È questa la Civiltà?

ANCHE LEONARDO VOLEVA SALVARE VITE
il salvagente di Leonardo

Nel suo significato più ampio, per civiltà, si intende la forma in cui si manifesta la vita materiale, sociale e spirituale di un popolo in un determinato momento. È dunque, anche un concetto relativistico, in relazione all’epoca in cui si definiscono ‘civili’ determinati modi di vivere dell’individuo e della collettività.

Per civiltà ad esempio, si possono intendere le forme di libertà, che si contrappongono alle forme di restrizione delle medesime, il riconoscimento e rispetto della vita individuale e dei popoli, la mancanza della crudeltà nelle punizioni inflitte a chi contravviene la legge democraticamente applicata.

L’abolizione della pena di morte, è forse il massimo grado raggiunto dalla civiltà moderna, ma non in tutti gli stati che si definiscono tali, pertanto la modernità, non ha nulla a che vedere con la civiltà

Aggiungendo la parola società, si ottiene finalmente l’insieme delle relazioni associative, economiche, culturali e sociali intercorrenti nelle società complesse tra i cittadini, che si pongono come una rete interconnessa, ma  distinta e talvolta contrapposta allo Stato, come apparato e alla relativa classe politica. Il significato del termine, ha assunto forme diverse nel corso della storia.

Sono tutte spiegazioni alquanto generiche, inoltre l’ultima frase, fa pensare che ad oggi non c’è una definizione vera e propria del concetto, ma delle indicazioni, una sorta di “linee guida”, semplici spunti da cui farsi la propria opinione.

La dimostrazione la si può riscontrare in riferimento ai quei popoli che non hanno raggiunto un grado di sviluppo moderno e tanti li definiscono incivili per il semplice fatto ad esempio, di vivere ancora a stretto contatto con la natura.

Oggi potremmo consideraci civili, perché viviamo in tempi di sviluppo tecnologico o perché magari abbiamo delle comodità che prima non c’erano ma queste, possono mai definire cosa significa veramente la civiltà?

Per confutare l’assunto, basti pensare alle tante note dolenti,  rappresentate ad esempio, da tutte quelle persone che per un motivo o per l’altro   si trovano marginalizzate nella società.

Sono i cosiddetti invisibili, gli  inascoltati, che cercano di sopravvivere nell’indifferenza generale e che, a causa della crisi economica attuale, generata dalle misure per fronteggiare la pandemia, rischiano di aumentare esponenzialmente.

Oppure le persone in difficoltà, perché non auto sufficienti o per motivi di salute o anziane  che, qualora non abbiano la fortuna di avere qualche parente che li possano aiutare,  si imbatteranno  in una burocrazia assurda al fine di ottenere l’assistenza necessaria.

Ma se la persona è veramente sola cosa accade?

La risposta univoca, è che abbandonata a se stessa. E’ stato sottolineato  proprio perché, si sta bene, solo se si sta sulle proprie gambe! Ovvero non sei nel ‘mare’ in tempesta, dei pericoli, senza avere nessun appiglio a cui aggrapparti, per sopravvivere.

Arriva la quarantena da covid  ad infierire,  privando milioni di cittadini dell’assistenza che avevano e anche adesso, che le misure si sono allentate, le difficoltà persistono drammaticamente.

Si potrebbe obiettare, che è il senso della civiltà ad aver prodotto le associazioni che si occupano del volontariato, sì, è innegabile, ma non possono e non devono sostituirsi alle istituzioni e nonostante l’impegno che ci mettono, è difficile pensare che riescano ad occuparsi di tutti.

Esse vanno bene fino a quando fungono da supporto o da mero affiancamento alle istituzioni, che devono avere sistematicamente la capacità di assolvere ai compiti per cui sono stati creati, ma nel momento in cui sono diventate indispensabili e si sostituiscono a queste ultime, allora esiste un grave problema.

Il volontariato non può, non deve sostituirsi alle istituzioni, ma essere un qualcosa in più. Questa tendenza, nel voler scaricare l’inefficienza, l’inettitudine e l’incompetenza, solo sulle risorse volontarie richieste pressantemente ai cittadini è diventata purtroppo una costante assurda, infatti basta pensare alla rapidità con cui ogni volta che si verifica un grave evento straordinario, è predisposto all’istante un IBAN per raccogliere donazioni.

Cosa significa quell’iban? Che le imposte e le tasse che paghiamo lautamente non sono sufficienti?

Ed ora il nocciolo della questione: cosa c’è di civile in tutto questo? Può un paese, una nazione che arriva a questo, definirsi civile?

Assolutamente no! Tutto ciò è incivile oggettivamente, ma se anche volessimo definirlo civile, allora questa civiltà non la vogliamo più non può piacere e non deve stare bene a tutti.

Un Paese potrà definirsi civile, solo nel momento in cui si occuperà degli ultimi, senza lasciare nessuno indietro, nel momento in cui metterà tutti indistintamente nelle condizioni di compiere quel pieno sviluppo della persona umana che la Costituzione sancisce e di cui oggi più che mai c’è bisogno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *