Autore Topic: Industria pesante e sviluppo delle città  (Letto 103 volte)

BrunoAlessandroBertini

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Industria pesante e sviluppo delle città
« il: Giugno 02, 2022, 01:54:12 pm »
La Storia ci insegna che le grandi città nascono dove c’è una produzione di materie prime o un’industria di trasformazione in grado di dare lavoro a molte persone.

Cerchiamo di mettere in fila di priorità le condizioni necessarie alla nascita di una città.

1) Industria di produzione: che sia una produzione agricola o l’estrazione di minerali ovunque c’è bisogno di mano d’opera nasce una piccola città. Città che può diventare enorme quando include anche le industrie di trasformazione e quelle commerciali che forniscono beni e servizi a chi le abita.

> Interviene la tecnologia del trasporto:
Non è detto che oggigiorno dove si produce vi sia una città enorme: i prodotti hanno la caratteristica di poter essere trasportati e concentrati. Con le moderne infrastrutture di trasporto c’è stata una evoluzione che ha portato le industrie di trasformazione in luoghi più strategici.

2) Industria di trasformazione: le materie prime vanno lavorate e trasformate in beni di consumo.
Nascono quindi distretti industriali vicino a una fonte energetica e qui si può davvero sviluppare una grande città se l’ambiente è favorevole.

> Interviene la tecnologia della comunicazione a distanza:
Anche i prodotti lavorati possono essere trasportati a distanza e se domanda e offerta si incontrano grazie alle telecomunicazioni ecco che nascono distretti commerciali con la loro città in cui le industrie pesanti sono state allontanate.

3) Industria commerciale:  specializzata nel vendere beni e servizi ai cittadini ha comunque bisogno che la maggior parte dei cittadini lavori in industrie di produzione o trasformazione, a meno che non offra servizi a altre città.

> Interviene la globalizzazione:
Le città non hanno più bisogno di industrie ma solo di beni e servizi per i propri cittadini.
La globalizzazione però ha bisogno di qualcuno che produca i beni e li trasformi e poi ha bisogno di qualcun altro che li compri.
Sperare di far produrre ai paesi più arretrati i beni che servono ai paesi più evoluti si è rivelato impossibile.
I cittadini devono produrre ricchezza per poter guadagnare quel che serve per comprare altri prodotti.
La deriva di questo sistema presuppone che i compratori non producano nulla, che siano quindi proprietari di fabbriche in cui non lavorano (ma guadagnano) oppure cittadini sovvenzionati per non lavorare.
Ecco che si creano situazioni distorte come i ricchissimi proprietari di multinazionali o interi paesi in cui serve una sovvenzione come il reddito di cittadinanza per mantenere vivo il commercio.
Nel frattempo i paesi che hanno le industrie crescono e si sviluppano perché hanno tutti gli ingredienti necessari allo sviluppo.

4) Poli di ricerca scientifica: si può ipotizzare che in un paese molto sviluppato possano crearsi vere e proprie città anche intorno a poli scientifici o scolastici, a patto che vi siano abbastanza città classiche a supportarli.

Ragionando su questo discorso e riportandolo a un esempio pratico come Taranto e l’acciaieria che da sempre è legata a questa città si capisce come la questione sia molto complessa.
Taranto si sviluppa attorno alla sua acciaieria.
Non si può semplicemente levarla senza sostituirla con un altro tipo di produzione.
E questo vale per moltissime città italiane.
Fortunatamente quasi tutte hanno una industria del turismo potenzialmente molto forte, ma perché possa essere considerata industria vi deve essere produzione di beni turistici (oggi si vive su quanto prodotto in passato che anzi cade a pezzi preda del degrado lentamente) e poi la tutela del paesaggio (altro punto dolente in cui la follia dei governi recenti ha fatto disastri).
Comunque sia il turismo non può sostituire in Italia tutta l’industria manufatturiera.
Puntare sull’industria alimentare OK.
Puntare sull’industria di estrazione non è cosa adatta al nostro territorio.
Abbiamo quindi tre fonti principali a cui attingere per far sopravvivere le nostre città:
1) Turismo
2) Agricoltura
3) Manifattura
Per quanto riguarda invece la produzione di energia e altre materie prime dobbiamo invece sopperire con scelte alternative pensando più che altro al mercato interno.

1) Turismo.
La tutela del territorio, le strutture ricettive, la manutenzione e fruizione delle opere d’arte e la nostra cultura (si fa turismo anche per conoscere una cultura molto ricca e bella) deve essere al centro dell’agenda di governo di questo paese.
Non basta da sola, ma è la base imprescindibile.
Taranto, come tutte le città del sud Italia potrebbe offrire moltissimo e su questo bisogna puntare.

2) Agricoltura (e cultura alimentare).
Questa industria può sia favorire il turismo che creare occasioni di esportazione di prodotti DOC.
Va assolutamente incentivata sul territorio.

3) Manifattura.
Qui c’è moltissimo da fare: la globalizzazione ha fatto danni importanti.
A causa di politiche miopi oggi siamo in concorrenza col resto del mondo perdendo tutto il vantaggio che avevamo.
L’industria pesante fa poi a pugni con l’ambiente e il turismo ed è quindi di difficile gestione.
Certamente si dovrebbe pensare alla sostituzione con una produzione più leggera che esalti l’altissima capacità di lavorazione degli italiani che fortunatamente è riconosciuta in tutto il mondo.
Una realtà come Taranto dovrebbe quindi prepararsi a un periodo di grandi cambiamenti, guidati da una saggia politica, per emanciparsi dall’acciaieria e recuperare sotto il profilo ambientale e turistico.

L’industria pesante.

E’ innegabile che anche questa rappresenta un valore strategico per la nazione, soprattutto per la produzione interna.
Immaginiamo una industria nazionalizzata che ha l’obiettivo della qualità, dell’occupazione e della tutela ambientale.
Tre temi che vanno in direzione opposta a quella del profitto ed è per questo motivo che si parla di industria nazionalizzata.
Per lo Stato poter contare su una propria produzione di acciaio di qualità, ad esempio, è un profitto intrinseco, come lo è l’occupazione di tanti cittadini in attività lavorative che possono mantenere in vita una città ed un intero comparto economico.
Anche la tutela ambientale è un profitto intrinseco: piuttosto che risanare il territorio e curare i cittadini o pagare cassa integrazione e altri bonus, gestire una industri, anche se in perdita, per ottenerne maggiori vantaggi può dare fastidio all’UE certo, ma è indispensabile per il buon governo del paese.
Sviluppo e ricerca.

Gestire una grande industria pone poi sempre nuove sfide tecnologiche:
- come ridurre l’inquinamento?
- come produrre consumando meno energia?
- come migliorare la qualità?
- come aumentare la sicurezza dei lavoratori?

Tutte domande adatte a uno Stato che lavora in funzione dell’ambiente e dei cittadini ed inadatte ad un privato che lavora solo per il profitto.

Cosa succederebbe se accanto ad ogni sito industriale si creasse un polo di ricerca dedicato?
Le università sono l’infrastruttura più adatta a dare risposte a queste domande.
Formiamo ottimi ingegneri per poi vederli andare a lavorare all’estero perché nessuno investe su queste priorità in Italia.
Le università dovrebbero invece servire a dare risposte a queste domande pratiche, siamo tra i più bravi al mondo ma non investiamo nulla nei giovani e nelle loro idee.

L'automazione è una risposta sbagliata:
La tecnologia ha scelto di risolvere il problema delle grandi industrie attraverso l'automazione.
Con l'IA e la robotica si possono creare industrie lontano dalle città, industrie che non hanno bisogno di lavoratori...
Paradossalmente è però questo il grande rischio.
L'industria è la fonte di ricchezza per moltissimi cittadini che poi reinvestono questi soldi in altri beni e servizi.
Certamente oggi sarebbe possibile una grande produzione anche senza operai ma questo obbligherebbe ad adottare meccanismi alternativi di distribuzione della ricchezza.
In pratica per ripristinare la domanda si dovrebbe pagare gente che non lavora... e già oggi è così.
Ovviamente non lo fa il privato che guadagna ma lo Stato, che poi di conseguenza alza le imposte per recuperare i debiti accumulati con queste politiche sociali.
Questo sistema, un po' modificato, potrebbe avere un suo equilibrio, in cui però pochi ricchi detterebbero legge agli Stati, mentre i cittadini diventerebbero sostanzialmente inutili ed eliminabili.
Serve quindi recuperare e mantenere la cultura del lavoro, anche potendo sostituire tutti gli operai, il lavoro nobilita l'uomo e non può essere negato.

Antonietta Basile

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Re:Industria pesante e sviluppo delle città
« Risposta #1 il: Giugno 07, 2022, 04:42:09 pm »
è il concetto a monte ad essere errato. La tecnologia dovrebbe aiutare, agevolare, migliorare l'attività umana; invece, come hai ben detto le grandi industrie pensano a come usare la tecnologia per rimpiazzare, sostituire l'uomo perché più vantaggioso per loro.

BrunoAlessandroBertini

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Re:Industria pesante e sviluppo delle città
« Risposta #2 il: Giugno 08, 2022, 07:08:22 pm »
L'industria privata punterà sempre al profitto, è per questo che serve uno Stato forte con una reale sovranità del popolo.
Ci sono mille difetti e rischi nel far comandare il popolo e imporre rigidi limiti al mercato e alla tecnologia ma l'alternativa non c'è, non funziona. Se monti un volate e i freni a una macchina non è certo per farla andare più veloce.
Il libero mercato vuole solo andare più veloce che sia possibile e poi va regolarmente a schiantarsi.

Antonietta Basile

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Re:Industria pesante e sviluppo delle città
« Risposta #3 il: Giugno 09, 2022, 11:46:05 am »
e qui ti sbagli, perché loro corrono ma a schiantarsi siamo noi.
« Ultima modifica: Giugno 09, 2022, 11:48:21 am da Antonietta Basile »

BrunoAlessandroBertini

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Re:Industria pesante e sviluppo delle città
« Risposta #4 il: Giugno 10, 2022, 08:58:24 pm »
Le persone che comandano il libero mercato ovviamente restano intonse ma il libero mercato, inteso come il catrrozzone economico utilizzato per schiavizzare la gente, va regolarmente in pezzi.
Non glie ne frega nulla di avere dei limiti: preferiscono ricominciare da capo.
Tanto il popolo ci cade sempre.
Questa UE arriverà alla fine del suo ciclo, con o senza la spallata dei sovranisti.
Tutto sta nell'avere la forza di imporre poi una alternativa che non permetta di ripetere tutti gli errori di nuovo.

Antonietta Basile

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Re:Industria pesante e sviluppo delle città
« Risposta #5 il: Giugno 13, 2022, 11:35:33 pm »
Questa UE arriverà alla fine del suo ciclo
Ormai dovrebbe essere evidente che sono disposti a tutto pur di evitarlo, ma se accadesse ciò che dici saremo pronti? Oppure sarà l'ennesimo treno che ci passerà sopra?

BrunoAlessandroBertini

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Re:Industria pesante e sviluppo delle città
« Risposta #6 il: Giugno 21, 2022, 10:03:39 am »
Quando la prima repubblica è finita cosa è accaduto?
E' arrivata la seconda, peggiore della prima.
Temo che l'UE sarà semplicemente sostituita da una versione riveduta e corretta.
Mentre a noi dicono che è meglio non far cadere un governo in momenti di crisi e sospendono il diritto al voto le elite ci mettono poco a far saltare tutto per sistemare eventuali errori commessi.