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Discussioni generali / Il popolo è un ostacolo per tutti?
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Maggio 20, 2022, 01:59:31 pm »
Alla fine ho capito che per spiegare meglio questa cosa devo partire dalla conclusione.
La conclusione è che il popolo italiano è diventato un ostacolo per tutti e per tutto.
Il principale ostacolo.

Quando devi cambiare qualcosa hai diversi ostacoli da superare.
Per primo devi capire bene i problemi, poi devi trovarne le cause, poi studiarne le soluzioni coi relativi problemi successivi.
Mettere in atto una soluzione, anche se valida, pone poi altre sfide economiche, sociali, tecniche.
Un lavoro mica da poco se devi farlo bene.

Ora ipotizziamo che qualcuno abbia studiato un progetto da portare avanti in diversi decenni e non vuole assolutamente che qualcun altro gli metta i bastoni tra le ruote.
Farà di tutto per complicare la vita a chi vuole fermarlo.
Mentirà per confondere le acque, non far capire i problemi e chi li causa.
Porrà dei vincoli economici e normativi tali che sarà quasi impossibile intervenire senza prima cambiare le leggi di un paese.
Proteggerà sa stesso e il suo gruppo esponendo prestanome e società fantoccio.
In ultimo, come massima assicurazione, lavorerà sulla coscienza popolare per creare un problema insormontabile.
Sapendo che l’unico modo con cui lo possono fermare è con l’aiuto del popolo, negli anni condizionerà pazientemente ogni persona, creando fazioni, sfiducia, l’abitudine a dire no a qualsiasi novità e l’accettazione inevitabile della narrazione ufficiale.

Il popolo rimane un tassello messo di traverso, e la componente principale per risolvere davvero il problema diventa invece quella che si frappone tra chi vorrebbe risolverlo e chi lo ha creato.

Un lavoro davvero ammirevole, ma con una pecca disastrosa, probabilmente non valutata.

Se alla fine, in corso d’opera, ci si accorgesse che il progetto da mettere in atto ha un grave difetto e non può riuscire... andrebbe come minimo profondamente rivisto e corretto.

A questo punto entrambi gli schieramenti si trovano dalla stessa parte della barricata.
Quelli che volevano da subito impedire il progetto originale e quelli che si sono accorti che serve rivederlo e modificarlo per portarlo a conclusione.

Non importa che sappiano esattamente i problemi, le cause, e abbiano anche le soluzioni pronte.
Ormai il popolo è piazzato di traverso e serviranno anni di paziente lavoro per riallinearlo e renderlo nuovamente attivo e partecipe.

E anche dovesse riuscirci, chi lo fa sa che si mette a rischio di dare al suo nemico l’arma definitiva per sconfiggerlo.

Per questo motivo oggi il popolo è un problema per tutti.
Quando possibile si evita di coinvolgerlo, e quando non è possibile farne a meno c’è sempre e comunque una reazione di forte resistenza a qualunque cambiamento.

Una situazione non certo facile da dirimere.
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Discussioni generali / Cittadini traumatizzati dallo Stato
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Maggio 16, 2022, 01:20:01 pm »
Alla mia compagna piace guardare un famoso telefilm americano che parla di una unità che si occupa di crimini e vittime speciali.
In pratica le vittime speciali sono quelle più deboli, che hanno subito un trauma talmente violento da non riuscire più a ragionare lucidamente.
Il più delle volte si tratta di donne stuprate o di bambini vittime di bullismo o pedofilia.
E' probabile che alla mia compagna piaccia vedere i modi truculenti con cui queste persone vengono ferite e uccise perché si identifica in loro, ma a me interessa molto di più quando spiegano nel dettaglio cosa accade a una vittima speciale.

Come detto queste vittime restano traumatizzate, si chiudono in loro stesse e non reagiscono.
Quante volte si dice alle donne di denunciare i mariti violenti e queste non lo fanno?
Quante volte si scopre un ragazzino bullizzato che non dice nulla agli insegnanti e ai genitori per troppa paura?
Questo è l'effetto di un trauma, di una paura irragionevole, che ha effetti devastanti sulla persona.
Chi è traumatizzato non denuncia e vorrebbe solo sparire o suicidarsi.
Chi è traumatizzato rifiuta l'aiuto, ed è facile che diventi persino violento contro chi vuole aiutarlo per davvero.
Chi è traumatizzato spesso finisce per ripetere sugli altri più deboli di lui le angherie che ha subito, per rivalsa e per sfogare l'immensa frustrazione che ha dentro.
Se tutte queste vittime fossero forti e denunciassero senza paura i propri aguzzini sapete che fine farebbero i bulli e i mariti violenti vero?
Dovrebbero solo nascondersi, e farsi curare, perché solo una persona malata di mente può voler tanto male a un'altra persona più fragile.

Purtroppo lo Stato italiano attraverso i politici criminali che hanno preso il potere fa esattamente questo.
Traumatizza i cittadini e seleziona i più frustrati e cattivi fra di essi per rivalersi inutilmente su altri cittadini inermi.
Siamo tutti traumatizzati, chi più chi meno, e ci teniamo ben lontani chi dalla politica, chi dai tribunali, chi dalla polizia... perché ne abbiamo paura: nella nostra mente non è gente buona che aiuta ma sono orchi pronti a distruggere le nostre vite.
Purtroppo sono poche le eccezioni.

Dobbiamo essere coscienti che andremo a fare il doppio della fatica se vogliamo aiutare gli altri cittadini italiani in queste condizioni.
A causa dei loro traumi non vorranno essere aiutati e ci vedranno comunque come un nemico spaventoso da cui scappare.
Avremo reazioni avverse anche più violente di quelle viste (o purtroppo non viste) nei confronti degli odierni partiti immondi.

Scrivo questo perché anche io sono stato traumatizzato dallo Stato, e lo percepisco come un mostro che mi terrorizza intimamente.
Sono 10 anni che fuggo e mi nascondo, devo confessarlo, ma non è che non abbia mai lottato contro questa mia paura.
Anche pochi giorni fa posso raccontarvi che ho raccolto tutte le mie energie e il mio coraggio e ho provato, timidamente, a capire se potevo ottenere un aiuto.
Ho contattato quindi uno sportello del Comune della mia città che offre consulenza gratuita sul mio problema.
In un secondo momento mi hanno avvertito che a causa della pandemia era possibile avere solo consulenza via videoconferenza.
Ok, ci sta.
Poi mi hanno chiesto di spostare l'appuntamento, OK.
Poi al giorno e all'ora convenuti un operatore mi ha detto che l'avvocato non poteva collegarsi col PC e che avrei dovuto chiamarlo sul cellulare.
OK, chiamo al cellulare.
L'avvocato risponde, si scusa, e mi avverte che è in metropolitana... cade la linea.
Lo richiamo, più che altro per capire se va spostato l'appuntamento ma mi dice che è tutto OK e posso spiegargli per telefono il problema.
Se non fossi stato traumatizzato gli avrei dovuto semplicemente dire di vergognarsi e poi riagganciare il telefono.
Non so se questa persona lavora gratis come volontario (spero non sia pagata coi soldi del comune) ma si dovrebbe solo vergognare perché quando uno lavora o offre comunque un aiuto deve avere rispetto della persona che ha bisogno.
Non posso parlare di problemi per me tanto importanti con qualcuno che sta viaggiando in metro, con la linea disturbata e tutti i problemi connessi.
Io avevo anche preparato della documentazione.
Fatto sta  che alla fine non ci capiamo, sembra che la colpa sia mia e mi consiglia di fare una visura presso un fantomatico ufficio che non mi sa indicare con precisione.
Non vi dico quello che è successo dopo, ma io mi sono ritrovato esattamente nello stesso turbine di cacca che mi aveva spinto a cancellare per anni il pensiero di questa cosa che invece dovrei risolvere.
Noi siamo vittime speciali, ma con questo Stato è come se per ricevere aiuto una donna picchiata dal marito si rivolgesse a uno stupratore seriale.
Il popolo italiano va solo compatito, visto quanto è traumatizzato e abbandonato a se stesso.
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Discussioni generali / Il partito è morto! Viva il partito!
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Maggio 07, 2022, 10:40:58 pm »
Ovviamente non mi riferisco al pSp, non preoccupatevi, che stiamo partecipando a un grande progetto.

Col titolo mi riferisco all'idea di Partito politico così come lo disegna la costituzione e anche a quelli che siamo abituati a a vedere da molti decenni orbitare attorno al parlamento e ai parlamentari con effetti nefasti.

Partiamo dal partito politico così come descritto dalla costituzione nell'articolo 49:
L'art. 49 della Costituzione Italiana dice che "tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale"

Semplice e preciso come sempre.
Disatteso fin dal principio come moltissimi altri articoli della costituzione.

Qual è il soggetto di questo articolo?
I cittadini italiani ovviamente.
Chi può concorre a determinare la politica quindi?
Il partito o il cittadino?
La risposta è: il cittadino.

Il partito è chiaramente uno strumento di tipo associativo utile (e anche indispensabile) al cittadino per candidarsi ed essere eletto a una carica di governo.
Purtroppo questa idea di partito è morta sul nascere.
E' lunghissima la lista di cittadini che hanno avuto accesso a cariche politiche (anche non elettive), senza passare attraverso un partito.
Gli esempi più eclatanti sono i presidenti del consiglio dei ministri paracadutati direttamente a determinare la politica del paese senza passare da un partito ma per convenienza (o connivenza) politica.
Ora vi domanderete: "E che problema c'è se un Draghi passa direttamente a decidere le sorti del paese senza passare da un partito politico?"
In primo luogo non rispetta la costituzione, vabbè, ma questo è purtroppo un fatto molto comune.
Nell'atto pratico abbiamo un cittadino che non ha esperienza specifica e non è stato preparato in alcun modo, non può essere giudicato per precedenti incarichi simili e ha un percorso politico molto diverso dal normale cittadino che vuole impegnarsi nella politica e deve fare la famosa "gavetta".
Questo arriva con legami che non sono prevalentemente quelli di un partito fatto di altri cittadini che hanno la passione politica nel loro DNA, quindi porta interessi di organizzazioni non partitiche, spesso opposti ai bisogni della popolazione.
Questi tecnici possono essere personaggi osannati e molto bravi nel loro campo ma poi appaiono spaesati in un ambito che non è il loro, e non conoscono, e quindi non ottengono i risultati sperati se non forzando la mano contro un mondo partitico a cui sono estranei.
La costituzione ci aveva quindi visto giusto: se vuoi fare politica ti associ in un partito con altri cittadini tuoi pari e unendo le forze guadagni il rispetto dell'elettorato facendo politica.
Altro aspetto per cui i partiti politici "costituzionali" non sono mai esistiti è la presenza di mestieranti all'interno degli stessi partiti, certamente formati da professionisti e non solo da volenterosi cittadini che si vogliono candidare.
Chi si candida infatti si espone pubblicamente, mentre è accaduto ed accade tutt'oggi che chi vuole determinare la politica non partecipa ad un partito politico in qualità di candidato ma piuttosto assume cariche dirigenziali, non soggette a votazione popolare ma in grado di dargli grandissimo potere decisionale anche sui parlamentari eletti.
Non a caso c'è spesso stato il salto da segretario di partito a capo del governo, in cui certi personaggi passano dal comandare sui parlamentari del proprio partito al comando assoluto su tutti i parlamentari di maggioranza e quindi del parlamento, ovviamente senza sottoporsi all'approvazione del voto elettorale.

Come possiamo allora ridefinire i partiti che conosciamo da decenni?

Si tratta di enti partitici: non sono di fatto semplici cittadini che vogliono candidarsi ma un assieme di organismi, beni, strutture e di "personaggi" fondamentali per poter "vincere" le elezioni.
I cittadini candidati diventano in tutto questo l'ultima ruota del carro, un mero aspetto secondario necessario per catalizzare i voti da cui deriva la maggioranza e il relativo potere assoluto sul parlamento.
Poi cessano la loro funzione.

In particolare potremmo fare un parallelo tra l'ente statale e l'ente partitico.
Il leader è la componente di tirannia.
In un partito spesso ci sono uno o più leader che aspirano a diventare tiranni, come se a capo di uno Stato vi fosse una unica persona che comanda su tutto.
Questi possono succedersi e darsi il cambio all'interno della maggioranza di governo senza che il cittadino abbia voce in capitolo.
Poi c'è una componente oligarchica.
Gli organi interni a un partito possono guidare il partito e gli eletti proprio come un leader.
Certamente non possono aspirare a cariche di potere dirette ma hanno comunque l'obiettivo di conquistare e mantenere il potere nel tempo, con vecchi e nuovi parlamentari eletti che lavorano per aumentare il consenso e la fidelizzazione degli elettori.
Infine ci sono i candidati che come abbiamo visto sono passati da essere il soggetto indicato dalla costituzione come l'unico in diritto di concorrere alle decisioni politiche a meri burattini sotto il comando di leader ed organi di partito.
Partiti che devono avere anche beni mobili e immobili e altre strutture e organi interni per poter concorrere alle elezioni con ambizioni di "vittoria".
Questo è oggi un partito.
Un ente formato da molte componenti.
La legge lo ammette in questa forma e se non ha questa forma non può ambire a competere con gli altri enti partitici ad armi pari.

Ora che abbiamo ridefinito il concetto di partito in chiave attuale e realistica cosa possiamo fare?

Lo smontiamo, e lo rimontiamo in modo che il cittadino torni al centro della scena politica.
Come in uno Stato si deve riconoscere la sovranità al popolo così in un partito si deve riconoscere la sovranità al cittadino candidato.
Quindi tutto il partito è al servizio di questo concetto: selezionare, preparare e proporre cittadini candidati tra quelli che ambiscono a determinare le politiche locali e nazionali.
Evitare i leader con ambizioni di comando.
Stabilire per statuto che tutti gli organi di partito e le altre componenti sono al servizio dei candidati e non possono determinare direttamente le scelte politiche facendo pressione sugli eletti.
Quel che nasce è una nuova idea di partito, più rispettoso delle indicazioni costituzionali e dotato di tutti gli organi necessari a competere con gli altri enti partitici.

Purtroppo va riconosciuto che perseguire interessi personali o di partito è più vantaggioso che perseguire il bene comune del popolo.
In questo i partiti con forti leader o oligarchie al proprio interno sono più efficaci e possono disporre di più mezzi finanziari accordandosi con realtà che vogliono sfruttare i cittadini.
Bisogna allora sviluppare quelle caratteristiche alternative che possano dare un vantaggio concreto a chi sceglie la strada corretta.

Di certo porre al centro i singoli candidati piuttosto che i leader o gli organi di partito permette di fornire un supporto condiviso.
Tutti i partiti oggi al potere hanno una fortissima rivalità elettorale (non politica).
Le differenze di programma servono esclusivamente a guadagnare più voti in una vera e propria lotta all'ultimo voto con polemiche e risorse immani usate per prevalere mediaticamente screditando gli avversari.
Questo lavoro di contrapposizione e suddivisione in fazioni del popolo assorbe gran parte delle risorse e impedisce di fatto ai piccoli partiti di poter competere.
Se però si pone al centro il candidato, si apre la possibilità di condividere il supporto logistico e le risorse, in una ottica non di contrapposizione tra i vari partiti ma tra il vecchio sistema e il nuovo sistema.
Tra tutti i candidati che si riconoscono nel nuovo sistema (ovvero un ente partitico in cui sono loro ad essere protagonisti) ci può essere un patto per cui non importa se le idee sono diverse.
Si accantonano quei diktat che sono necessari ai leader o ai partiti corrotti.
Ognuno porta avanti le proprie idee nel proprio partito ma condivide una struttura comune da contrapporre a quella di tutti gli altri partiti che non rispettano né la costituzione, né il popolo, né i cittadini.

Per fare un esempio, un candidato con idee comuniste ma moderato (nel senso che è pronto al dialogo per il bene comune) può odiare l'idea di potersi candidare solo in un partito falsamente di sinistra che poi lo obbligherà a votare in parlamento leggi che vanno contro il proprio credo politico con un ricatto.
La stessa cosa può accadere a un candidato con una ideologia opposta.
Entrambi, pur avendo idee diverse, hanno in comune la volontà di scardinare un sistema in cui non varrebbero nulla neppure da parlamentari eletti.
Entrambi dimostrerebbero poi che per un obiettivo comune e un bene superiore si può trovare un accordo politico, proprio come imporrebbe la democrazia rappresentativa, in cui tutte le diverse idee devono essere presenti e concorrere per il bene comune del popolo italiano.
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Pensavo a cosa si potrebbe fare una volta ripristinata la possibilità di fare debito pubblico.
Teoricamente non hai limiti di spesa (se spendi bene)... cosa fai tra le prime cose?
La risposta che ho trovato è legata al lavoro.
La nostra costituzione pone in massima considerazione il lavoro, quello vero, che produce ricchezza e nobilita.
Oggi assistiamo continuamente a un grave crimine economico: un lavoro fatto e non pagato uccide l'economia come nessuna altra cosa.

Il lavoro in Italia oggi è gestito follemente.
A lavorare seguendo le leggi e le regole non si diventerà mai ricchi.
Troppe tasse e imposte calcolate su un imponibile sbagliato.
Troppe leggi e leggine che obbligano a tenersi buoni e vicini un commercialista e un avvocato.
Troppa corruzione che piega la regole a favore degli "amici" dei politici disonesti.

Non c'è più nessun vantaggio a fare le cose per bene e seguendo la legge.
La paura di beccarsi una multa salata è davvero l'unico motivo per cui esistono ancora aziende italiane che seguono la legge.
Tra l'altro subendo la concorrenza "sleale" delle multinazionali straniere e di lavoratori provenienti da paesi esteri che sembrano tutelati ed avvantaggiati rispetto all'imprenditore italiano.

Senza andare a spiegare come correggere tutte queste storture c'è una cosa semplicissima che si potrebbe fare subito.
Un incentivo riservato a chi lavora seguendo le regole e/o sceglie di affidare un lavoro a una ditta con tutti i requisiti a posto.

Un ufficio tecnico a cui rivolgersi esclusivamente per le seguenti due ragioni:
1) Un lavoro fatto non è stato pagato
2) Un lavoro pagato non è stato fatto

Senza coinvolgere la magistratura, senza cercare responsabilità personali o multe.
Entro 5 giorni esce un perito tecnico e valuta la situazione.
A una settimana massimo dalla richiesta viene data sentenza.
Non è possibile fare appello alcuno.

Questo si traduce in una certezza assoluta: se un libero professionista o una ditta ha svolto un lavoro che gli è stato commissionato questo sarà pagato o dal committente o dallo Stato ma deve essere pagato.

C'è una garanzia anche per chi commissiona un lavoro: sempre con gli stessi tempi (max 7 giorni) viene valutato se il lavoro svolto corrisponde a quello pattuito.

Alcune specificazioni ulteriori:
Chi non paga un lavoro non deve in alcun modo giovarsi della sua realizzazione.
Il compito dello stato, oltre al pagamento del lavoratore, deve anche essere quello di impedire a chi lo ha commissionato di averne vantaggio.
Il perito potrà anche valutare una situazione intermedia, in cui il lavoro è stato parzialmente eseguito o valutare il pagamento effettuato/pattuito non congruo per difetto o eccesso.

Ricordo che quanto stabilito dal perito è inappellabile (all'interno dello stesso ufficio).
Chi avesse tempo e voglia dovrebbe rivolgersi alla normale magistratura, per stabilire un intento doloso o risarcimento danni superiori all'importo del lavoro.

Sapere che lavorando seguendo tutte le leggi si ha la certezza di essere sempre pagati sarebbe uno straordinario incentivo.
Allo stesso modo ma a parti invertite agirebbe la garanzia che affidandosi ad una ditta in regola il lavoro sarà certamente fatto o nel peggiore dei casi si ravranno indietro tutti i soldi spesi.



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Discussioni generali / Diamo un valore alla vita di un cittadino.
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Aprile 25, 2022, 11:58:42 am »
Il post è piuttosto scorretto politicamente.
Siamo stati condizionati a pensare che la vita umana non ha un prezzo, non può essere tradotta in soldi.
Sappiate però che nella finanza e nel mercato basato sul solo profitto, ovvero i soggetti che oggi governano il mondo, dare un prezzo alla vita di una persona è prassi comune.
Il condizionamento che abbiamo subito noi "normali" cittadini è pericoloso dal momento in cui il significato di "non ha prezzo" coincide con l'idea che non valga nulla.
Non potendola quantificare in soldi, che è poi il metro usato oggi per tutto quanto, si arriva al punto che in certe dinamiche la vita umana non vale nulla.
Quanto vale la salute di un cittadino?
Quanto vale la sua istruzione?
Quanto vale la sua sicurezza?
E la sua felicità?

Stacco e riparto dall'altro capo del filo ma arriveremo ancora qui.

Il pareggio di bilancio introdotto nella Costituzione è uno dei passaggi più controversi e viene spesso additato come uno dei principali inganni che ha permesso di scardinare il nostro Stato di diritto, l'indipendenza e la nostra economia imponendo decenni di austerity (una follia criminale).
Ma analizzando bene questo inganno possiamo capire che ci hanno fatto accettare una bugia attraverso una verità.
Vi faccio un esempio in cui confronto alcune semplici situazioni:
A) Lo Stato crea un debito pubblico di un milione di euro e costruisce un ospedale da un milione di euro.
In questo primo caso, escludendo azioni criminali che portino a realizzare un ospedale scadente che valga meno della cifra spesa, possiamo verificare un pareggio di bilancio.
Un milione di euro di debito pubblico (passivo) corrispondono a un ospedale da un milione di euro.
(N.B.: Fossero state lire il passivo si poteva anche depennare non dovendo essere restituito a nessuno)
B) Lo Stato crea un debito pubblico di un milione e costruisce un ospedale da un milione di euro.
Questa volta però stranamente l'UE ci dice che vale solo la spesa da mettere a bilancio e l'ospedale non vale nulla.
Per questo motivo l'Italia è obbligata a recuperare attraverso tasse e imposte il milione speso, impoverendo la popolazione che potrà pagare solo se è ricca.
C) Come il caso precedente ma l'UE ci impedisce di creare un debito pubblico in euro.
L'Italia quindi deve chiedere un prestito all'UE, alle sue condizioni e con un tasso di interesse per poter costruire l'ospedale.
Il risultato sarà che una volta recuperati i soldi con tasse e imposte essi dovranno essere restituiti all'UE assieme agli interessi.
D) Come sopra, ma a causa di un lungo periodo di austerità i cittadini si sono impoveriti e non si può più restituire il debito se non facendo una delle seguenti due cose: 1) Vendere l'ospedale ai privati 2) Vendere altre infrastrutture pubbliche ai privati.
In pratica abbiamo costruito un ospedale da un milione di euro per regalarlo ai privati (finanziati dalle stesse banche a cui restituiamo il milione più interessi).
In questo ultimo caso ci sarà davvero un passivo, perché a causa degli interessi non avremo nessun ospedale pubblico ma dovremo pagare con tasse e imposte una cifra maggiore del prestito ottenuto dall'UE.

La conclusione è che il bilancio a pareggio in costituzione potrebbe anche starci, purché sia possibile creare debito pubblico equivalente al valore di quanto viene realizzato e questo sia considerato un bilancio a pareggio.
Lo Stato però deve anche occuparsi di altre cose: non è una azienda che bada solo al profitto.
Attività come l'assistenza sociale, la sicurezza, l'istruzione e la salute sono attività in passivo per definizione.
Un tempo usavamo il debito pubblico per garantirle anche a chi non poteva pagarle, ma oggi c'è il pareggio di bilancio.
Prima o poi finiremo le riserve e tutti quelli che non possono pagarsi un ospedale o una guardia del corpo o un insegnante perderanno questi servizi essenziali.
Come si può conciliare questo col pareggio di bilancio in costituzione?
La soluzione è semplice:
Quanto vale per uno Stato avere cittadini istruiti?
Quanto vale per uno Stato che i suoi cittadini siano felici, sicuri e in buona salute?

Eccoci tornati al centro della questione: queste cose non hanno prezzo, valgono qualunque spesa.

La conseguenza è che salvare una vita, dare lavoro a un giovane o una pensione ad un anziano ha un valore altissimo che riporta automaticamente in pareggio qualunque cifra spesa per fornire questo servizio.

Pensateci e arrabbiatevi, è giusto che accada, ma non fatevi più fregare.
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Discussioni generali / Re:I partiti rivoluzionari non esistono.
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Aprile 25, 2022, 11:25:55 am »
L'iter normale è sbagliato:
- Registrare un soggetto politico... OK
- Mettere su un bel programma... NO
- Fare campagna elettorale (basata sul programma e sulle promesse garantite da un leader forte)... NO
- Partecipare alle elezioni... OK

+ Scegliere e preparare al meglio persone davvero capaci di raggiungere obiettivi di bene comune in un parlamento democratico... OK
+ Assieme a queste persone concordare una linea politica (non un programma di governo) che possa essere riconoscibile dall'elettore e rappresentarlo... OK
+ Fare campagna elettorale (basata sui candidati, le loro capacità e la linea politica che si è scelto di proporre all'elettore)... OK
+ Ogni eletto coopererà in parlamento per formare un governo e un programma di governo che sia il più possibile fedele al risultato delle elezioni... OK

Il programma non va stabilito a priori dai partiti senza neppure sapere il risultato elettorale.
Il programma viene fatto in rappresentanza del popolo non di un singolo partito politico, altrimenti il risultato sarà disastroso: ognuno tenterà di mettere qualcuno dei suoi punti di programma che non sono armonizzati per nulla con gli altri fregandosene del quadro uscito dalle elezioni.
Il programma di governo lo può fare solo il governo col preciso intento di rappresentare maggioranza e minoranza degli elettori poiché in democrazia non è solo e sempre la maggioranza ad avere ragione ma vanno rappresentate nella giusta misura anche le minoranze.
Viviamo da decenni l'inganno che la minoranza non esiste in parlamento e ha l'unico compito di opporsi in modo becero alla maggioranza in uno scontro dannosissimo che non è interesse del popolo.

L'analisi della situazione la fanno in tanti e moltissimi sbagliano, ragione per cui non si esce da questo empasse.
La rivoluzione violenta, come tutte le guerre, non può essere all'acqua di rose e il giorno in cui il popolo insorgerà purtroppo scorrerà sangue e vorrei evitarlo in ogni modo.

L'istinto dell'elettore gli fa capire che l'attuale sistema è sbagliato e ingannevole, motivo per cui ne proponiamo uno diverso.

La risposta alle tue domande è:
1) Indipendentemente dalla strategia che adotteremo serve a priori una qualità dei candidati molto più alta di quella attuale, estromettendo in origine chi vuole fare parte di un sistema mafioso e corrotto per suo interesse e verificando le sue capacità.
2) Il sistema si basa su persone corrotte o ricattabili e quindi si devono mettere in atto contromisure che permettano l'immediata espulsione dal sistema istituzionale di questi soggetti da parte del popolo.
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Discussioni generali / Re:I partiti rivoluzionari non esistono.
« Ultimo post da Orazio di Bella il Aprile 25, 2022, 02:44:31 am »
L'iter normale (e previsto)  è:
- Registrare un soggetto politico, mettere su un "bel programma", fare campagna elettorale, partecipare alle elezioni.
- Se si ottiene seggi, o ci si unisce alla maggioranza di governo, oppure si va all'opposizione.
- In maggioranz,a quello che del programma si riesce a fare, è qualcosa di quello che non fa male al sistema. Quello che da fastidio al sistema non si riesce a metterlo in tavola. E azioni per affossare il sistema ... non ne parliamo!

Ormai da anni l'analisi della situazione la sanno fare in tanti.
Lasciando stare il discorso della rivoluzione, che come si è visto in Francia, non promette proprio, se non si passa alla violenza pesante, che pii giustifica violenza pesante!, le proposte con le quali poi ci si cimenta (investendo migliaia di ore) sono quelle descrittte sopra.

L'elettore è fregato, ma l'istinto almeno lo ha, perché boccia le iniziative come quelle appena descritte.
Quando le vota, è perché lo convincono, che una strategia nuova che presentano, riuscirà a produrre un cambio impattante.

La domanda quindi è:
La mia iniziativa, ha almeno una di queste due caratteristiche?
1) La sua promessa principale è fondata su una strategia nuova, che in teoria riuscirà a esercitare cambi importanti sul sistema.
2) L'iniziativa che promuovo ... solo vagamente segue l'iter conosciuto. Presenta invece un modo di vedere e interpretare nuovo, e rifiuta di riconoscere il sistema come leggittimo. L'azione che promette è un intervento diretto sul sistema.
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Discussioni generali / I partiti rivoluzionari non esistono.
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Aprile 21, 2022, 07:20:18 pm »
Vi dirò di più: non esistono neanche i partiti complottisti.
Chi vi propone un partito per fare la "rivoluzione" vi sta ingannando fin dal principio.
Non fraintendete: a me personalmente piacerebbe vedere il popolo insorgere per riconquistare la sovranità e la dignità ma c'è in fatto innegabile che nessuno sottolinea...
LA RIVOLUZIONE LA FA IL POPOLO, non i partiti politici.
L'idea stessa di rivoluzione per interposto partito politico è del tutto sgangherata.
Tu stai comodo sul divano, al massimo fai qualche post sui social media, e nel frattempo aspetti che un partito politico faccia la rivoluzione per te.
non funziona così.
Non è compito di un partito politico fare la rivoluzione al posto del popolo.
Chi lo promette non sta facendo una buona cosa.

Come si pone quindi una forza politica rispetto al popolo che vuole manifestare e insorgere?
Beh... i partiti al governo li abbiamo visti con gli idranti a Trieste, abbiamo visto l'adozione del green pass per fare anche le cose più banali.

Nei fatti chi governa oggi e i partiti che li sostengono o li anno sostenuti odiano i cittadini liberi e hanno il terrore che io popolo si svegli ed insorga.

Un partito politico degno di tal nome è lontanissimo da tutto questo.
Non ostacola il popolo e non lo guidar verso decisioni di parte.
Si ritorna al concetto di "Governo del popolo" non nel senso di democrazia diretta ma di una elite che comanda dei sudditi obbligati ad obbedire.

Il contrario della sovranità popolare.

Quindi perdonateci se non facciamo proclami di guerra e non diamo troppo spazio alle tesi complottiste (anche se ainoi si sono rivelate molto vicine alla realtà).

Lo scopo di un partito politico è un altro: dobbiamo trovare persone capaci di dialogare in modo costruttivo, rappresentare degnamente i cittadini in parlamento e governare con saggezza.

Lo stesso "programma politico" con cui molti leader di partito si presentano per essere eletti è solo un inganno.
Una lista di desideri che mai saranno realizzati.
Semplicemente perché nel migliore dei casi il programma politico lo fa il governo eletto, nel peggiore è già belle che preparato dalle elite finanziarie.

Un partito ha il suo indirizzo politico ma di certo non deve fare un programma di governo che spetta per l'appunto al governo.

Quindi, quando volete darci una mano, non dite che volete fare la rivoluzione, non dite che conoscete i veri responsabili di tutte le guerre nel mondo, non dite che avete un bellissimo programma di governo da farci adottare.
A noi serve chi abbia il coraggio di dire: "Voglio governare questo paese per il bene di tutti, nel rispetto del popolo che andrò a rappresentare e della costituzione.".

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Discussioni generali / Benvenuti nella stanza dei bottoni
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Aprile 19, 2022, 04:59:07 pm »
Come la immaginate la stanza dei bottoni da cui si governa l'economia di un paese o addirittura quella mondiale?
Forse la pensate piena di pulsanti, leve, manopole e strani indicatori, qualcosa di complicatissimo da governare, un posto in cui solo un genio con capacità sovrumane saprebbe garantire che tutto giri alla perfezione.
Se è così sappiate che state facendo lo stesso errore di chi non ha la patente e si immagina l'abitacolo dell'automobile come un assieme complicato di congegni, dove basta sbagliare a mettere la freccia per provocare un incidente mortale.
Certo non è facile guidare o governare un paese, ma con un po' di impegno e preparazione qualunque persona normodotata può riuscirci.
Quello a cui stiamo assistendo in Italia, in Europa e nel mondo è certamente la conseguenza di azioni criminali o dovute a perfetti imbecilli messi a governare intere nazioni come se si mettesse un bambino alla guida di un pullman pieno di persone.
Entrando nell'UE abbiamo avuto la folle idea che le regole economiche sarebbero cambiate e nulla sarebbe potuto andare storto anche senza fare nulla di quanto era invece necessario.

Per restare in ambito automobilistico, col nostro esempio, il debito pubblico corrisponde alla velocità a cui si viaggia.
Più è alto e più bisogna stare attenti ed essere capaci di governare.
Ma se freni troppo il motore si imballa e non vai più da nessuna parte.
Quindi serve semplicemente mantenere la giusta velocità: ci saranno dei momenti in cui si frena, perché la strada è rovinata e piena di ostacoli, ma ci saranno anche momenti in cui si può accelerare senza problemi.
Frenare significa austerità, e da quando l'UE esiste non ha fatto altro che frenare.
Diminuire il debito pubblico equivale a frenare.
E' quello che farebbe un incapace per evitare di schiantarsi, o un malintenzionato che vuole bloccare l'auto per evitare che possa competere a livello mondiale.
Un bravo conduttore frena ma poi accelera anche, gira a destra e a sinistra per evitare gli ostacoli e seguire la strada migliore.
Nel mondo della finanza girare a destra equivale aumentare l'inflazione mentre per girare a sinistra si aumenta l'IVA.

Chi ha guidato l'Europa fino ad oggi ha fatto solo due cose:
1) Frenare, rallentando fino a bloccare l'economia.
2) Girare a sinistra aumentando a dismisura l'IVA e tentando di tenere bassissima l'inflazione.

Quindi oltre a rallentare abbiamo anche girato in circolo su noi stessi.
Sono 20 anni che non andiamo da nessuna parte: giriamo in tondo e rallentiamo.

Ma le regole economiche sono abbastanza semplici.
Se chiedi a chi ha la patente e guida da anni se guidare è difficile ti risponderà che devi stare attento, certo, ma poi si riduce tutto nell'accelerare o frenare al momento giusto e girare lo sterzo per arrivare alla meta prefissata.

Ovviamente esistono mille pericoli, casi particolari, quando facciamo scuola guida ci insegnano pure come funziona il motore nel dettaglio... ma poi il 90% di queste cose non servono e se il motore ha davvero un problema ci rivolgiamo a un tecnico.

Chi governa deve avere ben chiaro dove si vuole andare e fare quelle quattro cose che abbiamo detto: aumentare o diminuire il debito pubblico a seconda delle condizioni e usare alternativamente e nella giusta misura IVA e inflazione.
Se uno frena e gira sempre a sinistra è chiaro che non sa guidare e non sa neppure dove vuole andare.

A riprova di questo, oggi che non era più possibile frenare, dovendo immettere soldi nel sistema, si è dovuto per forza di cose lasciar alzare l'inflazione.
Ma se non abbassi l'IVA e ti fai condurre piuttosto che guidare l'economia è quasi certo che l'incapace alla guida farà schiantare l'auto.
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In origine il detto era: "La mano sinistra non sa cosa fa la destra" a simboleggiare una profonda confusione e la mancanza di dialogo.
Oggi siamo andati oltre.
Se l'idea era quella di farci prestare soldi dall'Europa, impiegarli in un bonus al 110% fatto su misura per far guadagnare le banche e affidarsi al risparmio sui consumi del riscaldamento per recuperare i soldi... poteva anche essere un buon piano.
L'elite sarebbe stata contenta di tenerci al guinzaglio con un debito quasi impagabile.
Le banche contente di guadagnarci a sbafo sulle spalle degli italiani.
Le imprese edili contente del molto lavoro.
La mafia contenta del molto lavoro.
I cittadini contenti e creduloni, illusi di non pagare nulla e di risparmiare sui consumi.
I vari partiti contenti di fare bella figura.

Poi però c'era da restituirlo questo debito, e l'unica cosa buona, ovvero il risparmio sui consumi del riscaldamento, dovevano essere rastrellati e ricondotti nelle casse dello Stato attraverso la modifica del catasto e l'aumento delle tasse/imposte da pagare sulla casa.
Il presunto risparmio del cittadino sarebbe servito a ripagare il debito.

E fino a qui, pur essendo una truffa bella e buona, la cosa stava ancora in piedi economicamente parlando.

Solo che la mano sinistra non sa cosa vuol fare la mano sinistra, e prima di riprendere questi soldi con la riforma sul catasto qualcuno ha pensato bene di fotterseli in anticipo con un esagerato aumento dei costi energetici.

Siccome non si può spremere due volte lo stesso arancio sperando di ottenere il doppio del succo ecco che la cosa non sta più in piedi.
I presunti vantaggi di questa operazione li bruceremo con la crisi energetica nei prossimi mesi, e quando la riforma del catasto entrerà in vigore e ci saranno da restituire i prestiti tutto andrà definitivamente gambe all'aria.
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