Autore Topic: Il gioco diabolico della speculazione al ribasso  (Letto 346 volte)

BrunoAlessandroBertini

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Il gioco diabolico della speculazione al ribasso
« il: Novembre 16, 2020, 06:22:45 pm »
Voglio scrivere di uno dei principali problemi economici (ed etici) con cui dobbiamo confrontarci oggi se vogliamo realmente ricercare un mondo sostenibile e virtuoso.
Personalmente lo metto al pari della sovranità monetaria o del rispetto della Costituzione Italiana.
Può sembrare esagerato, ma ricordiamo che quando avevamo la nostra valuta nazionale eravamo soggetti ad attacchi speculativi di persone che guadagnavano sulla nostra disgrazia (cosa poi presa come scusa per imporci un mercato unico).
Inoltre la corruzione e la volontà di scardinare gli equilibri costituzionali nasce anch'essa da questo tipo di gioco al ribasso.
Fintanto che c'è gente che può guadagnare moltissimo dalla distruzione della ricchezza economica saremo sempre vulnerabili a queste derive, in cui un paese e un popolo possono essere sacrificati nella partita del potere globale.
La Costituzione individua nel risparmio la leva economica per il paese, ma lo intende in modo molto differente da quello che immaginiamo.
Non è di fatti l'accumulo di capitale, come in un deposito di Zio Paperone, ma l'investimento in attività lavorative produttive.
Tutto l'impianto Statale, del debito pubblico, delle pensioni, delle garanzie per i cittadini, si basa sull'idea che l'unica forma di risparmio ammissibile per lo stato è investire sul lavoro e sulla produzione di beni e di ricchezza all'interno del proprio territorio.
Non è previsto di tenere soldi in un forziere o fare avanzo primario.
Non avrebbe senso per uno stato sovrano in grado di stampare la quantità necessaria di soldi, anzi, il ragionamento è proprio l'opposto.
Salvaguardando i giusti equilibri si deve investire tutti i soldi possibili in questa forma di risparmio, e se questo avviene tutti gli sforzi dello Stato saranno concordi nel far crescere l'economia, facendo fruttare il proprio risparmio e quello dei cittadini.
Anche i cittadini che investono nelle industrie e nelle altre attività lavorative non potranno far altro che concorrere alla loro prosperità.
Questa è l'idea sana, alla base di una economia sana.
Ma poi qualcuno ha inventato un meccanismo abominevole.
E quel che è peggio è riuscito a renderlo perfettamente legale, ovvero a far accettare agli stati sovrani attività criminali della massima gravità.
Il meccanismo è il seguente: io ti obbligo, e tu ti impegni, ad acquistare un bene al prezzo corrente, non oggi ma tra due, tre anni o più.
Potrebbe non sembrare a prima vista ma è l'opposto di un titolo di stato in cui chi lo vende si impegna a ricomprarlo a un prezzo maggiore.
Nel caso dei titoli di stato abbiamo un venditore che può stampare gli interessi da corrispondere e nel frattempo agire in mille modi per far fruttare quel prestito.
Un titolo di stato serve a redistribuire la ricchezza e contrastare l'erosione dell'inflazione sui piccoli e medi capitali legalmente detenuti dai suoi cittadini.
Contrasta i capitali occulti, quelli mafiosi, creati attraverso attività criminali e quindi non utilizzabili per l'acquisto di titoli pubblici.
Con una giusta inflazione si può così aggredirli per una equa redistribuzione della ricchezza.
Inutile dire che titoli di stato in valuta estera (di cui è impossibile stampare gli interessi), con inflazione bassissima e acquistabili da soggetti non controllabili sono pura follia.
Ma tornando all'oggetto del post c'è di peggio, ovvero la speculazione.
Questo avviene quando un privato vende dei titoli con l'obiettivo di fargli perdere valore.
Immaginiamo un "titolo di stato privato", ovvero emesso da un soggetto che non può stampare la differenza di valore che dovrà corrispondere a chi glie li compra.
L'unico modo che ha per garantire il pagamento degli interessi è far fruttare i soldi prestati, col lavoro, ottenendo un guadagno da condividere poi con gli investitori.
Fino a qui è anche accettabile.
Sia benn chiaro che le cose possono andare male e alla fine ad essere condivise saranno le perdite.
Comunque sia tutti i soggetti coinvolti remeranno dalla stessa parte, cercando di produrre un surplus di ricchezza da condividere.
Ora immaginate che dei titoli siano venduti o acquistati non al loro reale prezzo attuale ma a quello che si prevede possano avere dopo un certo tempo.
Tu ti impegni a comprare 10 uova a 10 euro, non oggi ma tra un anno.
Passa un anno e le uova costano 50 centesimi.
Tu devi comunque comprarle a 10 euro, o peggio le hai già comprate a quella cifra.
Ovviamente poteva accadere il contrario, e se le uova invece di costare 50 centesimi costavano 2 euro l'una ci avresti guadagnato.
Indipendentemente da chi ci guadagna, se il venditore o l'acquirente, si crea l'opportunità di speculare sulle uova.
Il venditore cercherà di far crollare il prezzo delle uova, mentre l'acquirente tenterà di farlo salire.
Non importa se per farlo bisogna corrompere il contadino. distruggere le uova o avvelenare le galline.
L'obiettivo è il guadagno, un guadagno basato sulla perdita speculare di un'altra persona. O peggio di molte altre persone.
Che società può essere qualla in cui il mio risparmio si basa sulla perdita di qualcun altro?
La logica dello Stato dovrebbe basarsi sul lavoro, sulla produzione di ricchezza da condividere.
Una ricchezza che cresce lentamente e va a vantaggio di tutti.
Ovviamente questa ricchezza non piace a chi vuole arricchirsi velocemente sulla pelle degli altri.
L'impostazione dell'UE rispecchia questo modello di competitività estrema, in cui è ammessa se non addirittura favorita la competizione tra gli stati per la creazione di capitali finanziari.
Se lo Stato non rimetterà dei limiti precisi a questa attività sarà difficile invertire la rotta.