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Discussioni generali / Re:lezione indimenticabile dalle amministrative
« Ultimo post da Orazio di Bella il Novembre 16, 2021, 06:52:20 am »
Bè, se la regola fosse che c'è il quorum, e se oltre la metà non vota e sono tutti bocciati e per una legislazione non possono ricoprire cariche pubbliche, la voglia di lobbismo sarebbe ridotta parecchio!

Se la regola non c'è ... è perché i padri della Costituzione non ci hanno pensato.

Vuol dire, che i padri della Costituzione non capivano comi si assicura che le elezioni producano democrazia, e che quindi sia le leggi elettorali, sia le Costituzioni vanno aggiustate per correggere la "svista".
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Io so di non sapere.
L'ignoranza è demonizzata nella nostra società, ma grandissimi filosofi del passato non avrebbero saputo accendere una TV, mandare una e-mail, parlare inglese, ecc..
Questo li avrebbe resi ignoranti?
Certo, e ne erano perfettamente consapevoli.
Per questo si dedicavano allo studio, alla ricerca e all'insegnamento.
L'ignoranza esisterà sempre, fa parte del nostro essere, ma non avrà la meglio su chi fa queste tre cose ogni giorno della sua vita: studia le nozioni passate, ricerca la verità nel presente e insegna agli altri quel che ha imparato, per un futuro migliore.
I media di massa come la TV e internet potrebbero essere un enorme aiuto in tal senso ma sono invece usati da personaggi squallidi per diffondere menzogne, confondere la gente, e soprattutto far credere al cittadino che rimarrà comunque e sempre schiava della propria ignoranza.
Quante volte discutendo della pandemia vi siete sentiti rispondere: "Ma tu sei un virologo?" o quando si parlava dell'austerity: "Ma tu hai studiato economia?", insinuazioni seguite da citazioni di nomi altisonanti, pubblicazioni e frasi fatte?
Lo scopo è quello di usare la tua ignoranza contro di te, quindi non per spingerti a studiare, cercare e discutere con altri le tue conoscenze ma bloccare sul nascere qualunque idea tu possa avere oltre a quella di essere uno stupido ignorante che ha bisogno che siano gli altri a dirgli cosa fare.
Per neutralizzare questo vero e proprio atto di terrorismo basta un semplice ragionamento:
Quanti di noi sono giudici o avvocati che hanno studiato legge?
Pochi.
La maggior parte del popolo conosce davvero solo le basi che servono alla convivenza quotidiana, e a volte neanche quelle.
Questa grave ignoranza ci esonera dal seguire le leggi?
Chi non è giudice o avvocato, con relativo foglio di carta che garantisce che è un esperto in leggi, non deve informarsi e seguire/applicare comunque le leggi dello Stato?
La risposta è sì, certo che sì.
La legge non ammette ignoranza.
Ognuno di noi deve usare la propria intelligenza e le proprie capacità per informarsi di quali siano le leggi ed agire in rispetto ad esse.
Conoscere le leggi utili a vivere quotidianamente è un obbligo, ma fa di noi degli avvocati?
Abbiamo diritto a un titolo che certifica la nostra conoscenza?
No, perché pur conoscendo le leggi che ci servono ogni giorno per vivere bene e in modo corretto non le conosciamo tutte.
Neppure il più bravo dei giudici o degli avvocati potrebbe conoscerle tutte!
Cosa ci distingue allora da un giudice o da un avvocato?
Perché loro hanno studiato tanti anni e cosa attesta il loro foglio di carta che lo certifica?
La verità è che non certifica che conoscano tutte le leggi, probabilmente ne conoscono  mediamente più di un comune cittadino ma anche loro sono ignoranti.
Tanto è vero che si dividono per settori di competenza: tributaria, penale, civile, ecc..
Il loro titolo di studio li abilita a svolgere una professione socialmente rilevante.
Quindi un giudice e un normale cittadino possono discutere di leggi e sentenze al bar, e il cittadino può anche saperne più del giudice, ma poi per entrare in tribunale ed emanare una sentenza è necessario il pezzo di carta, che non certifica che il giudice ne sappia più del cittadino ma che è preparato e abilitato a svolgere bene quel lavoro.
Tanto è vero che se perde l'abilitazione per qualche motivo, ciò non influisce sulle sue conoscenze ma perde comunque il titolo di giudice o avvocato e non può più esercitare tale professione.
Allo stesso modo dovremmo pensare che la salute o l'economia domestica non ammettono ignoranza, nel senso che se non conosci quel minimo indispensabile a vivere degnamente non puoi sperare che qualcuno, anche se esperto, possa rimediare a questa tua lacuna personale.
Nessun cittadino deve essere totalmente ignorante in queste materie.
La scuola dell'obbligo è generica ma serve appunto a darci la capacità di studiare, cercare e discutere coi nostri pari per istruirci su tutto quel che è necessario per vivere.
Ogni cittadino quando si tratta della sua salute o delle sue finanze deve saperne di più di qualunque medico, economista o altro esperto.
Quando non è così esistono dei professionisti abilitati a fare diagnosi e a ricercare/somministrare cure o altre soluzioni a chi non le conosce o non ha idea di cosa fare.
I professionisti intervengono quindi su richiesta del cittadino per aiutare in modo efficace, non per azzittire e imporre il proprio pensiero.
Un vero esperto, oltre ad aver studiato e continuare nella sua ricerca, deve essere anche in grado di trasmettere il proprio sapere agli altri, e se ci riesce non ha bisogno di leggi, minacce o menzogne per convincere chi lo ascolta a seguire il suo consiglio.
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Anni fa il cantante Caparezza usava l'ossimoro "verità supposte" come titolo per un suo album di canzoni.
L'accostamento di questi due termini è geniale, perché esprime anche un secondo significato: esistono verità che spesso sono sgradevoli al punto che non vorremmo averci nulla a che fare.
Una di queste è che la popolazione del pianeta Terra è numericamente oltre il limite di sostenibilità e dovrà essere ridotta e tenuta sotto una certa soglia.
Di questo ne ho già parlato.
Un'altra verità supposta è che il lavoro umano e la produzione di beni non sono più un binomio inscindibile.
Questo rende obsoleta (ma non meno valida) la costituzione italiana.
Al tempo in cui fu scritta il principale, se non l'unico, modo per produrre beni e quindi ricchezza per uno Stato era il lavoro dell'uomo.
C'era quindi una corrispondenza diretta tra lavoro umano e produzione di beni e servizi utili allo sviluppo e al benessere.
Su questo principio i costituenti hanno voluto fondare l'Italia.
Oggi lo scenario è cambiato.
Non mi sbilancio a dire se in meglio o in peggio ma è certamente cambiato.
Grazie alla tecnologia tradotta in automazione e intelligenza artificiale gran parte della produzione di beni e servizi può essere tolta al lavoro dell'uomo che resta così privo di una delle sue attività principali.
Se è vero che in passato il lavoro era indispensabile per far prosperare uno Stato, era ed è altrettanto vero che il lavoro nella società contemporanea è un valore e un modello di vita virtuoso.
Lo studio personale era ed è in gran parte finalizzato ad ottenere una buona posizione lavorativa.
Il metro di giudizio con cui si valuta una persona e il credito che gli si concede dipende anche questo in gran parte dal lavoro svolto.
Il lavoro è un perno centrale attorno a cui ruota tutta la vita collettiva e personale.
Era un risultato ricercato da chi fondò l'Italia che mai avrebbe potuto immaginare una profonda crisi del lavoro, come l'attuale, provocata dal fatto che la tecnologia ha privato l'uomo di questa funzione primaria.
Una interessante domanda da porsi è quindi la seguente:
Nel contesto attuale come andrebbe rivisto il concetto di lavoro come fondamento di uno Stato?
Per avere una risposta in primo luogo va diviso il beneficio della produzione di beni e servizi da quello sociale che faceva del lavoro il perno di una vita virtuosa.
Questa distinzione è talmente indispensabile da giustificare anche una revisione del termine "lavoro" che ad oggi è generico e addirittura fuorviante se si utilizza la definizione scientifica.
Per la fisica ogni trasferimento di energia è lavoro, anche quello che non produce nulla o ha effetti negativi sulla società.
E' chiaro che nessuno stato può basarsi su un lavoro improduttivo e/o socialmente dannoso.
Vanno quindi definite due specifiche tipologie di lavoro.
Il lavoro che produce beni e servizi utili e il lavoro inteso come una attività capace di nobilitare la vita di una persona e portare benefici sociali indipendenti da un valore economico/produttivo.
Non so se possono essere i termini più adatti ma io utilizzerei i termini di "Impresa" per il primo e "Arte" per il secondo.
Alla luce di tutto questo il primo articolo della Costituzione Italiana andrebbe reinterpretato nel seguente modo:
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sull'impresa e sull'arte..."
Le conseguenze sarebbero molteplici.
Se "Fare impresa" diventa il nuovo fondamento dello Stato cambia tutto.
Oggi se una multinazionale estera arriva in Italia per "portare lavoro" agli italiani è certamente vista come una occasione per creare lavoro.
Se invece il fondamento non fosse il lavoro in sé ma la capacità di "fare impresa" del sistema Italia avere una multinazionale estera al posto di una creata da imprenditori italiani sarebbe negativo.
Portando il concetto al limite, avere solo imprese estere che creano lavoro e produzione in Italia sarebbe il peggiore scenario possibile.
Questo perché il lavoro generico non sarebbe più il fondamento di una buona nazione ma servirebbe piuttosto la capacità di creare impresa e produrre beni e servizi con le proprie capacità e risorse.
Un altro aspetto del concetto di impresa, svincolato dal lavoro umano, sarebbe la possibilità di non far corrispondere automaticamente maggiori guadagni a maggiore produzione.
Oggi con la scusa che non si può limitare il lavoro si impedisce una regolamentazione volta a stabilire quanto effettivamente si deve produrre. Si lascia al mercato e alla libera concorrenza il compito di autoregolamentare l'economia con effetti disastrosi.
Il merito e il profitto andrebbero invece legati alla qualità piuttosto che alla quantità.
Qui si inquadrano le arti, che non devono essere viste come cose futili e non produttive.
Continuerebbe ad avere senso pensare ad imprese artigiane come connubio tra la capacità di produrre ricchezza e quella di farlo in modo socialmente vantaggioso ricercando la bellezza o la sostenibilità e la produzione su misura.
Nella redistribuzione della ricchezza dovrebbe trovare posto il concetto che se una imprenditore fa mille oggetti nel tempo in cui l'artista o l'artigiano ne fa uno, tutti questi soggetti devono godere delle stesse possibilità ed avere una ricchezza commisurata alle proprie capacità, certo, ma anche equiparabile.
Faccio un esempio per spiegare meglio:
Se in principio una fabbrica che produceva mobili aveva bisogno di 50 artigiani mobilieri ovviamente oggi può produrre molti più mobili utilizzando catene automatizzate.
I 50 mobilieri sono formalmente inutili, ma lo Stato deve garantire loro di poter svolgere una attività lavorativa per fini sociali.
Mettere in competizione impresa e artigiani non porterebbe alcun vantaggio.
Dare incentivi agli artigiani è vietato e anche se fosse li spingerebbe a non lavorare se possono avere un sussidio anche senza vendere mobili.
Una possibile soluzione sarebbe prevedere l'obbligo per l'impresa di assumere comunque 50 artigiani del legno e farli lavorare per ottenere prodotti di alta qualità con finalità untili alla società.
L'impresa guadagnerebbe sia dalla produzione automatizzata che da quella artigiana, ridistribuendo equamente i guadagni anche agli artigiani.
L'imprenditore avrebbe allora tutto l'interesse di valorizzare la parte artigiana su cui deve comunque investire, stimolando i propri collaboratori a svolgere un lavoro di qualità (quello di quantità lo fanno già le macchine).
Questo va pensato in una economia in cui tutte le aziende sono obbligate ad affiancare alla produzione automatizzata una produzione artigiana che non ha un fine nel profitto.
Per quanto possa sembrare assurdo è proprio il concetto che lavorare senza produrre un profitto in denaro ma per ottenere invece un vantaggio sociale a rimettere in equilibrio le cose.
Dopo tutto nessuno si scandalizza se una persona ricchissima fa una donazione a una scuola o compra un'opera d'arte.
E' una redistribuzione di ricchezza.
Solo che non andrebbe affidata all'iniziativa del singolo ma regolamentata in modo giusto da uno Stato di diritto.
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Discussioni generali / Re:Rappresentante di lista e brogli elettorali
« Ultimo post da Antonietta Basile il Novembre 04, 2021, 05:10:20 pm »
In questo caso so bene di cosa parli in quanto mi è capitato per la prima volta di venire convocata come scrutinatrice e questo mi ha permesso di rendermi conto di quanto lavoro ci vuole per organizzare e far funzionare le elezioni. Concordo sui turni, per quanto riguarda la retribuzione, una persona che conosco e che la vora al comune mi ha detto che ci mettono un paio di mesi per pagare, non so quanto ma pagano. Nel mio caso il presidente era una persona garbata che ci ha spiegato cosa dovevamo fare in quanto eravamo novelli. Per quanto riguarda la faccenda del nastro adesivo, essendo di carta capita che si stacchi.
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I megafoni del pensiero unico stanno affiancando al COVID i vari problemi dell'ecologia globale.
I due temi sono legati da un invisibile filo che non starò a trattare in questo post.
In questo post voglio rendere evidente come la cosiddetta "Transizione ecologica" non abbia il suo fulcro nello smettere di inquinare o consumare.
In realtà nessuno verrà mai a dirvi di cambiare abitudini per smettere di fare qualcosa ma piuttosto vi chiederà di cambiare abitudini proprio per continuare a fare quel che fate ma in modo meno inquinante e più sostenibile.
Anzi, non ve lo chiederà: ve lo ordinerà.

Non si tratta quindi di trasformare la nostra società in una migliore e più rispettosa dell'ambiente ma di permettere all'attuale modello di diventare ecosostenibile.
Si potrebbero fare mille esempi.
Chiedo scusa ai fumatori ma il primo che mi viene in mente è quello del fumo di sigaretta.

(1)
Fumare fa male.
Fumare uccide.
La soluzione più logica sarebbe smettere di fumare, ma poi che fine fa l'industria del tabacco?
E tutta la gente scontenta che si rilassa con una sigaretta come la si gestisce?
La soluzione promossa in stile "Transizione ecologica" prevede di non far smettere di fumare nessuno ma di farglielo fare in modo responsabile e sostenibile.
Quindi sigarette più leggere o elettroniche, usate in luoghi e modi specifici per ridurre il danno fino al punto in cui sia sostenibile.

Applicando lo stesso concetto alle industrie inquinanti o a qualunque altro comportamento che crea un danno all'uomo o all'ecosistema l'obiettivo diventa stabilire il limite di sostenibilità e fare in modo che il danno si avvicini il più possibile a questo ma senza superarlo.
Così un limite di CO2 annua che ci viene venduto come un valore di salvaguardia con finalità ecologiche ha tutt'altro significato per chi guadagna inquinando, ovvero è il permesso di produrre CO2 fino a quel limite che diventa così il suo obiettivo per avere il massimo profitto.
Faccio un altro esempio:

(2)
Una fabbrica di piatti di plastica produce 100 piatti al giorno.
Siccome sono molto inquinanti viene stabilito dall'UE che il limite di piatti fabbricabili in un giorno è 50.
L'azienda in questione, d'accordo con l'UE, comincia una campagna di informazione per il riciclaggio della plastica e i rifiuti diminuiscono.
Grazie a questo risultato ci sono meno piatti di plastica buttati in giro dai cittadini, l'inquinamento diminuisce e l'UE stabilisce che grazie a ciò possono essere prodotti 100 piatti al giorno in modo sostenibile.
L'azienda è contenta, Il popolo è contento, L'UE è contenta.
Come ogni criminale che si rispetti l'UE non si accontenta però.
Obbliga i produttori a corrispondere 10 centesimi di tasse per ogni piatto prodotto e poi obbliga i cittadini a riciclare l'80% della plastica Così può portare il limite di piatti producibile in un giorno a 150.
La fabbrica può produrre più piatti, ma deve anche pagare una tassa in più che prima non c'era.
Il cittadino è obbligato a riciclare l'80% di plastica che usa.
Una bella scocciatura ma lo fa volentieri per salvare l'ambiente.
Finisce così?
No.
L'UE obbliga l'azienda a usare un nuovo tipo di plastica che si ricicla meglio e inquina meno.
Costa di più, certo, ma l'azienda può scaricare i costi sui consumatori.
E se questi scegliessero di tornare ai piatti di ceramica?
Nessun problema: ecco la legge che obbliga ad usare i piatti di plastica anche se costano di più, e ovviamente essendo meno inquinanti si può autorizzare una produzione di 500 piatti al giorno restando nei limiti della sostenibilità.
Sicuramente un bel guadagno per l'UE che tassa ogni piatto prodotto.
L'azienda ha maggiori obblighi, più tasse che scarica sul consumatore, ma con la maggiore produzione recupera profitto, specialmente se riesce a far chiudere tutti i suoi piccoli concorrenti locali che non possono adeguarsi alle nuove norme.
I cittadini consumatori?
Loro pagano di più un prodotto spesso meno valido del precedente, sono comunque obbligati a comprare solo quelli da una legge e c'è anche un'altra legge che li obbliga a riciclare la plastica con un corretto comportamento che nel migliore dei casi fa perdere un sacco di tempo e nel peggiore aggiunge nuovi costi che prima non c'erano.
Ma sono contenti perché grazie a loro sacrifici i 500 piatti giornalieri hanno un impatto sostenibile sull'ambiente.

Ho un altro esempio: l'energia elettrica.

(3)
Produrre energia elettrica inquina.
Paghiamo per avere produzioni più ecosostenibili un maggior costo in bolletta.
Poi dobbiamo anche risparmiare.
Oggi abbiamo lampadine LED che consumano 5W invece che 100W.
Elettrodomestici A+++ che consumano un decimo di quelli degli anni 70 ma sono talmente delicati da rompersi in pochi anni (solitamente appena scaduta la garanzia).
Suddivisione in fasce orarie dei consumi, doppi vetri e cappotti alle case, e mille altri accorgimenti per consumare meno...
Certo, i consumi calano drasticamente, ma siccome le aziende fanno profitto sul consumo devono vendere mille altri prodotti energivori e devono farti stare in casa per utilizzarli.
La formula è sempre la stessa: fintanto che è un consumo sostenibile va bene.
Ma qui si vede ancor meglio il legame tra consumo sostenibile e spesa sostenibile.
Se negli anni '70 una famiglia poteva mediamente spendere l'equivalente di 50€ al mese per la corrente elettrica, quel parametro viene tenuto costante anche se i consumi calano.
Non importa se oggi la stessa famiglia consuma un decimo dei watt che consumava mensilmente negli anni '70, la sua spesa mensile in bolletta resterà invariata.
Tutte le aziende elettriche sanno quale è la spesa sostenibile e adegueranno sempre le tariffe a quella spesa.
La transizione ecologica porterà quindi maggiori obblighi e, in proporzione ai consumi, maggiori spese per l'utente consumatore.
Perché La sostenibilità ambientale e la sostenibilità economica di un prodotto o un servizio saranno sempre sfruttate al 100% da chi ci guadagna e anche se potesse farli pagare la metà non lo farà, o lo farà giusto per qualche mese vendendola come una "Super offerta" per i nuovi clienti.
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Discussioni generali / Re:lezione indimenticabile dalle amministrative
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Ottobre 19, 2021, 11:29:51 am »
Alle ultime elezioni io ho visto presentarsi delle vere e proprie lobby di potere a cui (in un paese civile) dovrebbe essere impedito di presentare candidati.
Siamo arrivati a questo attraverso un gigantesco inganno in cui inizialmente i partiti erano solo infiltrati o manipolati dall'esterno, ma poi pian piano sono diventati una vera e propria rappresentanza esclusiva di oligarchie e gruppi di potere che hanno gettato la maschera.
Hanno una posizione di monopolio della politica che sanno gestire perfettamente, non temono più nulla, e senza alcuna vergogna rendono evidente agli elettori che votando loro non si votano rappresentanti del popolo ma appunto rappresentanti delle diverse oligarchie che hanno obiettivi contrari alla costituzione e al popolo.
Avendo annullato ogni alternativa vincono anche se vota solo il 10% e abituano gli elettori alla rassegnazione.
Una rassegnazione utile a vanificare qualunque tentativo di creare alternative democratiche che rappresentino il popolo.
Ormai se ne esce solo denunciando pubblicamente che non sono partiti politici e quindi non hanno alcun diritto di esercitare la politica in Italia.
Purtroppo non serve solo creare uno o più partiti politici che siano espressione popolare ma bisogna anche ricostruire la fiducia degli elettori verso l'istituto del partito politico.
Lo si può fare solo mostrando la vera natura di queste lobby, e lo devono fare il 100% dei partiti, uniti in un unico fronte, trasversale alle  singole ideologie.
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Discussioni generali / lezione indimenticabile dalle amministrative
« Ultimo post da Luigi Intorcia il Ottobre 19, 2021, 11:07:51 am »
Quanto avvenuto nelle amministrative 2021 è lo specchio reale della situazione italiana.
Prima di tutto, bisogna informarsi, partecipare, capire, parlare, proporre ovvero  tutti termini 'azionatori'. La politica è questa non altro che questa e bisogna fare chiarezza una volta per tutte.
Un elettore, che come avvenuto nel ballottaggio romano, non va a votare significa che non ha capito assolutamente niente. Se si cerca il suo voto glielo si  chiede dando per lui o lei una pro_ attività.
Levando il caos  di fondo  provocato dalla ideologia sempre più  mal posta dai soliti noti, includendovi  tv e giornali, si deriva che si è in perenne campagna elettorale, agli ordini del padrone di turno e se non si centrano le politiche pro attive, ( risoluzione di una istanza qualunque essa sia ), non vedendola nemmeno citata, dal suo eleggibile di riferimento,  l'elettore non VOTA.
Le alchimie non esistono e tanto meno le contro prove, ma al vero disperato, cosa gli interessa del green pass o del vaccino?
La risposta è zero.

Il disperato vero, è un soggetto che non ha più nulla da chiedere a nessuno, perchè vive nella sua disperazione quotidiana, non gli interessa se e quanto costa l'energia, se e come gli cambiano le imposte ( che non è più in grado di onorare ) se e quanto costa un conto corrente o un mutuo o un prestito, se e quando va in un ospedale dove  nemmeno ci arriva ad entrarvici se deve curarsi. Quanti sono i cittadini che possono stare in questa situazione?

Se è vero  quanto sopra, pensare di discriminare un soggetto, che non ha nulla da perdere, è la pazzia della politica degli accattoni  che cercano il micro consenso e immaginano chi li voti, ma questa è una pura illusione.

In poche righe nessuno pretende di dare lezioni di scienza politiche, in quanto il buon senso dovrebbe prevalere sulla pura idiozia e se è vero questo, quanto avviene di sbagliato ogni secondo della nostra vita, dipende non più dalla comunità, ma dai ciarlatani che non hanno alcun sentimento, in quanto  votati esclusivamente ad acquisire il potere.

La politica assassina, da parte di criminali, banditi e gentaglia al seguito ha puntato ad annichilire l'avversario, sacrificando tutto quello che si poteva sacrificare e ha costretto quasi 1 su 2  a non andare più a votare.

Il termine esatto è allora, far desistere  ad  interessarsi della vita comune, in   quanti più se ne poteva,   e indurli a non farli votare contro e ci sono riusciti.

I sempre più pochi  che hanno la volontà di lottare, hanno compreso molto bene che è una pura perdita di tempo e forse è arrivato il momento di farsene una ragione definitiva.
Per quanto sia possibile,  è necessario cercare  di trovare  una specie di pace interiore e in quella serenità ritrovata,  vedere bene quanto avviene e denunciare tutto ciò che sia possible denunciare, per tentare di auto difendersi, senza fare alcuno sconto costi quello che costi.

Il resto sono chiacchiere inutili.

Luigi Intorcia





 




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L'azione politica dei cittadini si concretizza attraverso una associazione di partito.
Bisogna cominciare una profonda riflessione su questo.
In primo luogo capire quale sia questa azione politica.
Certamente la risposta più evidente è candidarsi e accedere al parlamento o ai consigli regionali, comunali, ecc., per fare politica e governare nei modi indicati dalla costituzione.
Un partito politico può anche selezionare e indirizzare i candidati che presenta a una elezione allo scopo di ottenere parlamentari capaci di rappresentare al meglio i propri elettori.
A questo va aggiunto un ulteriore compito: controillare l'operato di altri partiti politici, dei sindacati o dei rappresentanti eletti.
In realtà questa responsabilità dovrebbe essere di ogni singolo cittadino.
Ogni cittadino dovrebbe controllare l'operato dei partiti e dei propri rappresentanti politici.
Non si può scaricare questo compito alla magistratura che si attiva, giustamente, solo su una precisa denuncia dei cittadini ed è spesso inquinata dai poteri forti attraverso i partiti politici o altre pressioni esterne.
La partecipazione alla vita politica del cittadino prevede quindi anche un continuo controllo dei partiti e dei propri rappresentanti.
Questo compito può e deve essere svolto da ogni singolo cittadino, ma ovviamente assume un peso maggiore se viene eseguito attraverso una associazione.
Torniamo quindi alla costituzione che riserva ai partiti politici (quelli popolari formati da cittadini che vogliono partecipare alla politica) il compito di raccogliere le denuncie e le testimonianze utili a vigilare sull'operato di altri partiti o eletti e se è il caso portarle all'attenzione della magistratura.
Ovviamente questo non lo faranno mai i partiti che sono corrotti, quelli che per primi non rispettano la costituzione.
La realtà ci offre una amara verità.
Per allontanare i cittadini dalla politica, per deviare le loro energie lontano da un controllo che gli darebbe molto fastidio, hanno studiato a tavolino almeno due strategie diaboliche.
Il loro trucco è stato convincere il popolo a partecipare alla politica con strumenti inefficaci, che a loro non portano alcun danno, che possono controllare facendo sfogare la rabbia sociale in modo molto efficace.
LE MANIFESTAZIONI POLITICHE/PARTITICHE
La costituzione riconosce il diritto allo sciopero e a manifestare.
I sindacati sono un valido strumento per difendere i diritti dei lavoratori.
Siamo però tutti vittime di un inganno architettato dai partiti e dagli stessi sindacati che in modo fazioso ci hanno fatto credere che quella che era una prerogativa del mondo del lavoro potesse essere applicata anche contro lo Stato e le sue istituzioni come efficace mezzo per fare politica in modo partecipato.
Falso.
La costituzione parla di partiti politici per fare politica non certo di manifestazioni e sindacati.
Questa è una grave mistificazione.
La costituzione difende il diritto allo sciopero e a manifestare le proprie idee, giustamente, ma dobbiamo capire che si riferisce principalmente al mondo del lavoro opposto a quello degli imprenditori privati.
Utilizzarli conro le istituzioni statali per fare politica è una sortura.
Lo Stato deve rappresentare il popolo, i sindacati rappresentano i lavoratori, i partiti sono costituiti da una parte del popolo.
Capite che se ognuno di questi soggetti sta realmente rappresentando il popolo non è accettabile che siano in contrapposizione tra loro?
Un'azienda privata ha interessi privati e non rappresenta il popolo.
Per questo motivo ha senso scioperare per danneggiarla o manifestare conro un soggetto privato o uno stato estero per sensibilizzare l'opinione pubblica.
Scioperare contro lo Stato significa danneggiare lo Stato per ottenere o difendere un diritto.
Un modo sbagliato di fare politica con uno strumento inadatto.
Se chi governa opera contro il popolo un danno allo Stato sociale non fa alcun danno: si limiterà a scaricarlo sul popolo.
Il risultato di queste azioni è il popolo che danneggia se stesso o una parte del popolo che si contrappone a un'altra facendo esattamente il gioco di chi governa.
Quindi questo tipo di partecipazione è poco efficace e può diventare dannosa.
Col tempo il popolo se ne è anche accorto e forse per questo motivo i partiti politici si sono sempre più sfilati lasciando ai soli sindacati l'onere di organizzare manifestazioni contro il governo.
Per ovviare alla perdita di efficacia delle manifestazioni politiche come ingannevole strumento di partecipazione e sfogo è stato presentato un nuovo tipo di inganno, sempre per indirizzare la partecipazione popolare verso azioni inefficaci e controllabili.
LA DEMOCRAZIA DIRETTA
E' stato fatto credere che ogni singolo cittadino poteva avere la possibilità di partecipare direttamente alla politica attraverso strumenti innovativi estranei alla costituzione e anche al nostro sistema democratico.
A pensarci oggi sembra una assurdità, ma le novità fanno sempre presa sul popolo.
Tralasciando i cambiamenti della costituzione e dell'ordinamento democratico che sarebbe necessario apportare prima che qualcosa di simile fosse possibile, il singolo cittadino è difficilmente informabile, facilmente manipolabile dai media, spesso impreparato e sicuramente avrebbe altro di cui occuparsi che non sostituirsi agli organi democratici dello Stato.
Illudere i cittadini di essere direttamente artefici delle scelte politiche è anche utile a giustificare scelte sbagliate.
Al "ce lo chiede l'Europa" si può affiancare un "E' la volontà dei cittadini".
In questi anni abbiamo quindi visto sondaggi pilotati diventare proposte di legge; strumenti informatici di partecipazione asserviti alla volontà di partiti o leader politici che poi sistematicamente ignoravano tutto quello che non rientrava nei propri progetti.
Una enorme energia di partecipazione del popolo sprecata nella falsa pista della democrazia diretta e nel volontariato politico.
Abbiamo visto partiti votarsi alla democrazia diretta, ma era solo una facciata destinata a cadere nel momento in cui hanno deciso di fare i propri interessi.
E tutto questo è stato ancora usato per dividere il popolo e metterlo contro se stesso.
SCIOPERI, MANIFESTAZIONI POLITICHE E DEMOCRAZIA DIRETTA sono un inganno.
La partecipazione del popolo alla politica si fa attraverso partiti politici popolari.
Candidarsi, votare ma non di meno controllare l'operato degli eletti e dei partiti.
Controllo degli eletti:
1) Devono effettivamente rappresentare gli elettori.
2) Non devono eseguire ordini provenienti da partiti, associazioni, doggetti esteri, industrie, ecc..(mandato operativo)
3) Non devono appartenere a associazioni segrete o criminali o comunque avverse al popolo.
4) Devono rispettare la costituzione e le altre leggi dello stato.
5) Devono essere in grado di svolgere la loro funzione, fisicamente e mentalmente.
Controllo dei partiti:
1) Che rispettino la costituzione.
2) Non abbiano componenti provenienti da ambienti criminali o associazioni segrete.
3) Non esercitino potere decisionale sui propri candidati eletti.
Come? Chi?
Abbiamo stabilito che ogni cittadino deve vigilare, ma anche i partiti popolari devono farlo.
Propongo un comitato partecipato da tutti i partiti politici in egual misura, dai sindacati in rappresentanza dei lavoratori, a cui possano chiedere  una certificazione anche comitati e associazioni rispettosi della costituzione e del popolo.
I singoli soggetti che tradiscono il popolo e lo stato devono essere allontanati dalle istituzioni
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Non bisogna mai stancarsi di ripeterlo e di rileggerlo, perché tutto parte da qui:

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


Da qui in poi la Costituzione Italiana costruisce una macchina di governo che rappresenta "le forme e i limiti della costituzione".
Definisce quindi gli organi di governo, li definisce attraverso limiti, gli dà una forma e un obiettivo in modo che chi detiene la sovranità abbia i mezzi per governare con giustezza lo Stato.
Riconosce diritti e doveri e fa davvero uno splendido lavoro nel costruire questa macchina per governare e regolare i rapporti tra istituzioni e cittadino.
Non è perfetta ma tanto di cappello a chi l'ha scritta.

Bene, stabilito che il popolo è sovrano e ha sia il diritto che il dovere di guidare questa macchina formidabile bisogna solo dargli le chiavi.

Sono tre passaggi fondamentali, nel vero senso della parola.
Se uno solo di questi tre pilastri viene a mancare tutta la carta costituzionale diventa carta straccia.

1) La sovranità appartiene al popolo (e questo da sempre è il nostro primo comandamento politico)
2) La costituzione pone la forma e i limiti dell'impianto legislativo (la macchina) attraverso cui governare esercitando quindi la sovranità
3) Le chiavi di questa macchina devono essere saldamente in mano al popolo.

Il terzo punto è meno esplicito e potrebbe risultare superfluo.
E' logico pensare che per essere "sovrano" il popolo deve avere le chiavi e mettersi alla guida.
Ma è la Costituzione stessa a prevedere un terzo incomodo.

La domanda è: il popolo può guidare direttamente il paese?
La risposta è no.
La macchina non è progettata per essere guidata direttamente dal popolo.
Serve un autista a cui dare le chiavi.
Questo è un grave problema.

Le chiavi vanno date al popolo, è lui che deve guidare, questo è il terzo punto imprescindibile.
La macchina deve guidarla un autista, non è adatta al popolo.

L'unico modo per conciliare queste due realtà è far avverare una condizione: l'autista deve essere in tutto e per tutto rappresentante del popolo, guidare secondo le indicazioni del popolo, identificarsi totalmente nel popolo.
Qualunque oligarchia nella storia ha puntato a mettere con l'inganno il proprio autista alla guida del paese.
Facendo credere al popolo di essere ancora sovrano quando invece non lo era per nulla.

Qui sta il fulcro del problema, che esiste anche nel nostro Stato, perché la costituzione non lo risolve.

Certo, sulla carta riconosce la sovranità al popolo nel primo articolo.
Vincola tutti i servitori dello stato a sottostare alle leggi fatte dai rappresentanti eletti.
Vincola i rappresentanti eletti a rappresentare effettivamente la nazione e quindi il popolo elettore.
Gli proibisce di accettare vincoli di mandato operativo.

Non credo si possa fare di più sulla carta.
Ovviamente a vigilare deve essere la magistratura e il popolo.

Se i rappresentanti dovessero tradire la fiducia del popolo tutto salterebbe e si tornerebbe alla barbarie e alla violenza.

Nella nostra costituzione però è prevista una seconda strada, un meccanismo alternativo con cui il popolo può tenersi strette le chiavi o tentare di riprendersele in extremis nel caso gli siano state sottratte.

Questa strategia alternativa si basa sui partiti politici.

E' una via impervia e difficile ma anche geniale nella sua semplicità.

Da sempre esistono gruppi di potere che aspirano a prendere il comando di Stati, Nazioni e popolazioni.

Sono lobby o massonerie.
Gruppi di persone che possiedono un potere economico o di conoscenza straordinario che gli permette di avvantaggiarsi sugli altri ed arrivare a governare riservando a se stessi ogni aspetto della politica.
Possono essere gruppi criminali come la mafia o logge segrete o associazioni in regola, riconosciute, ma comunque in grado di influenzare la politica grazie al proprio potere.

Probabilmente questi gruppi erano ben attivi anche quando la costituzione fu scritta e promulgata.
Forse per questo motivo non furono banditi come lo fu il partito fascista.
La realtà è che non si possono assolutamente eliminare queste realtà dallo scacchiere politico.
Ci saranno sempre lobby, corporazioni, massonerie, ecc., impegnate a sottrarre sovranità al popolo.

Come reagisce allora la nostra costituzione a tutto questo?

Ebbene, non potendo eliminare queste associazioni antagoniste del popolo fa il massimo possibile con l'articolo 34:
"tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale"

E' come dire che se non si può impedire ai gruppi di potere di fare politica, almeno si garantisce a tutti i cittadini la stessa possibilità.

Per fare politica bisogna associarsi in un partito, riconosciuto e riconoscibile.

Ovviamente tutti i gruppi di potere, nessuno escluso, ha fondato un partito o si è saldamente infiltrato in uno o più di essi.
Non è illegale.
La costituzione ha solo voluto dare anche ai cittadini questo potere.
Sta a loro associarsi in uno o più partiti e difendere la propria sovranità.

Quindi, visto il loro potere economico e di conoscenze, ci saranno sicuramente sempre partiti espressione delle lobby, della massoneria, della mafia, della ndrangheta...
Tutti alleati o in competizione a seconda dei propri interessi.
Essi, attraverso i loro partiti sempre fortissimi e camaleontici, tenteranno in tutti i modi di spartirsi il governo del paese.
Questo non si può evitare: si dovrebbero prima sconfiggere tutte le mafie, tutte le lobby e tutte le massonerie.

La costituzione ci dà però la possibilità di competere con loro, con lo stesso strumento che può schifarci per come lo usano loro ma resta l'unico strumento destinato al cittadino per fare politica.
il partito politico.

E' quindi responsabilità del popolo costituire partiti fatti di cittadini meritevoli e degni e poi votarli per impedire ai gruppi di potere di spadroneggiare ovunque nelle istituzioni.

Di contro i gruppi di potere faranno di tutto per far credere al popolo di essere loro il miglior partito, di rispettare la sovranità del popolo, e cercheranno di impedire attività politica dal basso allontanando chiunque dall'idea di fare politica.
Nessun partito popolare deve essere fondato.
Nessun partito popolare deve essere votato.
Perché nessun partito popolare deve arrivare ad esercitare la sovranità del popolo.

Da tutto questo risulta chiaro che, escludendo la rivolta armata, la Costituzione ci chiede di fondare partiti popolari e farli arrivare integri alla guida del paese.

Cosa per nulla semplice ma che dobbiamo perseguire assolutamente.

Il primo accorgimento, molto semplice, è curarsi del fatto che i componenti di partiti, movimenti, sindacati e tutte le altre associazioni politiche siano prive di personaggi legati a gruppi di potere conosciuti (o segreti) espellendo subito chi appartiene a questi gruppi riconosciuti come antagonisti del popolo.

Queste associazioni devono poi cooperare e raggrupparsi, con l'intento di maggior controllo e maggior potere da contrapporre ai suddetti gruppi di potere.

Condividere questa consapevolezza è il primo passo senza il quale la rivolta violenta e l'insurrezione popolare resterà sempre l'unica via di liberazione.


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