Discussioni generali / La magica trasformazione del PIL
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Settembre 28, 2020, 10:09:14 pm »
Ho usato il termine "Magica" perché ormai parlarne sembra di raccontare favole per bambini.
Le persone sono convinte che i soldi crescono sugli alberi o vengono estratti dalle miniere.
Se gli dici che i soldi li stampa lo Stato nella quantità necessaria (per sostenere il lavoro, l'economia, la produzione e i servizi pubblici) ti guardano strano, sorridono, e poi sentenziano:
"E già, non puoi mica stampare soldi all'infinito. Sarebbe facile governare un paese potendo stampare tutti i soldi che servono. Chiunque potrebbe farlo... ma poi comunque finirebbe male quando quei soldi li devi restituire".
Restituire a chi?
Soprattutto la gente ha perso la consapevolezza che il valore sta in quel che produci e non nei soldi.
I soldi non valgono la carta di cui sono fatti.
Se si avesse questa consapevolezza si capirebbe che il difficile del governare è fare in modo che il lavoro produca valore.
Quando si fa un lavoro, purtroppo, non è sempre assicurato il fatto che ciò che si produce valga qualcosa.
Si può lavorare tanto e produrre niente o addirittura creare un danno come risultato.
E' qui che si dimostra la capacità di governare.
Se sai far fruttare il lavoro sei un bravo governante.
Se la gente lavora e si impoverisce sei un pessimo governante.
Indipendentemente dai soldi che hai deciso di stampare.
Purtroppo oggi si dà più valore ai soldi che alla produzione, ed ecco che anche attività dannose, che distruggono ricchezza, entrano a far parte del PIL.
La magica trasformazione del PIL è quella che trasforma un mucchietto di carta senza valore (i soldi) in una produzione di grande valore.
Solo dopo questa trasformazione si potrà dire che quei soldi valevano qualcosa.
Quello che è stato prodotto ha dato valore a quei soldi, non il contrario.
Quindi, se so trasformarli in un prodotto di valore, posso stampare tutti i soldi che voglio, all'infinito, e da inutile carta straccia costruire la ricchezza e il futuro di un popolo.
La magica trasformazione del PIL
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Discussioni generali / Cicli e tricicli economici.
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Settembre 28, 2020, 09:42:20 pm »
Il pareggio di bilancio messo in costituzione, con l'articolo 81, introduce un oggetto misterioso ed interpretabile come il ciclo economico.
La classica materia da esperti, quando invece la costituzione originale era stata scritta in modo che tutti potessero capirla anche solo con la licenza elementare.
Questo è uno dei motivi per cui non si dovrebbe cambiare la costituzione a cuor leggero.
Ma tant'è che è stata modificata, e se non siamo scienziati economisti possiamo solo usare il nostro buon senso e soprattutto l'esperienza.
E già, perché se questi benedetti cicli economici esistono ne avremo pur visto qualcuno in questi decenni... o no?
In pratica dovrebbero esserci degli anni in cui l'economia va bene, e allora si può fare pareggio o addirittura avanzo primario, e periodi in cui va male, l'economia rallenta o frena di botto, e allora si dovrebbero spendere quei soldi risparmiati in precedenza.
Ricorda un po' il MES in cui si mettono da parte soldi per poi poterli spendere nei momenti di crisi.
Peccato che da noi è sempre crisi e nessuno si è preoccupato di verificare se la nostra economia fosse in una fase positiva quando ci ha chiesto di indebitarci per costituire il MES...
Ma torniamo al nostro ciclo economico e alla esperienza fatta in questi decenni.
Una cosa che personalmente ho capito è che l'economia riprende piano piano (e non per tutti) nell'arco di diversi anni, mentre a crollare ci mette un attimo e crolla per tutti.
Se ripenso a quanto accaduto dall'introduzione dell'euro mi viene da fare il seguente racconto:
2001: attentato alle torri gemelle.
La ripercussione sulla libertà personale e sull'economia sono pesanti, ma si parte da una condizione di ricchezza e surplus in grado di assorbire il contraccolpo.
In pratica stavamo al culmine di un ciclo positivo per il mondo occidentale, finito con l'attentato.
Si sarebbe dovuto cominciare a fare debito pubblico, immettendo liquidità nel circuito economico per farlo ripartire, ma l'UE ci ha negato questa possibilità, proponendo invece l'austerità nel momento più sbagliato della storia recente.
Così ci siamo mangiati il surplus accumulato in tanti anni e abbiamo dovuto attendere molto più del dovuto per una ripresa.
Il ciclo economico, per gli altri, è tornato invece presto in positivo fino al successivo tracollo.
2008: Scandalo Enron.
Una crescita drogata (altrove) dell'economia ha portato a un violento crollo del ciclo economico, peccato che noi non ci eravamo per nulla ripresi avendo fatto tutti i compitini europei in ordine.
Ma la crisi ci ha comunque investito in pieno.
L'azione conseguente sarebbe dovuta essere l'immissione di liquidità per aumentare la capacità dell'economia reale di riprendersi in fretta.
Anche questa volta l'UE ha detto no.
Austerità.
E avendo dilapidato il surplus senza poterne poi accumulare altro siamo diventati un paese sull'orlo della povertà.
Altrove l'economia ha pian piano ripreso a crescere ma non da noi.
Il ciclo economico altrove è comunque ripartito.
2019 COVID.
Altro evento traumatico che ha portato al crollo dell'economia travolgendoci assieme a tutti gli altri.
A questo punto diversi paesi UE hanno capito che per uscirne bisogna stampare valuta, fare debito pubblico, immettere liquidità nel mercato...
Noi cosa faremo?
Austerità?
Usiamo il MES dimostrando quanto sia una vana costruzione utopistica?
I cicli economici esistono e l'articolo 81, sì, l'odiato articolo 81, quello che mette il pareggio di bilancio, parla chiaro.
"... tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico..."
Oh, caspita!
Vuoi vedere che in costituzione abbiamo scritto che durante o dopo una fase economica avversa dobbiamo fare debito pubblico?
Ad occhio e croce siamo di fronte a una delle peggiori crisi economiche di sempre, e la costituzione ci suggerisce di fare debito pubblico.
Certo, devono essere le camere a deciderlo, in nome del popolo italiano...
E sta proprio qui il problema: queste camere rappresentano poteri che il popolo italiano lo vogliono morto e sepolto.
Niente oggi vieta di fare debito pubblico, se non i criminali della UE che ci vogliono in macerie.

Per chiudere il cerchio sull'odiato articolo 81, se il valore di un ospedale, una scuola, una caserma, le strade, la salute e l'istruzione dei cittadini fossero espresse in euro quanto varrebbero?
Quanti euro vale la tua salute? La tuia sicurezza?
Se lo Stato spende 1000€ per creare queste cose di immenso valore non è forse giusto metterle a bilancio?
Un cittadino in salute lavora meglio e produce di più.
Un cittadino istruito fa cose più raffinate e preziose.
Una buona infrastruttura di strade e telecomunicazioni aumenta la produttività.
Tutte voci che andrebbero messe nel pareggio di bilancio.
Se costruisco un ospedale metto la spesa nella parte negativa del bilancio, ma se l'ospedale è costruito bene posso metterlo nella parte positiva del bilancio dello Stato e resto a pareggio.
Interpretiamola in favore del popolo una volta tanto questa costituzione!
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I salari bassi portano anche queste conseguenze.
Mi piacerebbe che chi lavora nelle forze dell'ordine sapesse dire no, fermamente, alle richieste di straordinari.
Sarebbe un modo per obbligare a nuove assunzioni e rialzare un po' la testa.
Loro sono parte di un servizio pubblico essenziale che non può funzionare se lo Stato non si può finanziare a debito pubblico.
Sempre che non preferiscano essere privatizzati o sostituiti dalla tecnologia.
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