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Discussioni generali / Le differenze tra lavoro pubblico e privato
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Novembre 21, 2022, 10:35:30 am »
L’inconciliabile mondo del lavoro pubblico e del lavoro privato.

L’incapacità dei nostri politici si manifesta su questi temi:
1) Trattano ogni argomento come se il modello Statale fosse il migliore possibile e quindi obbligano gli imprenditori privati e gli artigiani a seguire quel modello anche nei minimi dettagli.
2) Siccome si è imposta la cultura del profitto e della efficienza a tutti i costi piegano e subordinano le regole del lavoro “statale” a questi obiettivi che in realtà non sono compatibili.

Per fare un esempio è come obbligare tutti a comprarsi una Ferrari perché sulla carta è indubbiamente l’auto più veloce e poi costringere chi ce l’ha a montare il motore di un trattore perché è il più affidabile.

Una idiozia totale.

I nostri cari politici dovrebbero tenere ben presente che esiste un mondo del lavoro “pubblico” che deve essere gestito direttamente dallo Stato senza finalità di lucro ma per garantire al meglio i servizi essenziali al cittadino.
Questo tipo di lavoro ha regole nettamente diverse da quello imprenditoriale privato.
1) Non persegue il lucro o l’arricchimento personale ma l’erogazione del miglior servizio possibile al cittadino.
2) Può accedere al finanziamento statale in deficit e quindi è un lavoro stabile e sicuro.
3) Ha una normativa molto severa per evitare che i soldi pubblici siano usati per arricchimento personale (chi vuole arricchirsi dovrebbe lanciarsi in una impresa privata). Questo significa un tetto agli stipendi e appalti controllati sulle forniture, controlli in fase di realizzazione e collaudi anche anti-economici.

Questo tipo di lavoro non può essere affidato a privati ma deve restare in mano totalmente pubblica.

Questo modo di lavorare non è il più performante se si misura l’efficienza sotto il profilo di redditività economica e di norma necessita di un finanziamento pubblico che rispetti il principio di redistribuzione della ricchezza.

Ovviamente lo stesso lavoro svolto da un privato avrà caratteristiche diverse, sarà migliore sotto molti punti di vista, primo tra tutti permetterà un profitto all’imprenditore e stipendi più alti ai dipendenti.
La diretta conseguenza sarà che una ditta privata avrà possibilità di assumere i tecnici mediamente migliori rispetto a quelli pubblici, disporrà di più soldi e potrà offrire un lavoro migliore a chi potrà pagarlo al giusto prezzo.
Ma è giusto così.
Immaginiamo un mondo in cui le aziende pubbliche offrono il miglior servizio in assoluto: si tradurrebbe nella totale sconfitta dell’imprenditoria privata, che invece ha senso proprio perché può creare eccellenze decisamente migliori di quelle ottenibili da una azienda statale.
Eccellenze che devono essere premiate da un profitto privato che nel lavoro pubblico non può esistere.

Il mondo del lavoro pubblico e privato condividono solo un quadro sommario di leggi che giustamente pongono limiti per garantire la sicurezza, la salute, i diritti e qualche standard tecnico.
Poi si dividono nettamente.

Il lavoro pubblico si finalizza sul bene comune, definendo nei dettagli regole utili a garantire che la ricchezza prodotta sia condivisa da tutti i cittadini.

Il lavoro privato persegue il profitto, per l’imprenditore/artigiano e chi gli commissiona il lavoro, con l’obiettivo di concentrare la ricchezza in mano ai più capaci e meritevoli (con una giusta moderazione del sistema fiscale).

Lo Stato dovrebbe scrivere le leggi quadro, uguali per tutti, e poi dedicarsi alla gestione del comparto pubblico con l’obiettivo del bene comune, di dare a tutti una vita degna e non certo ricchezze da favola.
Lasciare quindi campo libero all’imprenditoria privata che si interesserà dei settori più profittevoli creando un altro tipo di ricchezza, magari per pochi, ma comunque utile al sistema paese.

Lo Stato oggi ha fuso assieme il settore pubblico e quello privato, affidando formalmente al privato qualsiasi attività ma subordinandolo alle regole del lavoro pubblico.
Regole che per loro natura non permettono alcun profitto, a meno di non sacrificare il bene comune.
Paradossalmente è lo stesso stato a spingere le imprese verso il profitto, considerandolo l’indicatore di un buon funzionamento a discapito dei cittadini.

Il risultato sono una serie di:
- aziende che non producono profitto, perché cercano di fornire servizi alla comunità, affossate e penalizzate dallo Stato come aziende che non funzionano, obiettivo di tagli e restrizioni.
- aziende che potrebbero produrre profitto ma sono penalizzate da una burocrazia impossibile e un sistema fiscale impietoso.
- aziende (soprattutto estere) capaci di eludere la burocrazia e il fisco e che perseguono solo il massimo profitto, incomprensibilmente giudicate meritevoli da uno Stato che ha perso ogni contatto col la realtà economica del paese.
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Discussioni generali / Re:Il mondo che verrà
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Ottobre 29, 2022, 01:27:10 pm »
Da circa 250 anni esistono le definizioni (Rousseau):
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La penso diversamente.
Quello che scrivi è vero ma indipendentemente dal sistema democratico o meno di governo a fare la differenza è la qualità delle persone.
Anche un Re, che potrebbe essere il peggiore dei tiranni per i propri sudditi, potrebbe invece rivelarsi un buon Re se ha le qualità umane sufficienti.
La possibilità di eleggere un proprio rappresentante ha questo valore, dà in teoria l'opportunità di selezionare una elite con le caratteristiche umane adatte a governare.
Poi che questo non accada per una serie di truffe purtroppo è una realtà, ma è una realtà anche il fatto che il popolo è facilmente influenzabile attraverso i media e può diventare ancor peggio del peggio se si governasse da solo senza averne le capacità.
Non è così semplice.
Come partito ribadisco il nostro impegno a proporre candidati degni di essere eletti, ascolteremo e daremo spazio anche a visioni alternative ma noi simo questo, siamo un partito, e dobbiamo svolgere bene il nostro compito prima di tutto.
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Discussioni generali / Re:Il mondo che verrà
« Ultimo post da Orazio di Bella il Ottobre 26, 2022, 03:54:29 am »
Da circa 250 anni esistono le definizioni (Rousseau):
Un sistema dove si fanno elezioni e si eleggono alcune persone, è
1) Aristocrazia Elettiva, se gli eletti sono liberi e non hanno particolari vincoli (giuridici) con chi li elegge.
2) Democrazia Rappresentativa, se gli eletti sono vincolati all'elettorato, e possono essere controllati e sanciti per fare interessi contrari a quelli della collettività, ma favorevoli a piccoli gruppi a danno della comunità.
La passione per negare che esista o sia esistita una Aristocrazia Elettiva, e la passione per affermare con tutta la prepotenza possibile, che la roba odierna DEVE essere chiamata Democrazia Rappresentativa, e che chi viene eletto deve essere "Re" per il tempo della legislazione, è dottrina del sistema, cioè della classe dominante.

Se si ripetono i loro dogmi senza dibatterli, o se si rifiuta il dibattito e si difendono tali dogmi, o si è affetti da sindrome di Stoccolma, o non si capiscono le cose, oppure si è complici.

Chi ha avuto il potere decisionale fino ad oggi NON sono stati i popoli. Due guerre mondiali, e quella in corso, sono tutte opera voluta dalla classe dominante!
A me basta! Confido più nelle masse ignoranti, che nella classe dominante! E non è vero, che una vera democrazia rappresentativa sarebbe un disastro! Ha molte probabilità di essere un sistema di gestione migliore di tutti quelli provati fino ad oggi!
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Discussioni generali / Fantascienza politica
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Ottobre 01, 2022, 05:33:23 pm »
La politica è anche una scienza.
E' quindi corretto parlare di fantascienza politica, un aspetto quanto mai attuale se pensiamo a quanto il nostro mondo assomigli o addirittura abbia superato di molto quei mondi visionari descritti dalla letteratura fantascientifica.
Anche in ambito politico  l'impressione è quella di essere andati troppo "avanti" su una strada che non rispetta il valore umano ma mette sul piedistallo la stessa scienza come unico progresso sociale possibile.
In questo parallelo notiamo anche una somiglianza sui possibili finali.
Una regressione politica a valori rappresentati dalla Costituzione o l'avanzamento verso un diverso tipo di utilizzo della scienza stessa.
Forse sono entrambi necessari, quel che è certo è che non bisogna smettere di sperimentare e studiare, perché quel che oggi può sembrare fantascienza politica domani potrebbe essere la realtà di un mondo, si spera, migliore.
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Discussioni generali / Re:Il mondo che verrà
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Ottobre 01, 2022, 05:20:25 pm »
Continuiamo a girare attorno alle definizioni.
Chiamala come vuoi, ma se devi amministrare per conto di milioni di persone non avrai mai la possibilità di una democrazia pura e cruda.
Se ci ingannano è in parte proprio mentendoci su questo, ovvero facendoci credere che si possa governare una nazione in modo "Democratico" anche nelle scelte politiche.
La democrazia rappresentativa, quella che intendo io come tale, ha strumenti assai limitati per il popolo.
Quasi nessuno a livello decisionale.
Il più potente era quello degli antichi romani che semplicemente rimuovevano fisicamente i governanti che esageravano con le loro follie.
Ed è appunto dai tempi dell'antica Roma che le aristocrazie si difendono come possono, ovvero panem et circenses o qualunque altro inganno buono a tenere calmo il popolo.
Poi ci sono episodi come la rivoluzione francese che segnano un punto a favore della democrazia o la tecnocrazia mediatica di oggi che dà immenso potere all'aristocrazia.
Sta tutto lì, nel conoscere la truffa e sapere cosa il popolo deve fare per difendere la democrazia che potrebbe esistere nelle piccole comunità autogestite ma che viene impedita attraverso una globalizzazione che assegna a un governo non democratico le decisioni su ogni aspetto dellanostra vita.
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Discussioni generali / Re:Il mondo che verrà
« Ultimo post da Orazio di Bella il Settembre 29, 2022, 01:53:02 pm »

La democrazia può esistere solo in un gruppo ristretto di persone
Già una città di un milione di abitanti non può essere amministrata democraticamente.

Bisogna solo sperare che le persone al potere siano valide.
Questo fa la democrazia rappresentativa.
Non dà alcun potere decisionale al popolo.
Bisogna solo non sbagliare a scegliere chi avrà il potere.


La democrazia DIRETTA funziona solo in un gruppo piccolo!
Una città di un milione non può essere amministrata con democrazia DIRETTA

Se si spera che le persone al potere facciano le cose giuste, senza poterle controllare e agire su di loro, NON È DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA.
Che piaccia o no, esiste storicamente un altro sistema che usa elezioni, e non è democratico. Fu chiamato aristocrazia elettiva.
Il termine non è stato popolarizzato. Chissà proprio per non far venire certe curiosità!
Nell'aristocrazia elettiva il popolo rimane suddito come nella monarchia. E non ha potere decisionale!

Esiste un terzo sistema che usa elezioni. È proprio la aristocrazia elettiva, ma chiamata democrazia rappresentativa, perché è collaudato da oltre un secolo, che l'umanità non è molto attenta alle cose, e basta l'etichetta per confonderla e darle sicurezze su cose false!

Se prima non prendiamo sul serio la questione, se siamo in democrazia rappresentativa, o se è aristocrazia elettiva come afferma Ankersmit, siamo condannati a un eterno girotondo!
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Discussioni generali / Re:Il mondo che verrà
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Settembre 27, 2022, 02:25:52 pm »
Non sono d'accordo sul discorso dell'astensionismo.
La democrazia può esistere solo in un gruppo ristretto di persone
Già una città di un milione di abitanti non può essere amministrata democraticamente.
Bisogna solo sperare che le persone al potere siano valide.
Questo fa la democrazia rappresentativa.
Non dà alcun potere decisionale al popolo.
Bisogna solo non sbagliare a scegliere chi avrà il potere.
Se si sbaglia non resta che usare la forza del gruppo per rimuovere gli oligarchi dalla loro posizione.
La democrazia che permette di scegliere potremmo applicarla a gruppi molto piccoli e a scelte politiche molto vicine alle persone ma abbiamo rinunciato perché lì dove si poteva davvero contare qualcosa ci si è lasciato convincere ad astenerci, che non siamo noi a dover decidere ma ci penserà qualcuno più bravo di noi.
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Certamente essersi istruiti bene e avere le informazioni giuste è un prerequisito basilare per eleggere dei validi rappresentanti ma il problema non va visto solo in ottica di ignoranza o ingenuità dell'elettore.
Cero si lascerà ingannare più facilmente, però la priorità è agire contro i truffatori e non deridere i truffati perché sono stupidi.
Chi controlla e giudica la corretta capacità dell'elettore?
Il rischio è creare i presupposti per escludere dal voto chi è giudicato inadatto o incapace, fornendo una ulteriore arma alle elite.
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Discussioni generali / Re:Lista internazionale di teorici antisistema
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Settembre 27, 2022, 01:58:49 pm »
La politica è semplice, a portata di tutte le persone di buon senso.
Serve una organizzazione minimale (partito) e il resto dovrebbe essere affidato alle capacità dell':eletto.
Ogni complicazione, ogni sovrastruttura, ogni organismo che gravita attorno alla politica è un peggioramento.
Il popolo e i suoi rappresentanti dovrebbero avere un rapporto diretto, senza nessuno in mezzo o in torno a imbastire subdoli inganni.
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Discussioni generali / Re:Astensionismo inutile contro lo "zoccolo duro"
« Ultimo post da BrunoAlessandroBertini il Settembre 27, 2022, 01:50:41 pm »
Siamo in un grande inganno.
Per uscirne è necessario imparare a capire di chi possiamo fidarci.
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